Archive for maggio 31 , 2009
Torneo Antirazzista edizione 2009
Ancora non so chi abbia vinto, ma oggi si è concluso il torneo antirazzista edizione 2009 a Villanova di Pordenone.
Al torneo partecipano ogni anno un sacco di squadre: dalla squadra del Circolo Arci di Montereale Valcellina, al gruppo dei Peruviani, dei Turchi, degli Albanesi… Io di calcio non ci capisco un granchè, però è un’occasione d’incontro interessante per vedere quel calcio di cui tanto ha scritto Pasolini.
Durante le tre giornate del torneo c’è stata la presentazione del libro “Volevamo essere i Tupamaros”, racconti scritti da Paolo Patui, alla presenza dell’autore intervistato da Pierpaolo Simonato, un giornalista sportivo del Gazzettino di Pordenone (tra l’altro in questa occasione ha confermato l’opinione che mi stavo formando su di lui, ossia che è proprio un bravo giornalista). Che dire, la presentazione è stata così piacevole che non ho resistito e un nuovo libro occupa la mia scrivania.
Sabato sera hanno suonato gli Arbe Garbe, storico e allegro gruppo friulano e son state cucinate salsiccie, paste e alte leccornie.
E nella giornata di oggi era presente Luther Blissett, un ex giocatore di cui non conoscevo l’esistenza, del quale mi hanno raccontato la storia da cui deriva l’ononimo nome che si presero gli autori di Q.
Tutto questo mentre a Pordenone la Lega insiste per chiudere il presidio medico gestito dalla Caritas in collaborazione con l’Azienda Sanitaria dove si curavano fino ad ora gli immigrati senza permesso di soggiorno. Eppure giornate come queste dimostrano che esiste un altro modo di costruire relazioni, altri terreni su cui risolvere gli scontri, altre maniere per continuare a convivere nello stesso territorio. Esiste un altro modo d’essere di questa città che a tanti brutali insulti preferisce il sorriso.
Crisi e decrescita
Venerdì scorso a San Vito ad un’iniziativa organizzata da Rifondazione per la campagna elettorale delle provinciali si è parlato di crisi e decrescita. C’erano Giorgio Zanin, candidato alla presidenza della provincia di Pordenone, Riccardo Segatti, candidato nella circoscrizione di san Vito per Rifondazione e Paolo Cacciari, che scrive per Carta e da anni si occupa di questi temi.
Di decrescita a Pordenone si parla da anni, varie sono le realtà che si stanno muovendo, dai ragazzi che provano a fare il villaggio ecologico a Torrate, ai gruppi d’acquisto solidale (Gas) sorti in varie realtà, alle Feste della Decrescita organizzate negli scorsi anni.
La serata è stata molto partecipata e sono emersi vari aspetti generali che richiedono l’impegno a livello locale a più livelli, tra i quali l’impegno delle amministrazioni locali al sostegno di quei progetti che cercano di speriementare approcci economici diversi, dove s’interseca il tema del biologico con quello della solidarietà tra le persone, la condivisione di risorse e conoscenze.
Ma uno degli aspetti e degli interrogativi che ha colto più di qualcuno in sala è stato: se è vero che il sistema che noi meglio conosciamo, quello capitalistico, è in crisi, se è vero che un altro modello, quello socialista, non ha portato i risultati voluti, quali altri modelli esistono che al livello economico-politico-sociale siano effettivamente capaci di trasformare lo stato di cose e siano capaci di autosostenersi? Questa domanda a tutti gli effetti non ha avuto una vera e propria risposta. E, a mio modesto parere, la ragione è che il capitalismo non è affatto finito e la crisi segna soltanto un momento di passaggio, di trasformazione di modo, ma non di senso.
Verranno le multinazionali del sole e dell’aria a sostituire quelle del petrolio, verranno le multinazionali che sfruttano la conoscenza anczichè l’aria e l’acqua, cambieranno i beni prodotti, muteranno i bisogni, ma non si arresterà la politica mondiale. Se vi fosse veramente una crisi di pensiero economico in atto questa investirebbe in maniera ineludibile il pensiero sociale e politico. Invece ancora così non è. Forme di democrazia meno democratiche si stanno affermando, si sta modificando il concetto di diritto (vedi la sanzione di Amnesty International all’Italia per i rimpatri degli immigrati), ma questo non sta avvenendo in maniera frettolosa e repentina. Accade un passo alla volta, un passo alla volta con la trasformazione delle cose. E non è essere pessimisti provare a condire di realismo la lettura dei fatti…

