Archive for dicembre, 2008
5 colpi di pistola
E’ una notizia di ieri, ma dato che oggi è l’ultimo giorno dell’anno…
5 colpi di pistola sulla macchina di una giornalista, l’auto parcheggiata sotto casa. C’è Saviano che fa sempre notizia, ma ci sono tanti altri giornalisti che si sbattono rischiando. Anche questi meritano solidarietà, appoggio, eco.
Così finisce l’anno 2008 e allora questo vuole essere uno dei tanti propositi dell’anno nuovo.
Social Style
Eh beh, allora sta social card l’han fatta sul serio! Attenzione attenzione, occorre affrettarsi dice l’ANSA. Se entro il 31 dicembre non si fa domanda si perdono ben 120 euro: 40 per ottobre, 40 per novembre, 40 per dicembre. A pensarci bene con 40 euro al mese è vero che non mangi, ma ci paghi le bollette.
Ma allora perchè non agevolare quelle fasce in difficoltà (sempre in ogni caso in difficoltà! Perchè bene o male in qualche modo si arabattano per mangiare quelle donne sole e con la pensione minima che magari hanno l’orto, ma per quelle cose necessarie e non barattabili come la luce e l’acqua?) fornendo ciò che dovrebbe essere compito dello Stato, ossia i servizi?
Questione di scelte. Questione di stile. E’ più importante non far perdere la propensione alla spesa piuttosto che aiutare la giusta spesa. E’ più importante fornire in un qualche modo denari piuttosto che far sì che lo Stato si impegni concretamente al benessere collettivo della società.
Il modo in cui la sussistenza è agita dal nostro Paese opera sempre ad appoggio dei furbetti del quartierino: gli evasori fiscali, chi non paga le tasse, chi lavora in nero… Invece se vi fosse un modo per cui le forme di cooperazione si manifestassero in maniera diversa magari certi “aiuti” diventerebbero meno interessanti.
Prendiamo ad esempio le borse di studio all’università: in quanti richiedono i cospicui contributi per poi disdegnare la Casa dello Studente e pagare (nei posti più economici!) 300-400 euro al mese per la propria stanzetta singola? E queso vale pure per le scuole superiori, là dove le Province aiutano le famiglie con piccoli rimborsi per libri e trasporti. Non si potrebbero fornire direttamente i libri e gli abbonamenti? Sarebbero più contente magari anche le aziende dei trasporti pubblici. E magari quei ragazzini che si fanno sempre accompagnare a scuola dalle macchine di mamma e papà si sentirebbero un po’ più costretti ad usare l’autobus o a prendere il treno. (I libri di testo delle superiori che a mio parere sono materiale del tutto scadente il più delle volte sarebbe bene che lo Stato li pretendesse in formato digitale, se ne comprasse i diritti d’autore e permettesse ai ragazzi di stamparseli.) [Anche perchè mi sono sempre chiesta: ma se si è riusciti a comprare i libri e a pagare sti abbonamenti, magari tirando la cinghia, ma tenendo alta la dignità, a che serve un rimborso forfettario a fine anno? A comprare quel maglione in più, quel paio di jeans... (la voce dell'esperienza)]Oppure i fondi per l’acquisto dei pc, iniziative che di tanto in tanto sorgono a livello regionale: e pensare a un laboratorio intelligente per raccogliere e distribuire pc usati e riassemblati? Magari con licenze Open Source.
Invece niente. In un economia basata sul consumo pure lo Stato è di consumo. Perchè in una società che richiede di poter soddisfare il proprio bisogno di acquisto continuo ecco che solo una politica votata a questo può funzionare.
Qualcuno potrebbe pensare che se nessuno compra, chi vende? Ma solo il vendere e il comprare a valori di massa fa girare l’economia? O meglio ancora, solo vendere e comprare beni volti al consumo tiene in piedi il sistema? Le nostre vite e il nostro benessere verrebbero forse a mancare se il vorticoso giro di denaro avvenisse dietro a cose che sono altro rispetto ad automobili sempre scintillanti, case grandi e ben arredate, aspirapolveri che girano la casa da sole, cellulari multifunzioni e suonerie spaccatimpani?
Sospetto esista un mercato “delle altre cose” in questa fase che meriterebbe un po’ d’attenzione. Penso a servizi sociali capaci di portare fuori dalle mura domestiche tutti i disabili e gli anziani sepolti vivi dalla solitudine sociale in cui sono stati incagliati. Penso a progetti di viaggio che permettano anche chi non ha il coraggio per sognarli tempi in luoghi altri da cui importare storie, visioni, esperienze. Penso ai libri e a progetti di stimolo alla lettura (che significa biblioteche più piene, ma anche librerie più piene e pagine consumate). Penso ai capannoni sfitti e abbandonati bonificati e rimessi ad uso a seconda delle necessità dei luoghi: spazi per musica, laboratori di teatro, e tutto ciò che la fantasia può voler provare. Penso ad ogni cosa capace di sforzare sul serio questo Paese (e non solo) in modo da sentire e vedere una strada difficile e tortuosa magari, ma un qualcosa che adesso non si vede, qualcosa capace di produrre trasformazione vera. Perchè sospetto che non si esca da niente, non si producano idee geniali, non si alimentino le menti brillanti di questo nostro tempo addormentato se non cercando modi di ricostruzione di un immaginario collettivo.
