Archive for giugno, 2009
Varechina
“Una volta, era con l’olio di gomito e con la varechine che le donne lavavano dai panni lo sporco peggiore, il più cattivo. Ebbene qui si parla di ragazze che con un lavoro molto faticoso e con lotte generose hanno reso il mondo più pulito di come lo avevano trovato.”
Oggi, tra una pagina e l’altra di sta matematica finanziaria, ho preso in mano un altro piccolo libro. Si intitola Varechine e l’autore è Gino Dorigo. E’ un libro venuto fuori dai racconti delle anziane contadine friulane, testimonianze raccolte e collegate tra loro, cosa che fa un po’ tenerezza un po’ stupore. Lo stupore che queste ottantenni tengano dentro così tanta parte d’Italia, segreta e nascosta, dove gli accadimenti più personali possono diventare pubblici nel momento in cui s’intrecciano ai fatti della Storia. C’è dentro la voglia di riserbo, ma anche di dire, aprire lo scrigno, così che queste parole paiono preziose, simpatiche e necessarie.
Così, io mi chiedo, quando sarà che certa parte di popolazione avrà la capacità di fare la stessa cosa, prepararsi a raccontare, rielaborando nella propria rispettabile intimità le vicende di questo paese, il proprio vissuto, quando accadrà che riconoscera la propria storia come tale e saprà narrarla anzichè continuare indefessamente a farsi protagonista?
Un libro e un film
Ieri sera ho inaugurato la mia settimana di ferie (presa per preparare l’esame di matematica finanziaria!) con un bel film “Il vento che accarezza l’erba” di Ken Loach. Che dire: storia travagliata della verde Irlanda. Ma non solo. Mi ha fatto assai pensare l’effetto che fa il potere, la banalità del male a cui esso conduce se non si ha la consapevolezza di sè e del resto del mondo e della relazione che c’è tra il proprio Io e tutti gli altri Io che stanno intorno.
In questo film c’è la lotta, per la libertà e per la Repubblica e un messaggio, a mio avviso, chiaro: se gli orizzonti individuali non corrispondono con quelli collettivi, poco funziona l’idea di saper governare.
Ironia della sorte ieri notte hanno coraggiosamente dato su RAI3 il film “Guido che sfidò le brgate rosse“. Devo dire che per quanto si leggano e ascoltino storie di quegli anni, tanti passaggi rimangono sempre un po’ incomprensibili. Tipo il livello di impegno che c’era da parte del PCI e della CGIL a tener lontane le BR dalle fabbriche e la difficoltà di sostenere questo lavoro. In questo film si raccontano bene i rischi. E anche uno spaccato di quell’Italia che forse si tende a dimenticare anzichè raccontare. Eppure raccontandola forse si eviterebbe un po’ meglio il rischio di ripetersi di eventi simili.
Insomma serata fatta di lacrime ieri sera!
Comunque per rifarmi oggi ho, tra una legge finanziaria e l’altra, terminato un piccolo libretto che consiglio caldamente: “Volevamo essere i Tupamaros” di Paolo Patui, uno scrittore di Udine che ha pubblicato questa raccolta di racconti sul calcio amatoriale, passionale, giovanile per le edizioni Kappa Vu. Le storie sono veramente carine, storie dei nostri posti con inserti della storia di tutti e il linguaggio è precisamente leggero e scorrevole: una perfetta lettura da pomeriggio d’estate!
In più insegna una visione del calcio che può cominciare a renderlo interessante anche a tutte quelle decine, centinaia, migliaia di donne che come me tollerano con difficoltà l’individuazione di una palla che rotola in un monitor…
Vicenza e Udine
Oggi levataccia mattutina per raggiungere (fradicia per la grande pioggia) Vicenza in tempo per un’iniziativa dei Cantieri Sociali di Carta dal tema «Grida, stereotipi e sussurri: come narrare il nordest, confronto tra le diverse realtà dell’informazione indipendente». Mattinata interessante dentro il tendone della grandissima festa di Legambiente. Sono venuti fuori vari spunti su quello che è il Nord Est, spesso interpretato solo dietro i soliti stereotipi che ne nascondono mille altre sfaccettature. E sono venuti fuori vari punti di vista e difficoltà nel viverlo per chi cerca di cambiare l’andamento attuale delle cose. Fra i vari interventi in particolare c’è stata la testimonianza di una free lance che ha raccontato l’esperienza di un folto numero di free lance del nord est che ha cominciato ad organizzarsi per cominciare ad ottenere qualche riconoscimento in più.
Poi folle corsa tra linee dei treni bloccati (c’è stato un guasto nella tratta tra Padova e Vicenza che ci ha costretti a 40 minuti di ritardo e ad un giro bizzarro per Treviso) per raggiungere Udine, dove per fortuna c’era il sole ad accogliere la piazza piena di giovani, donne, italiani, immigrati, venuti a prendere la parola contro l’andazzo generale che c’è di chiusura verso gli immigrati attraverso leggi assurde (la Lega ha presentato un progetto di legge per permettere l’accesso a moltissimi servizi pubblici a tutti coloro -veneti compresi- che non risiedono in regione FVG da almeno 15 anni! Solo pensare una cosa del genere è una follia!) e pregiudizi rimarcati a son di leggi (vedi il decreto sicurezza, le ronde, etc, etc…).
