Archive for agosto 4 , 2008

La Russa stressa

I militari calano nelle città e La Russa non poteva mancare l’occasione di pavoneggiarsi un po’.

Io che non sono né ex sessantottina né delinquente, oh egregio ministro (chissà che si pavoneggi senza bisogno di altre uscite- dalle casse dello Stato…) ho qualche dubbio sul senso della sua iniziativa. I militari nelle città hanno un valore simbolico e storico non indifferente per il nostro Paese e per i cittadini di tanti altrove che lo abitano, lo visitano, lo osservano.

Se poi col suo sentenziare vuole abbassare la guardia del senso critico di chi vive la nostra Italia, beh, credo che nonostante le interviste fatte girare per radio (e chissà quelle delle tv: ma com’è possibile che nessuno abbia dissentito?) ci sia ancora tanto da fare per render di gomma il nostro paese.

agosto 4 , 2008 at 3:30 pm 1 commento

Nati in Italia

Nelle ultime domeniche mi è capitato di vedere “Nati in Italia”, una trasmissione di Rai2, verso mezzogiorno: storie di un’Italia del Nord che fu, storie di immigrazione dal Sud a Torino e Milano, storie di città che si trasformano.

Qualche cosa di questa trasmissione mi ha fermato un momento. In particolare riportavano nella puntata di ieri una vecchia intervista degli anni ’60 a un imprenditore milanese (dall’italiano stentatissimo) che raccontava di come gli uomini del Sud arrivavano a chiedergli lavoro senza saper far niente, ma pieni di buona volontà, capaci di imparare in breve tutto quello che c’era da sapere su macchine e macchinari fino a poco tempo prima misteriosi per loro.

Guardando queste scene mi è venuto in mente di come oggi le offerte di lavoro siano invece addobbate da requisiti d’ogni genere: quasi fosse dato per scontato che qualsiasi profilo che richiedi è già disponibile sul mercato. Se da un lato questo è sintomo della scarsa volontà di investire in formazione da parte delle aziende (e questo vale a qualsiasi livello d’impresa) dall’altro però mi viene da pensare che il paese Italia è fermo da un po’ e questo pretende alle imprese di richiedere profili già esistenti.

Quasi non ci fosse più nulla di sostanziale da inventare e sperimentare, ma solo meri dettagli, come se anche le forme organizzative del lavoro si fossero cementificate e a nulla è valsa la tanto decantata mobilità precaria nell’immobilismo del mondo dell’impresa.

Come se niente si potesse più mettere in discussione, come se niente potesse essere rivisto a partire dal riprendere in mano le basi, passo a passo, delle cose. Eppure la meraviglia di scoprire qualcosa, magari già nota al mondo, ma non allo scopritore, è spesso trampolino d’entusiasmo per lanciarsi verso scoperte altre, cose altre, sempre, per forza, in prospettiva diversa dal proprio predecessore.

E’ veramente solo perdite e sacrificio offire opportunità?

agosto 4 , 2008 at 1:21 pm Lascia un commento


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