Archive for aprile, 2008
Il mio 25 aprile
Il mio 25 aprile è stato levataccia e pioggia e poi treno fino a Monfalcone. Discorsi, corteo, discorsi, volti, musica, bambini, giovani, anziani, partigiani…
E poi insaspettatamente è stato anche ritorno a Pordenone e la scelta di andare poi a piedi senza aspettare l’autobus. Così ho beccato piazza Cavour coi suoi Grillini. Che destino!
Ultimamanete ricerco il confronto e così è stato anche in questo caso avendo incontrato lì prima un caro amico e poi un nuovo conoscente, e la discussione è cominciata e quasi non finiva più. E siccome credo nel compromesso e nel bisogno di venirci incontro contro ogni mia mai possibile aspettativa una proposta di referendum (una) l’ho firmata, quella sulla legge Gasparri.
Premiando così la più bella chiaccherata dell’anno.
Password e tastiera
Nel mio passato non troppo lontano mi sono mescolata nel magico mondo della sicurezza informatica. E in un libro che ho spulciato in quel periodo, veramente affascinante per me che mi avvicinavo per la prima volta alle tematiche degli attacchi informatici, ci ho trovato un’osservazione interessante che lega password e tastiera.
Il libro in questione è Silence on the Wire di Michal Zalewski.
Ebbene, in questi giorni, guidata un po’ dalle notizie dei media sul furto delle password mi sono ricordata di alcune pagine di questo libro dove si osserva come dal grado in cui sono consumati i tasti si può capire quali presumibilmente sono relativi a caratteri contenuti nella password…
Così ho dato un occhio alla mia tastiera e devo dire che c’è proprio del vero in quanto scritto!! (soprattutto tenendo conto di quante volte al giorno mi trovo ad utilizzare la stessa password per l’amministrazione dei sistemi!!) Nonostante io la cambi spesso inevitabilmente ricorro a combinazioni che mi suonano famigliari. E quindi ci sono lettere che non introduco mai nella combinazione della mia password. Il risultato è che nella mia tastiera sono del tutto linde e pulite!!!
Come ad esempio il tastierino numerico: non riesco ancora a trovare una ragione per la quale impegnarmi ad utilizzarlo…
Riflessioni sparse e veloci…
Venerdì 25 aprile si celebra la festa della Liberazione. Credo che mai come quest’anno sarebbe bello raccogliersi attorno alla memoria di come l’Italia si è creata. Per ripartire dallo Stato e dalla sua Costituzione, che quest’anno compie 60 anni.
Purtroppo temo per lo Stato e temo per la nostra Costituzione.
Tempo per l’azienda dove lavoro, temo per il lavoro.
E forse per questo vorrei si facessero piazze dove ognuno si sentisse libero di leggere l’articolo della Costituzione che più preferisce.
E non come vuole celebrare qualcuno attaccando l’ordine dei giornalisti piuttosto che il finanziamento pubblico ai giornali.
Facile populismo! Non esistono ordini forse più pericolosi e dannosi alla democrazia del nostro Paese? E non esistono forse finanziamenti pubblici più nocivi? Fondi che per anni hanno drogato la concorrenza in Italia in diversi settori, a partire dall’agricoltura?
Eppure c’è gente che ci sta dentro questa logica strana per cui la stampa va lasciata al libero mercato, nonostante quella di qualità sia spesso così piccola e delicata da dover essere trattata con cura costante. Certo non sono i soldi dello Stato Italiano che tengono in piedi riviste come Carta, ma credo che certo aiutino. E la storia del Manifesto? Proprio non posso capire. Abolire un principio è ben diverso che modificare una legge. Questo è il problema.
Sta sera
Sta sera i Trabant al Deposito Giordani. Ma nessuna compagnia
e quindi chissà.
Intanto ascolto a sprazzi l’Assemblea di Firenze… ma non si vede quanta gente c’è veramente. E i discorsi? Sono sempre quelli. Parole come cioccolatini ripieni. Troppi fanno indigestione senza poi neanche far troppo bene al cuore…
Ci voleva pure la diatriba interna…
In questi giorni, più di altri, ho preso in mano Liberazione. L’ho fatto a livello virtuale, perchè a livello fisico (ossia compiere il gesto di entrare in edicola e chiedere se per caso c’è) mi ha sempre dato fastidio. [Odio rovinarmi la giornata di prima mattina affrontando gli edicolanti! Ma dove saranno mai finiti i bravi commercianti di un tempo, che tratenevano i giudizi sui gusti dei clienti fino all'uscita, almeno, degli stessi?]
Comunque certo è che vogliono far fuori Giordano. La mia previsione sulla nave e i topi era proprio proprio esatta. Fossero i giovani che fan insurrezione la farei anch’io, doverosamente, con loro. Invece così non è.
Il grande dramma dell’uscita della Sinistra al Parlamento si può descrivere verso l’esterno con tutte le ragioni di cui i giornali, tv e internet già parlano. Ma credo che il dramma peggiore, perchè non razionalizzabile, fatto di uomini e persone non semplificabili in un unico elemento, sia dato dalla perdita inaspettata di ruoli.
