Ci voleva pure la diatriba interna…

Aprile 18 , 2008

In questi giorni, più di altri, ho preso in mano Liberazione. L’ho fatto a livello virtuale, perchè a livello fisico (ossia compiere il gesto di entrare in edicola e chiedere se per caso c’è) mi ha sempre dato fastidio. [Odio rovinarmi la giornata di prima mattina affrontando gli edicolanti! Ma dove saranno mai finiti i bravi commercianti di un tempo, che tratenevano i giudizi sui gusti dei clienti fino all'uscita, almeno, degli stessi?]

Comunque certo è che vogliono far fuori Giordano. La mia previsione sulla nave e i topi era proprio proprio esatta. Fossero i giovani che fan insurrezione la farei anch’io, doverosamente, con loro. Invece così non è.

Il grande dramma dell’uscita della Sinistra al Parlamento si può descrivere verso l’esterno con tutte le ragioni di cui i giornali, tv e internet già parlano. Ma credo che il dramma peggiore, perchè non razionalizzabile, fatto di uomini e persone non semplificabili in un unico elemento, sia dato dalla perdita inaspettata di ruoli.

Vediamola nel piccolo: nella mia provincia non è stato eletto alle Regionali l’ex segretario della Cgil. Stava con noi nella Lista della Sinistra Arcobaleno ed è colui che ha ottenuto all’interno della lista il maggior numero di preferenze. Per candidarsi ha dovuto dimettersi dal suo ruolo. Chissà, visti i regolamenti strani che vigono dentro i sindacati forse avrà modo di riprenderselo. Ma intanto io me lo sono visto con la testa tra le mani a dirsi “E ora che faccio, io?”, mentre noi ci si consolava coi pasticcini.

Immaginate questa cosa ingrandita, espansa. Così devono sentirsi tutti i nostri ex parlamentari che speravano in elezioni date per scontate. Così devono essersi sentiti i dirigenti nazionali.

E per non subire il disastro di un giudizio, per non far parte degli elementi di critica, per non assumersi le loro responsabilità… Si sono vestiti da critica. Hanno riassunto un ruolo.

Tutti contro il povero Giordano… Ma come? Proprio da arguti uomini e donne della politica stanno usando l’unico elemento della comunicazione di loro conoscenza: l’individuazione del capro espiatorio.

Così, tanto per rimarcare differenze, correnti, ricreare maggioranze nuove, eliminare chi non accetta di stare dalla loro parte e prendersi così tutti i pochi posti rimasti vuoti. Banali.

E poi mi si chiede se sono per lo scioglimento o meno di Rifondazione? Non è questo certamente l’oggetto del contendere. Ho studiato tanti anni per sapere che dal punto A al punto B ci si può arrivare in tanti modi, ma si può descrivere dentro una funzione il percorso fatto. Qui non c’è ragionamento che tenga, non c’è analisi dei problemi reali, non c’è attenzione alle ripercussioni che questo atteggiamento comporterà nei territori.

Io la capisco la gente che vota Lega, proprio perchè stò dentro RIfondazione. Dove le periferie dell’impero, che tradizionalmente contano poco per numero di voti e consensi, sono non esistenze e si devono sempre e comunque adattare alla schematizzazione del reale definito a Roma, secondo una curva che non passa mai di qui neanche a volerla semplificare all’inverosimile.

Forse questo centra poco. Ma certo centra, perchè poi i congressi si faranno anche qui. E un leader è un leader sia che vince sia che perde, farlo dimettere permette un’unica soluzione, la sua sostituzione al comitato politico nazionale di questo fine settimana. Così soltanto si può fare un congresso decente in una situazione indecente. Ma nessuno oltre al povero Giordano è legittimato a svolgere questo ruolo, che che ne voglia Ferrero e il fascino che attira sulle donne.

Purtroppo però chi mai leggerà queste mie parole? Chi mai le porterà al caro Giordano? Un uomo che merita assoluto rispetto, perchè si è prestato ad arrivare fino a qui e la strada era una corsa ad ostacoli, dove il più grosso è ora.

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