Certe piccole soddisfazioni abbastanza grandi

foto (11)Ieri alla Biblioteca Itinerante dell’Atap a Pordenone si è tenuta la presentazione di “Racconti in viaggio“, una pubblicazione a cura dell’Atap fatta di 5 racconti frutto di Pordenonescrive, il laboratorio di scrittura creativa di Pordenonelegge.

Sarà stata l’ispirazione del momento, sarà stata la bontà della giuria, sarà stato che fare questi corsi alla fin fine serve… fatto sta che uno dei 5 racconti selezionati è mio!

Inutile dire che mi sento alquanto soddisfatta.

E qualora vorreste leggere l’opera… non vi resta che andare a comprare un biglietto alla biglietteria dell’Atap :).

[Per chi volesse approfondire il tutto è uscito un articolo oggi sul Messaggero Veneto.]

 

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#amministrative2014: riflessioni al volo sul #M5S

[Lo so, questa riflessione l'avranno già fatta altri e io arrivo per ultima, ma...] Quest’anno mi è ricapitato di prendere in mano la normativa sulle elezioni amministrative perché nel paesino dove abito si vota. E così mi è capitato di trovare, sfogliando la guida che la Regione Friuli Venezia Giulia ha messo a disposizione per produrre al meglio le scartoffie per presentare le candidature, che i cittadini degli stati membri dell’Unione Europea non soltanto possono votare, ma possono anche candidarsi consiglieri:

Sono eleggibili alla carica di sindaco e di consigliere comunale gli elettori di un qualsiasi comune della Repubblica che compiono il diciottesimo anno di età non oltre il giorno fissato per la votazione.
I cittadini di uno degli Stati membri dell’Unione europea residenti in un comune della Repubblica possono candidarsi alla carica di consigliere comunale, ma non a quella di sindaco, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 12 aprile 1996, n. 197.

Il Movimento 5 Stelle di Grillo e Casaleggio prevede nel suo regolamento che per potersi iscrivere al Movimento occorra avere la cittadinanza italiana. Occorreva poi essere iscritti al movimento per proporre la propria candidatura alle elezioni europee.

Eppure per legge per candidarsi alle elezioni europee come per candidarsi alle elezioni amministrative, basta avere la cittadinanza di uno dei paesi membri dell’Unione Europea. Altrimenti, tra l’altro, di che Europa stiamo parlando?

Poi, per carità, anche senza avere queste regole antieuropeiste è normalmente difficile vedere candidati non italiani nelle liste, anche locali. Ma certo avere organizzazioni politiche che mirano a diventare maggioritarie dicendo “no, guarda, tu non puoi” quando la legge prevede ben altro mi fa un po’ riflettere.

Perché vale l’eterna litania del “nessuno è perfetto” fino ad un certo punto: qui una regressione culturale viene sancita per regolamento interno. A questo punto cosa ci vanno a fare in Europa? 

P.S.: Se poi qualcuno mi passa i link alle proposte di legge che sono state presentate dal M5S per modificare le leggi elettorali per le amministrative e le europee nel senso della loro idea di candidatura… così per capire se almeno c’è un ragionamento di base coerente in quel che si prestano a fare.

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Kismet: le soap opere turche e le donne arabe

Ieri ho fatto un saltino al festival de Le voci dell’inchiesta. E’ un evento che si svolge ogni anno a Pordenone e ogni anno per un motivo o per l’altro riesco a viverne soltanto sporadici appuntamenti.

Così sono andata a vedermi, un po’ per caso, Kismet, un documentario-inchiesta di Nina Maria Paschalidou sulle serie tv/soap opere turche che stanno avendo un grossissimo successo nei paesi arabi, in Grecia, in Bulgaria.

“Ho capito che le soap turche, popolari soprattutto in Medio Oriente, nei Balcani e Nord Africa, hanno un’influenza unica sulle telespettatrici: le ispirano e le risvegliano”

ha osservato l’autrice del documentario.

Il potere della televisione appare in tutto il suo splendore: ancora può eccome influire le masse, cambiarne i comportamenti, rendere i personaggi di una soap esempi positivi da seguire. Le storie raccontate dalle varie produzioni turche parlano di donne che si ribellano alle violenze, di spose bambine che scappano da matrimoni combinati, di amori tormentati, di mariti perfetti che hanno cura delle loro mogli. E questo produce orizzonti nuovi alle spettatrici, a quanto pare da loro forza e coraggio per prendere la propria vita in mano.

Al Jazeera ha messo su Youtube il video completo. E’ sottotitolato in inglese, per chi fosse curioso. E se poi vogliamo organizzare una proiezione full immersion di soap turche (ma sottotitolate!) per vedere l’effetto che fa… ci sto :).

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#alpiniadunata2014 e #pnsocial in divenire

adunata alpini 2014

Qualche sera fa a Pordenone, sotto la guida di Sergio Maistrello, c’è stato un incontro (il primo) per mettere assieme l’Adunata degli alpini 2014 che quest’anno si terrà a Pordenone, le istituzioni della città, i social network.