Purtroppo questa credo non sia solo una mia impressione e che da che mondo e mondo si producano eventi volti a questo.
Non c’è guerra dopo la quale qualcosa non sia cambiato.
Le province e le provinciali
Quest’anno la provincia di Pordenone va alle urne. Devo averlo già scritto in molti post, ma solo ora che i tempi si fanno molto stretti mi rendo conto di quanto sia carente la mia conoscenza rispetto alle competenze delle Province.
In verità mi rendo conto che le competenze ci sono, ma vengono ben poco avvertite non solo da me: per questo risulta facile l’idea di abolirle! E pensare che se non sbaglio, ma mi si corregga, le provincie sorsero prima delle Regioni.
Comunque questa sera, ultimo sabato del 2009, mi dedicherò a capire come si scrive un programma per le elezioni provinciali. Dopo l’esperienza delle regionali, che poco ha portato, ma che si è svolta in termini molto diversi, dare un occhio a un programma il sabato sera di un fine dicembre mi sembra assai triste. Si paga uno scarto non da poco in termini simbolici: il lavoro di gruppo, i contributi di più parti, sono elementi che vengono a cadere, perduti. Tanto delle province mi par di capire interessa poco.
Come di tutto. Cade l’interesse, se ne dimentica il valore, si perde l’attenzione e tutto finisce in balia di chi non demorde, di chi cerca il posto e la poltrona. Invece sarebbe necessario volare molto più in alto. Per saper richiedere uno sforzo collettivo di ragionamento.
Ma purtroppo pesa a sinistra una sconfitta non tanto elettorale, quanto interiore, ed è quella che mi fa soffrire, una rassegnazione, un senso di inevitabile sparizione, e questo conta più dei litigi, dell’assenza di simpatizzanti e attivisti, conta più delle dispute tra dirigenti, conta più di tutto. Perchè se hai perso il sogno verso cui camminavi, è inutile pensare che qualcuno sogni assieme a te. Se hai perso la speranza di una società diversa è inutile pensare che qualcuno ritenga importante l’acqua in mano pubblica più della cacciata degli immigrati.
Come se tutto quel poco che c’è a sinistra si ostinasse a puntare il dito verso qualcosa, concentrandosi a misurare le dimensioni del proprio indice.
Via, via, spostatevi di lì! C’è qualcuno di piccolo dietro di noi che oltre a tante dita merita di riuscire a vedere l’orizzonte…
Ecco fatto
Eco fatto, quasi ultimati i miei buoni pensieri di Natale. Non che siano proprio per il Natale. E’ un po’ una scusa a dir il vero, un insieme di coincidenze, di evanti, di tempi… Così come ciò che ho fatto adesso, il rinnovo al mio abbonamento a Carta. A dir il vero ho ancora 3-4 numeri che attendono di essere scelofanati. Ma il tempo è sempre così tiranno e la mente stanca…
A questo ho aggiunto (quant’è facile giocare con le carte di credito!) Postfuturo, un libro che spero Pierluigi Sullo riesca a venir a presentare a Pordenone. Quando non so, ma spero prima che finisca “Pordenone pensa”, quest’aberrante idea di cultura di cui si vuole infarcire la nostra provincia, di sè già pregna d’odio e leghismo.
Credo che a mia madre possa venir un colpo a leggere di questo mio gesto, ma credo che meriti qualcosa questo giornale che tante piccole gioie mi da e tane informazioni curiose e contatti con gli spazi e idee di geografia, magari talvolta notizie non troppo perfette, ma alla fine chi le dà così come si potrebbero sognare? E poi a leggerle, così come si dice dovrebbero essere, secondo me verrebbe mal di pancia… Meglio un po’ di sana imperfezione, che chissà sappia solleticare la ricerca dei più attenti lettori…
Domenica prima di Natale
Senza che potessi farci nulla è arrivata l’ultima domenica prima di Natale.
Oggi mi toccano le pulizie di casa e poi la ricerca di qualche regaluccio. Un tempo mi divertiva molto sfruttare l’occasione natalizia per andare alla ricerca dei doni di Natale. Una scusa buona per farmi incuriosire dai libri, spendacchiando senza sentirmi in colpa, riempire ceste, cose così. Ma adesso non è più una cosa così divertente.
