Archive for maggio, 2008

Un’altra volta…

…un altra volta il Friuli finisce sui giornali.

Un altro, l’ennesimo, incidente sul lavoro. Eccolo adesso lo raccontano anche per radio. Quella famosa mescolanza di rabbia mista a dolore, mista a vergogna mi prende ogni volta che si nominano i paesi del nostro Friuli. Ogni volta, ogni volta è una nota di dolore e disgrazia che trasporta il Friuli in Italia.

Essere una delle regioni col più alto tasso di incidenti sul lavoro nonostante le dimensioni tanto piccole mi fa un po’ pensare… Forse se sapessimo parlare un po’ di più, se sapessimo essere un po’ più al centro, e non pura periferia, forse qualcuno si accorgerebbe che le scarpe antinfortunistiche sarebbe il caso di usarle e farle usare e che quell’antico orgoglio da “gran lavoratori” forse non fa tanto bene tenerlo acceso così, fino a spegnere la vita.

Perchè c’è qualcuno comunque, a Napoli come a Udine, a Monfalcone come a Torino che sui gran lavoratori altro non fa che profitto e se tocca un comunicato stampa di cordoglio.

maggio 28 , 2008 at 2:47 pm Lascia un commento

Un libro, oggi

L’incontro di oggi avviene per caso, quasi in fuga da mondi che non sopporto facilmente, alla ricerca di qualcosa che ancora non c’è. Si chiama Enrico, ha 24 anni e ha appena pubblicato un libro. Non un romanzo, non una storia d’amore, non una tragedia splatter, non una paranoia esistenziale. Non una cosa di 40 pagine in carattere 18… ma 300 e più pagine dal titolo pesante “Il male che non scompare: storia e conseguenze dell’uso dell’amainto nell’italia contemporanea” (Il ramo d’oro editore).

E poi qualcuno dice che i giovani sono vuoti.

Così che mi ero ripromessa di non spendere troppo in carta questo mese e mi ritrovo con un nuovo libro tra le mani che spero un giorno prossimo vicino di riuscire a far presentare anche a Pordenone. Sempre che qualcuno abbia un po’ di voglia coi tempi che corrono di provarci un pochettino a fare qualcosa. A creare un insieme. Nuovo.

maggio 25 , 2008 at 4:43 pm Lascia un commento

Pordenone…

Quello spazio illuminato, distante, dieci anni fa era un’altra cosa. Piazza XX Settembre dieci anni fa era un’altra cosa. E non avevo macchine fotografiche per fermare cos’era, per me, che arrivavo in “città” da fuori, raramente, il sabato pomeriggio, con gioia e ammirazione. Che strano abitare ora questi spazi in un altro modo…

maggio 11 , 2008 at 6:16 pm 2 commenti

La conoscenza rende…

… non saprei dire cosa potrebbe renderci la conoscenza. Più liberi? Forse meno soggetti alla “paura di avere paura” (come disse in tempi meno sospetti Jack Folla dalla penna forte di Cugia).

Leggo ora questa notizia ANSA http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2008-05-09_109210018.html . E non posso fare a meno di rammaricarmi. Chi sono qui i veri malviventi? Coloro che sfruttano l’ingenuità della gente o coloro che usano degli strumenti (in questo caso quelli informatici) senza le dovute dosi di cautela?

E’ più colpevole chi buca il server di una banca o la banca stessa, che non lo protegge accuratamente? E’ più colpevole chi raggiunge una cartella contenente informazioni preziose o chi non investe un euro in sicurezza informatica e in formazione del proprio personale?

Trovo grottesco che in un Paese dove Sicurezza e Legalità hanno dominato la campagna elettorale non si sia fatta un’analisi sincera su come si declinano oggi queste parole all’interno della nostra società. La ricerca della Verità non interessa più a nessuno… ?

maggio 9 , 2008 at 3:13 pm Lascia un commento

Le parole che non parlano

Ci sono parole che non parlano. Che non comunicano. Che hanno forse mittente, ma non trovano destinatario. Che puoi pronunciare ad alta voce, scaricare nelle piazze, dipingere sui muri, riportare sui giornali. Ma non arrivano da nessuna parte, o non arrivano ai soggetti prescelti.

Credo che a partire da qui si può ricominciare per parlare un poco meglio di sinistra.

Qualche sera fa ho cercato di dire queste cose ai compagni in procinto di mettere in piedi un nuovo grande partito comunista di massa operaio…

Mi è stato detto di leggermi il Manifesto del Partito Comunista, come se non lo avessi fatto a 14 anni, per spiegare ai giovani che cosa vuol dire lotta di classe.

Se per avere una lotta serve una classe significa identificare degli individui che si riconoscono in essa. Ossia avere una coscienza di classe. Ma queste parole non parlano dell’uomo del ventunesimo secolo. Possibile che la pigrizia intellettuale di una certa parte della sinistra non abbia saputo produrre altro? Non abbia saputo ricercare nuove forme per l’interpretazione del presente?

Possibile che mentre l’appassionato di fotografia che si guadagna il pane lavorando in un call center se gli chiedi che fa ti risponde il fotografo ci sia un mondo politico ripiegato in se stesso?

Eppure certi sessant’enni e cinquant’enni sono essi stessi vittima della realtà corrente, ma non se ne rendono conto! Interpretano il presente sulla base della propria storia individuale (che fu forse collettiva) e la rilanciano all’esterno… ma a partire da se stessi.

L’uomo che fu massa è oggi individuo, fatto di pancia, testa e cuore. Fatto di sogni personali, aspirazioni e volontà sue.

Negarle o definirle effetto del Nano significa negare quello che è il mondo occidentale odierno, mi sa, pensare che sia una legislatura a fare una persona e non una cultura, un percorso, una raccolta di storie fatte di lingue diverse e paesi vicini e lontani…[to be continued]

maggio 5 , 2008 at 4:27 pm 2 commenti


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