Perché come non approfittare di un evento che porterà in città più di 300.000 persone (tutta la provincia di Pordenone ne conta meno!) per costruire un laboratorio basato sui social che possa essere il primo lumicino di un Social Media Team pordenonese #pnsocial per raccontare la città?

A Trieste è stato lanciato in contemporanea con la Barcolana l’hashtag #triestesocial e qualcosa ha prodotto in termini di piccoli gesti per parlare del proprio territorio:  la mole di immagini e tweet in rete collegate da uno stesso hashtag è riuscita nei mesi a diventare veramente consistente.

L’idea è quindi allora di provare a usare #alpiniadunata2014 per parlare di #pordenone e approfittarne per mettere assieme informazioni logistiche specifiche, curiosità su quel che accade, fotografie su come si trasforma la città.

E’ un piccolo sforzo per fare esercizio e mettersi in gioco per raccontare delle cose, scegliendo magari quelle più in sintonia con le proprie corde (perché al di là della simpatia che si possa avere o meno per l’esercito italiano questo è pur sempre un evento che produce qualche effetto, per qualche giorno, sulle nostre vite, sulla mobilità, sulle economie dei bar, magari sui propri rapporti famigliari, coi bambini a casa da scuola.).

Io non so bene a cosa possa servire poi alla fine davvero. Ma certo un poco deve aiutare per forza a ricucire. Perché l’effetto che poi alla fine fa vedere un racconto che cresce, fatto a più voci, sviluppa almeno un briciolo d’appartenenza per forza e rivela attraverso gli occhi dell’altro quel modo di vedere le cose che a noi magari era sfuggito.

E prendere parte a un gruppo in questo modo aiuta poi a cercare di approfondire, lasciarsi incuriosire, fare un passo in più verso le tante cose che altrimenti si erano magari perse di vista.

Un po’ com’è successo con #pppcasarsa, dove alla fine di Pier Paolo Pasolini e del suo periodo casarsese ci si è impegnati tutti a capirne un po’ di più per poterne parlare al nostro meglio!

Sarà poi una mia deformazione, ma a me viene comunque spontaneo che se c’è una cosa che mi pare interessante la racconto. Perché sarà una cosa di poco conto, ma quando qualcuno poi mi dice “ho saputo quella cosa grazie a te che l’hai messa su Facebook” mi sento un po’ una Gazzetta di paese dei tempi moderni e un minimo minimo utile, attraverso un agire che non mi costa niente, mi sento.

Per chi vuole ricevere qualche informazione in più c’è un file compilabile online.

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L’incredibile viaggio del #fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea

IMG_7872Cosa succede ad una favola quando incontra il mondo vero?

Si fa raccontare, nonostante tutto. E’ quello che un po’ succede con questo “L’incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio Ikea” di Romain Puértolas (Einaudi Editore), scrittore francese, che con questo suo primo romanzo ci fa venir voglia di dire “Ma che bello schifo questo sistema, in questo pezzo di mondo”.

Perché nelle favole la fantasia è sempre tanta da far pensare che no, il drago non può farcela, i cattivi avranno la peggio perché sono troppo inverosimili per vincere.

Invece qui i cattivi sono reali, esistono, sono accordi internazionali, guerre vere, respingimenti in mare, annegamenti, rimpatri forzati, tutte cose che hanno poco a che fare con le favole e tanto a che fare con la cronaca di tutti i giorni.

Certo, qui abbiamo a che fare con un fachiro indiano, con un taxi gitano, con la presa di coscienza che ci si può

“innamorare a quarant’anni di uno sconosciuto incontrato al ristorante dell’Ikea. Forse non era molto sensato, ma era così bello!”

Qui abbiamo a che fare con incontri di ogni tipo, con attrici benefattrici, con elettrochoc subiti dal cuore di un protagonista fachiro che cresce, cambia, capitolo dopo capitolo, come in una favola come si deve, dentro a un mondo fatto d’ostacoli che riesce a raggirare.

Ma ci sono anche le motovedette nel Mediterraneo, ci sono i responsabili dell’immigrazione, c’è Lampedusa, la Libia.

E così noi lettori, per molte pagine inconsapevoli di quel che andiamo a fare, inseguiamo questi personaggi a cui auguriamo per forza un lieto fine e nel frattempo voliamo, navighiamo, un poco alla volta ci arrabbiamo e ci sentiamo per forza un po’ colpevoli per un Wiraj che non riesce ad arrivare nel Regno Unito, per un fachiro ostacolato lungo la strada per raggiungere il suo grande amore, per un ragazzo che muore in mare.

Ci sentiamo un po’ colpevoli perché ecco, questa è una favola che avrebbe avuto forse meno problemi se nel nostro mondo reale, abituato a trattare l’immigrazione addirittura come un reato (quando riguarda l’altro), non avessimo perso di vista l’umanità.

E pensandoci bene non so se è una storia che ha avuto grande successo in Francia per il messaggio che trasmette o per i sensi di colpa che si ripuliscono vedendo poi alla fine come si mettono le cose, ma mi piace pensare che forse sia perché in fondo noi vorremmo davvero che le cose andassero così, a braccetto con un finale che in qualche modo ci vuole dire che dove il cuore vuole andare il cuore va.

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