Così diventa uno strazio, anche perchè non i ricordo neppure cos’ho regalato l’anno scorso, e adesso mi ritrovo all’ultimo momento. Qualche regalo so già che non arriverà in tempo per il giorno X, qualche altro so già che verrà fatto tanto per.
Sembra un post sul consumismo e sui sensi del dovere questo, ma non è propiamente ciò a cui vorrei mirare. Perchè quel che vorrei far passare è come le ritualità ogniuno le fa proprie in maniera diversa. E non so se c’è festa più specifica di questa. Dove bisogna star attenti a capire se tizio è un antinatale e non riceve volentieri un regalo, se caio si sente in colpa se percepisce che hai speso un euro in più di lui, se sampronio… Eheeeee! Ho provato a non regalare niente a nessuno e il risultato qual è stato? che ho ricevuto un sacco di regali e il problema non è stato il mio imbarazzo uqanto quello altrui nel sentirsi poco considerato nella mia scala di relazioni.
Il Natale col suo compagno Capodanno è il periodo dove più a mio avviso si manifestano gli stress e le paranoie collettive, e la gente senza accorgersene ci spende sopra tutta una tredicesima.
Ma che senso ha tutto questo? Come si può pensare che tutto ciò faccia veramente bene ad uscire dalla crisi economica? Mah…
“Da vicino nessuno è normale”
Così scrisse qualcuno su un muro a Trieste quando Basaglia aprì i manicomi.
Ne ho avuto prova sperimentale: ho visitato una comunità, ma non saprei sinceramente smistare l’elenco degli ospiti da quello degli operatori…
Fuori c’era la neve. Guardavo la neve e qualcuno dei presenti mi ha chiesto “è forse spaesata?”
Da quanto tempo non vedevo la neve! No, non so se era un ospite oppure un operatore, qualcuno che intuiva però era, sì, certamente, questo sì.
Fantasia e volontà
Da quando ho aggiornato il mio pc passando da Ubuntu Gusty ad Hardy, non riesco più ad ascoltare Radio2. E neppure Radio Fragola. Allora così, mi son messa all’ascolto di Radio Popolare.
C’è una trasmissione a quest’ora, le 13.30 circa, dove lanciano annunci di lavoro, scambio di biglietti di teatro, cose varie.
E c’è un sacco di gente che si presta per i lavori più bizzarri, che senti che s’inventa a proporre ogni cosa.
Fantasia e buona volontà non mancano.
Mi viene da pensare che allora c’è qualcosa che non funziona… tra la capacità delle persone di volare e gli spazi disposti ad accogliere idee…
Roma e la crisi, l’Istria e le case
Vabbè è solo il secondo. Certo è stato il peggior comitato politico che mi sia passato davanti agli occhi.
Non so cosa dica Vendola, Bertinotti o Giordano cert’è che Ferrero ha fatto una relazione sulla fase politica e sulla crisi che certo avrei saputo fare un po’ meglio io, magari preparandomi qualche giorno prima, parlando in giro, interrogarmi.
Magari qualcosa di ciò che dice è vero, ma catalogare la crisi internazionale in atto come una crisi di sovraproduzione mi sembra altamente errato. Come mi pare errato guardare all’Italia senza guardare all’Europa, dove i salari sono più alti che qui e la crisi imperversa nonostante tutto.
Forse però il Tevere alto abbassa il livello d’attenzione, cert’è che non mi è piaciuto neppure il consenso che si è raccolto attorno ad una relazione di così basso spessore: non credo di essere io genio, ma quando ascoltavo altri nostri segretari, lo stesso Giordano, c’era sempre qualcosa che non capivo e mi interrogavo sul che cosa e sul come, invece in questo caso si capiva tutto, ma non si poteva accettare niente, perchè niente è stato riportato secondo uno schema logico di ipotesi tesi e dimostrazione.
Poi oggi ho letto che in Croazia è stata approvata una legge che permetterà di acquistare case in Istria anche agli italiani. Non bastasse la speculazione delle coste che stanno portando in atto tedeschi e sloveni, quel poco da salvare che c’è mettiamolo in mano agli italiani. So, conosco bene tutta la vicenda dei profughi istriani, ma conosco anche l’attualissimo disagio dei giovani corati che vivono in Istria, dove il lavoro è poco e pagato molto male e vedono i loro territori, le loro risorse, sgretolate dalla speculazione edilizia. Altro che paradiso! Quanto durerà quel poco che resta di coste, quei pezzi azzurri di mare? Eppure non ci sarà crisi che tenga, e più che la vendetta, i ricordi, la storia, prevarrà come sempre la logica speculativa.
E un giorno magari qualcuno si convincerà pure di aver portato ricchezza?

