Bortolotti se l’è cercata…
Non ha voluto pagare una multa e adesso potrebbe pagare la sua carica da sindaco. L’amministratore leghista più discusso della provincia (sue le prime ordinanze contro il velo, sostenitore dell’idea che gli stranieri residenti ad Azzano X possono starci solo se ricchi, sua l’idea dei ristoranti etnici con menù italiano… per parlare solo delle scelte più clamorose) potrebbe aver commesso un passo falso. O forse vuol solo far parlare di sè dopo la mancata elezione in parlamento europeo?
Ecco la notizia riportata su Il Gazzettino di oggi:
“Venerdì 10 Luglio 2009, Azzano Decimo
La legge non ammette ignoranza, ma pretende “rispetto”. È quanto emerso ieri dalla sentenza con la quale il Tribunale di Pordenone – giudici Enrico Manzon, Antonella Dragotto e Francesco Saverio Moscato – ha ritenuto Enzo Bortolotti incompatibile con la carica di sindaco di Azzano Decimo. Il motivo? Aveva presentato ricorso al giudice di pace contro una multa che gli era stata comminata dalla Polizia municipale di Azzano. Secondo i giudici tale scelta di Bortolotti, forse consigliato male (ieri ad assisterlo non c’era un legale, ma il segretario comunale Paolo Maniago), avrebbe innescato la causa di incompatibilità. Si era infatti “dimenticato” della legge che regola la materia elettorale (267 del 2000) secondo la quale “Non può ricoprire la carica di sindaco, presidente della provincia, consigliere provinciale o circoscrizionale chi abbia una lite pendente con l’ente nel quale è stato eletto”. Un errore che non è sfuggito a Paolo Panontin, avvocato, nonché candidato sindaco per tre Liste civiche alle ultime amministrative. Panontin conosce bene la legge. Ha così subito compreso i motivi per i quali Bortolotti non poteva più fare il sindaco ad Azzano Decimo. Ha preso carta e penna e, da cittadino elettore, si è rivolto al Tribunale di Pordenone, evidenziando i motivi di incompatibilità di Bortolotti da quando, il 6 novembre 2008, il sindaco ha depositato il ricorso contro la multa che gli era stata notificata a maggio. A quel punto l’avversario di Bortolotti è diventato il Comune di Azzano, che a marzo 2009 si è regolarmente costituito. A quel punto la “frittata” era fatta e a Panontin non è rimasto altro che servirla.
La decisione dei giudici non determina l’immediata “decadenza da sindaco” di Bortolotti, ma avvia un procedimento che non potrà essere fermato che da una sentenza di tenore contrario. Al primo cittadino azzanese non resta che la strada del ricorso in appello. Se anche i giudici di secondo grado dovessero confermare i motivi di incompatibilità, a Bortolotti non resterebbe che il ricorso per Cassazione. Solo allora, se nuovamente ritenuto incompatibile, decadrebbe dalla carica di sindaco. In questo caso il percorso non segue i tempi dei giudizi penali, ma quelli della giustizia amministrativa – elettorale. Tra dieci giorni saranno pronte le motivazioni della sentenza di primo grado. Bortolotti, che ha già chiesto aiuto all’avvocato Maurizio Paniz (il legale che ha ottenuto giustizia per l’ingegnere di Corva accusato d’essere Unabomber), avrà poi venti giorni per preparare l’Appello. Ragionevolmente tra settembre e ottobre ci sarà la sentenza di secondo grado. L’eventuale ricorso per Cassazione potrebbe invece andare a definizione, sempre se l’incompatibilità sarà confermata, nella primavera del 2010 quando l’eventuale incompatibilità di Bortolotti con la carica di sindaco sarebbe certa.”
Roberto Ortolan
Add comment Luglio 10 , 2009
Ho visto
Ho visto un uomo che camminava abbacchiato con una vecchia bicicletta scassata. Sulla bicicletta c’era un cartello. Vendesi.
Ho sentito le signore in bus dire che i propri mariti potrebbero anche smettere di fumare. Che c’è la crisi.
Ho vissuto molta meno coda al supermercato vicino casa in questi giorni. Il discount dall’altra parte ha il parcheggio sempre pieno.
Ci sono i saldi. Ma per la prima volta non si nota.
6 comments Luglio 9 , 2009
Facebook e le cose serie
Su Facebook ci si trova di tutto. Quelli che amano il cioccolato, il test d’inglese stupido, i fans di ogni sorta di personaggio reale o immaginario.
Ci sono le storie dell’Italia reale. Per questo ci ho trovato anche la pagina dei Dipendenti della Luvata di San Vito al Tagliamento. Si, proprio quelli che il 22 luglio si vedranno licenziati, con la fabbrica che chiude perchè l’ennesima multinazionale se ne va.
Hanno scritto al presidente della Luvata per chiedergli di sbrigarsi. Forse se venisse a vedere coi suoi occhi che cosa significano quei 149 posti di lavoro, quale fisicità esprimono, quale territorio, quale professionalità, allora forse non li metterebbe fuori dalla porta con così tanta facilità.
Ma forse l’Italia è per il mondo esterno ancora quel miscuglio di pizza, mafia, spaghetti e nulla più. Perfino la moglie di Obama oggi ha dichiarato di voler tornare in Italia per insegnare meglio alle figlie che questo paese non è solo pizza. Dietro ai numeri, da fuori, ci sono solo contratti di manodopera da sfruttare. Un po’ come succede più ad est, dove hanno cominciato a delocalizzare le aziende di qui ancora qualche anno fa: conosciamo forse le storie e le sorti di quei lavoratori? No, non le conosciamo. E forse in testa abbiamo anche noi qualche stereotipo su di loro, a nostra volta, secondo una catena che pare non volersi spezzare.
Eppure dietro i contratti nostri e i contratti loro, ci sono vite, famiglie, relazioni, problemi, ricadute pesanti delle scelte altrui sulla sorte di tante vite.
L’Italia del nord est in quest’ultimo decennio è stata la storia frammentata di comunità che si sono sfaldate dietro al bisogno di tutelare sè stessi, i propri successi, il proprio benessere. Dietro la paura dell’altro, fosse pure lo stesso vicino di casa da trent’anni. Ecco, questo è il tempo di ricucire, riunire, ascoltare. Farsi orecchie per ascoltare le storie altrui, farsi braccia per dare una mano. Perchè se una cosa ce la può insegnare questa crisi è che oggi tocca a te, ma domani potrebbe capitare a me. E una comunità ferita non si risolleva se non trova una forza collettiva per sostenersi e rimettersi in piedi, condurre le lotte necessarie e, ancora una volta, ricominciare. Magari fermandosi a pensare verso che direzione andare per non farsi fregare un’altra volta.
1 comment Luglio 8 , 2009





