Crisi e decrescita
maggio 31 , 2009 at 5:44 pm Lascia un commento
Venerdì scorso a San Vito ad un’iniziativa organizzata da Rifondazione per la campagna elettorale delle provinciali si è parlato di crisi e decrescita. C’erano Giorgio Zanin, candidato alla presidenza della provincia di Pordenone, Riccardo Segatti, candidato nella circoscrizione di san Vito per Rifondazione e Paolo Cacciari, che scrive per Carta e da anni si occupa di questi temi.
Di decrescita a Pordenone si parla da anni, varie sono le realtà che si stanno muovendo, dai ragazzi che provano a fare il villaggio ecologico a Torrate, ai gruppi d’acquisto solidale (Gas) sorti in varie realtà, alle Feste della Decrescita organizzate negli scorsi anni.
La serata è stata molto partecipata e sono emersi vari aspetti generali che richiedono l’impegno a livello locale a più livelli, tra i quali l’impegno delle amministrazioni locali al sostegno di quei progetti che cercano di speriementare approcci economici diversi, dove s’interseca il tema del biologico con quello della solidarietà tra le persone, la condivisione di risorse e conoscenze.
Ma uno degli aspetti e degli interrogativi che ha colto più di qualcuno in sala è stato: se è vero che il sistema che noi meglio conosciamo, quello capitalistico, è in crisi, se è vero che un altro modello, quello socialista, non ha portato i risultati voluti, quali altri modelli esistono che al livello economico-politico-sociale siano effettivamente capaci di trasformare lo stato di cose e siano capaci di autosostenersi? Questa domanda a tutti gli effetti non ha avuto una vera e propria risposta. E, a mio modesto parere, la ragione è che il capitalismo non è affatto finito e la crisi segna soltanto un momento di passaggio, di trasformazione di modo, ma non di senso.
Verranno le multinazionali del sole e dell’aria a sostituire quelle del petrolio, verranno le multinazionali che sfruttano la conoscenza anczichè l’aria e l’acqua, cambieranno i beni prodotti, muteranno i bisogni, ma non si arresterà la politica mondiale. Se vi fosse veramente una crisi di pensiero economico in atto questa investirebbe in maniera ineludibile il pensiero sociale e politico. Invece ancora così non è. Forme di democrazia meno democratiche si stanno affermando, si sta modificando il concetto di diritto (vedi la sanzione di Amnesty International all’Italia per i rimpatri degli immigrati), ma questo non sta avvenendo in maniera frettolosa e repentina. Accade un passo alla volta, un passo alla volta con la trasformazione delle cose. E non è essere pessimisti provare a condire di realismo la lettura dei fatti…
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