Vediamola nel piccolo: nella mia provincia non è stato eletto alle Regionali l’ex segretario della Cgil. Stava con noi nella Lista della Sinistra Arcobaleno ed è colui che ha ottenuto all’interno della lista il maggior numero di preferenze. Per candidarsi ha dovuto dimettersi dal suo ruolo. Chissà, visti i regolamenti strani che vigono dentro i sindacati forse avrà modo di riprenderselo. Ma intanto io me lo sono visto con la testa tra le mani a dirsi “E ora che faccio, io?”, mentre noi ci si consolava coi pasticcini.
Immaginate questa cosa ingrandita, espansa. Così devono sentirsi tutti i nostri ex parlamentari che speravano in elezioni date per scontate. Così devono essersi sentiti i dirigenti nazionali.
E per non subire il disastro di un giudizio, per non far parte degli elementi di critica, per non assumersi le loro responsabilità… Si sono vestiti da critica. Hanno riassunto un ruolo.
Tutti contro il povero Giordano… Ma come? Proprio da arguti uomini e donne della politica stanno usando l’unico elemento della comunicazione di loro conoscenza: l’individuazione del capro espiatorio.
Così, tanto per rimarcare differenze, correnti, ricreare maggioranze nuove, eliminare chi non accetta di stare dalla loro parte e prendersi così tutti i pochi posti rimasti vuoti. Banali.
E poi mi si chiede se sono per lo scioglimento o meno di Rifondazione? Non è questo certamente l’oggetto del contendere. Ho studiato tanti anni per sapere che dal punto A al punto B ci si può arrivare in tanti modi, ma si può descrivere dentro una funzione il percorso fatto. Qui non c’è ragionamento che tenga, non c’è analisi dei problemi reali, non c’è attenzione alle ripercussioni che questo atteggiamento comporterà nei territori.
Io la capisco la gente che vota Lega, proprio perchè stò dentro RIfondazione. Dove le periferie dell’impero, che tradizionalmente contano poco per numero di voti e consensi, sono non esistenze e si devono sempre e comunque adattare alla schematizzazione del reale definito a Roma, secondo una curva che non passa mai di qui neanche a volerla semplificare all’inverosimile.
Forse questo centra poco. Ma certo centra, perchè poi i congressi si faranno anche qui. E un leader è un leader sia che vince sia che perde, farlo dimettere permette un’unica soluzione, la sua sostituzione al comitato politico nazionale di questo fine settimana. Così soltanto si può fare un congresso decente in una situazione indecente. Ma nessuno oltre al povero Giordano è legittimato a svolgere questo ruolo, che che ne voglia Ferrero e il fascino che attira sulle donne.
Purtroppo però chi mai leggerà queste mie parole? Chi mai le porterà al caro Giordano? Un uomo che merita assoluto rispetto, perchè si è prestato ad arrivare fino a qui e la strada era una corsa ad ostacoli, dove il più grosso è ora.
E adesso?
Adesso prenderei carta e penna in mano, costruirei grafici e comporrei domande, scenderei per le strade e parlerei coi passanti, inventerei strumenti di lettura del presente che magari son stati inventati già 100 anni fa, ma non sono arrivati, si sono smarriti…
Ricominciare da capo credo sia questo. E non spetta ad altri che alle generazioni più giovani, quelle che non hanno vissuto nè il terrorismo, nè il ’68.
I topi e la nave…
Dopo tutto, anche la regione se ne va. E adesso dalla nave cominceranno un poco alla volta a scappare i topi. Ma il paragone con la nave finisce qui. Perchè le navi affondano e i capitani coraggiosi con loro. E muoiono.
Qui però non ci sono relitti da cercare in fondo al mare, nè capitani da ricordare. Qui ci stanno 3 o quattro elementi fondamentali da tenere stretti, con i quali tirarsi su le maniche e andare avanti. CI sono cieli da guardare e libri da leggere e sentimenti da uilizzare come strumenti preziosi con cui guidare la costruzione, l’invenzione di un modo di stare a sinistra. Di una Sinistra.
C’è la coerenza prima di tutto. E l’onesta intellettuale. Ed elementi come questi servono a fissare i primi paletti. Quelli che delimitano almeno un lato della Casa.
Forse va bene così.
p.s. Sembra, mentre mancano pochi seggi per risultati più definitivi, che il nuovo consiglio regionale del friuli venezia giulia avrà solo due donne in consiglio… Non c’è solo una sinistra da ricostruire. Ma il piacere di vivere e far parte di questa società…
Votato!
E anche questa è fatta, operazione lieve e veloce. Con la dovuta coscienza ho votato.
E poi che arrivi resto martedì! Cambierà qualcosa? Cambierà qualche modalità d’essere al governo, ma nient’altro cambierà: chiunque vinca avrà solo da tener sotto controllo l’inflazione e gli italianibravagente torneranno a starsene buoni e tranquilli. Quelli che han sollevato la storia del non voto proseguiranno come prima e presumibilmente non muoveranno un dito per le elezioni a venire (le prossime sono le europee nel 2009… e un po’ di provinciali) e il senso vero di essere cittadini e cittadine d’Italia non si infilerà molto di più dentro la gente, dentro i diciottenni di domani, sempre che non ci si renda conto che si tratta di una responsabilità individuale di tutti e tutte.
La responsabilità di conoscere e di sapere, di informare e di informarsi.
Di inventare.
Di provarci.