Udine si è fatta da sfondo di una mobilitazione vivace, sentita, dove a prendere la parola è stato lo stesso sindaco della città, Furio Honsell (già rettore dell’università di Udine e ospite fisso a “Che tempo che fa”) che con questa sua iniziativa ha dimostrato una vera presa di posizione, forte e ragionata. Ha lanciato dal microfono un vero appello all’uso dell’intelligenza e credo abbia dimostrato come nella razionalità del pensiero non possa trovar spazio follia insensata e disumana.
Le briciole sotto la tovaglia
Era l’estate del 1944. Sono passati quasi 65 anni. 65 anni per dare giustizia a 350 civili ammazzati durante il nazifasismo da SS tedesche.
Così che i colpevoli moriranno con una colpa che potranno permettersi di fare a meno di sentire. L’inchiesta, si legge, è partita nel 1994, dopo il ritrovamento del famoso Armadio della vergogna.
La vergogna che ci resta addosso come paese che dopo 65 anni ancora fa fatica a distinguere il giusto dal sbagliato e pare non avere poi così tanta fretta, così tanto interesse.
Forse qualcuno, in effetti, potrebbe sentirsi a disagio.
Un’ora di matematica in cambio di…
A quanto pare quest’anno aumentano i bocciati e i non ammessi agli esami nelle scuole italiane, tanto alle medie quanto alle superiori. Dice la Gelmini che questa è una prova del rigore.
Non concordo.
Ho visto l’Università com’era prima della riforma del 3+2 e la sto vedendo adesso. A chi è più vecchio di me facevano ridere gli esami che sostenevamo 10 anni fa. Perchè “prima” era tutto più difficile. Più rigoroso. Ho sentito per anni le famose frasi della serie “ai miei tempi”, poi ragionandoci su, tenendo conto che gli insegnanti alla fin fine eran sempre gli stessi, mi son resa conto che non stà dentro le riforme il cambiamento. Ma dentro le trasformazioni che la società subisce. E’ cresciuto il numero di studenti e conseguentemente in qualche modo ne è cambiata anche la tipologia: se un tempo, condizione che non è cambiata poi da così tanti anni se penso al numero di diplomati della mia età del mio paese, era solo per “i bravi” che le famiglie investivano in formazione ed era solo per i benestanti che le scuole tenevano le porta aperte oggi, per la fortuna di tutti, l’istruzione è percepita un po’ più come necessaria in un qualche modo. E a scuola se non ci vanno tutti ci vanno in tanti. Ragazzi e ragazze diversi, per condizione culturale di partenza, per territori, per sensibilità.
Berlusconi ha detto in non so quale occasione, che di fronte alla crisi il popolo italiano deve mantenersi coeso. Lui forse intendeva dire che non deve cedere ed essere egoista risparmiando, ma spendendo, consumando. Io dico che in tempo di crisi il popolo italiano può semplicemente provare ad essere solidale. Sforzandosi ad inserire dentro al nostro tessuto sociale quel pizzico che manca per farci venire un’idea geniale. E così, ecco, se c’è qualche giovane pordenonese rimandato che con la matematica non se la passa tanto bene e neppure con il portafoglio io posso provare a dargli qualche ripetizione pure gratis. O quasi. Scambiasi lezioni di matematica (prive di successo garantito) con torte alle mele (il mio forno non funziona e non ci tengo a prenderlo nuovo). In fondo la cultura non ha prezzo. E non tutto permette il denaro.
E se poi c’è qualcun’altro che vuole unirsi in questa idea, magari chissà, che non ne venga fuori qualcosa di buono.
E che la mia laurea in ingegneria cominci finalmente ad essere utile all’innovazione.
Udine, 27 giugno
Sabato 27 a Udine si parte da Piazza San Giacomo per una super manifestazione per un’Italia rispettosa del diritto d’asilo, contro il razzismo e le nuove leggi in materia di sicurezza.
Codesto corteo è stato organizzato da tanti gruppi, in particolare dalla Rete dei Diritti, la CGIL, il centro Balducci, le donne in nero, l’associazione immigrati di Pordenone e vi aderiscono tantissime associazioni e partiti, dall’ANPI all’Arci, da Rifondazione al PD.
Con chi c’è… ci si becca!
Pordenone e la crisi che continua
La velocità della crisi stà rallentando dice Tremonti. Cosa vorrà mai dire? Che durerà di più?
Intanto oggi ho preso Il Gazzettino in mano. E nella sezione di Pordenone leggo in prima pagina: “Electrolux, la ripresa resta ancora lontana. Il gruppo: nessun segnale positivo”. Poi a pagina 16, Spilimbergo: “Tre piccole aziende in crisi. Operai senza stipendio” E leggo che si tratta di tre aziende che fanno parte dle ciclo di lavorazione delle sedie, Galvanodue, Easymball, Promit. Gianluca Pitton, della CGIL sottolinea come “la situazione generale a Spilimbergo e nel territorio è pesante, con aziende come Bisazza, Bremet e Ronzat chiuse e Domino e Metecno in cassa integrazione”.
Poi, nella pagina a fianco, Roveredo in Piano: “Erainox, è vertenza. L’azienda si trasferisce e chiude.” Chiude e manda a casa 16 addetti che volendo avrebbero potuto trasferirsi nel ferrarese, dove verrà trasferita la produzione, ma hanno famiglia e difficoltà di spostamento.
Ieri ho appreso che nella sola provincia di Pordenone sono ormai 10.000 le persone in cassa integrazione.
Raramente mi son sentita fortunata per questa mia busta paga piccola piccola. Vista pure l’occupazione, che va un po’ così.
E se pensassimo a un modo per darci una mano?
p.s.: per qualche nota su altri avvenimenti del genere in Friuli…

