Torneo antirazzista
gennaio 25 , 2009 at 5:12 pm 6 commenti
Ieri si è svolta al palazzetto di Vallenoncello, frazione (o quartiere?) di Pordenone, l’edizione invernale del Torneo Antirazzista che si tiene ogni anno a Villanova, altro quartiere di Pordenone.
Tra le varie squadre presenti vi era la squadra del circolo Arci di Montereale Valcellina, circolo che senz’ombra di dubbio ha il merito di insegnare a tutta la provincia e forse anche oltre che cosa sia l’Arci.
Gli avventurieri calciatori, dei quali qui potete vedere alcune immagini che certo non rendono merito all’impresa compiuta, erano composti da svariate tipologie di giocatori: taluni provenienti d’altri continenti, taluni pure da altre regioni d’Italia.
Io, in veste di tifosa neppure troppo in salute, devo dire che mi son resa conto di non conoscere molte regole di codesta disciplina sportiva così amata dal popolo maschile italiano e non solo vista la multietnicità delle squadre presenti.
E vista la percentuale di donne presenti all’interno della struttura forse meriterebbe una piccola riflessione l’idea di sport popolare” attribuita a tale disciplina. O forse ancor di più si dovrebbe riflettere a questo punto sul concetto di popolare. Ma… poi mi si direbbe che son solitamente polemica e allora tralascio. Magari, un giorno…
Entry filed under: antifascismo, Avvenimenti, città, Donne, Immigrazione, Me, Riflessioni. Tags: antirazzismo, Arci, calcio, pordenone.
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1.
marta | gennaio 27 , 2009 alle 6:28 pm
ho letto il tuo articolo dell’Ippogrifo, al Segno.
Mi è piaciuto assai.
2.
bajraktari | gennaio 28 , 2009 alle 12:45 am
salve, complimenti per il blog. ti invito a iscriversi ad una petizione http://bajrak.wordpress.com/2009/01/26/diritto-di-voto-agli-immigrati-in-italia/
grazie
3.
Solesse | gennaio 29 , 2009 alle 12:57 am
Se sei una bambina semplicemente a volte basta un papà, uno zio, un amico che ti porta alle sue partite e quando sei un po’ più grande, allo stadio. Anche se la poesia nel tempo si perde perchè ormai questo mondo è scandaloso, resta sempre l’emozione di certi ricordi… pensa a “La leva calcistica del ’68″ di De Gregori
4.
sarasx | gennaio 29 , 2009 alle 11:53 pm
Lo stadio! Luogo a me del tutto misterioso!!
5.
Massimo | gennaio 30 , 2009 alle 1:57 am
Eh Sara, se venissi a vedermi quando gioco, lo “stadio” non ti sarebbe cosi’ misterioso…;) Per stadio intendo quelle strutture a disposizione delle squadre dei paesini della Bassa, dove le tifoserie sono mischiate assieme e sono rappresentate da qualche vecchietto ultrà, pensionati beoni che colgono l’occasione per bere qualche pessima “ombretta” a pochi centesimi, un manipolo di morose infreddolite in minigonna interpretanti la parte della velina o della Hillary Blasi di turno, i non convocati, gli squalificati, gli infortunati delle rispettive squadre, qualche genitore che sognava il figlio in nazionale e dalle cui parole potrebbero trarre preziosi insegnamenti tattici anche i piuù grandi allenatori e infine qualche crocchio di amici sempre un pò troppo alticci e chiassosi che si divertono ad urlare volgarità all’arbitro e agli avversari, i quali dopo il primo tempo non si distinguono nemmeno più dai propri paladini, perchè il fango ha uniformato in una unica massa marrone le casacche di entrambi le squadre in campo.
Brulè e castagne in autunno-inverno, cabernet imbevibile e salame in primavera gli unici comfort. Ah, per spalti si intende qualche gradinata di cemento coperto di muschio che macchia puntualmente i pantaloni di chi non sa che non ci si può sedere e molto raramente una copertura in caso di pioggia, costituita da onduline di lamiera (per fortuna non più eternit…)
Questo è il calcio popolare, quello che ha il campo sempre troppo vicino alla parrocchia per bestemmiare con veemenza dopo aver subito un goal.
Parola di portiere.
6.
ester | gennaio 30 , 2009 alle 11:34 am
Commovente davvero, Massimo. Hai perfettamente descritto le domeniche della mia adolescenza!