Archive for agosto, 2009

Morì Lady Diana: e la mia vita (un po’) cambiò

Mi ricordo la mattina in cui cominciò a girare la notizia che Lady Diana era morta. Stavo su un traghetto che andava al Lido. Era una delle mie prime giornate alla Mostra del Cinema di Venezia. La mia prima e ultima mostra. L’anno in cui vinse Hana Bi. L’unico film che non sono riuscita a vedere neppure tenendo gli occhi chiusi.

Ero sul traghetto che andava al Lido, assieme a Giulia. Due signore veneziane stavano andando in spiaggia. “Per radio ho sentito che è morta Lady Diana” dice una signora all’altra. Io in quel momento non avevo in mente neppure chi fosse.

Io in quel momento pensavo solo che avevo 18 anni, appena compiuti, e forse ero la più piccola presente a quella mostra con il pass da addetto stampa e mi sentivo sopra al mondo, come se quella cosa lì fosse la più importante di tutte, io che andavo al Lido, più importante di quell’ultimo anno di liceo che mi stava aspettando. Avevo appena finito la stagione a Bibione.

E mi piaceva vedere tutti questi giornalisti da tutto il mondo, che mi sembravano capire ogni cosa, mi ricordo di averli visti tutti lì, dal vivo, ghezzi con la sua telecamera a farmi pensare che la televisione non era così distante come potesse sembrarmi e che forse anch’io potevo diventare come loro. La verità che si racconta, la cronaca, le parole.

Ma poi leggevo i giornali con i resoconti degli stessi film che avevo visto io e mi pareva tutta un’altra storia. Poi ho iniziato ad osservare che quando un film cominciava dopo 10 minuti la sala si svuotava, che avevano già capito tutto. Poi li ho ascoltati giudicare le cose dalla quantità di parole che avevano capito, dalla quantità di persone presenti in sala, dai nomi degli attori. E ho visto che qualcuno stava lì perchè forse era più amante che giornalista. Così ho imparato che non tutto è come sembra e dopo un anno mi son iscritta a ingegneria.

Ogni volta che si ricorda che è morta Lady Diana mi viene in mente l’autografo di Win Wenders che mi sono portata a casa, e quello di Edoardo Gabriellini che se ne stava tutto timido in conferenza stampa a presentare Ovosodo. E Michelangelo Antonioni che passeggia nel parco e Malcolm McDowell, l’Alex in Arancia Meccanica che racconta di quando Kubrick girò quel film e di tutte quelle che passò e le brioche mangiate a scrocco al bar costoso costoso del palazzo del cinema. Come compensazione all’idea di aver perso una strada.

E quella volta, nonostante tutto, sentivo che avevo mille altre possibili strade davanti, nonostante la lezione che qualche volta nello scegliere bisogna sapere quanto si è disposti a pagarle. Così mi dispiace che quest’anno della morte di Lady Diana non si ricorda più quasi nessuno.

agosto 31 , 2009 at 6:32 pm 2 commenti

Orizzonte mobile

More about Orizzonte mobileSe non si ha mai letto nulla di Daniele Del Giudice meglio non cominciare da questo libro qui. Gli altri suoi sono quasi tutti più belli. A dir il vero anche questo fa la sua parte, ma lo ammetto, è un giudizio di parte. Io se leggo un suo libro poi mi sento più contenta. E’ l’effetto che mi fa, perchè è scritto così com’è scritto.

Orizzonte mobile parla del viaggiare, del ghiaccio e del tempo, ma a me sono rimasti impressi i primi due capitoli, dove si parla di pinguini, così è anche un libro sui pinguini.

Ma poi il resto non lo racconto sennò non lo leggete più :) .

Comunque questo libro ha indotto il povero Del Giudice dentro a una polemica sul Premio Strega, visto che si son sparse voci che ha dovuto smentire sulla sua candidatura/vittoria. Ha dovuto smentire, dicendo che a sto premio non partecipa. A me tutte queste vicende fanno riflettere sul fatto che tanto si critica il mondo della politica, ma poi tutto il resto è uguale. Ogni microcosmo di relazioni e ruoli si muove nella stessa maniera, tanto che si potrebbe benissimo modellizzare ogni forma di esistenza che comporti forme di successo. Funziona sempre alla stessa maniera: malelingue, chiacchere sul nulla, giochi di potere… ma la sostanza poi dove se ne va?

p.s.: in ascolto Daniele Sepe “Suonarne 1 x educarne 100″

agosto 31 , 2009 at 10:53 am Lascia un commento

Mostra a Casarsa

studi pasoliniDato che non bisogna sedersi sugli allori oggi son andata a vedere una mostra fotografica a Casarsa. Presso il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa erano in mostra fino ad oggi le foto di Bruno Bruni, artista del posto, già amico di Pasolini, etc etc. Ho preso, da brava apprendista fotografa anche il catalogo che raccoglie le foto esposte. Bruni è morto negli anni ’90, ma di foto non ne faceva più dal 1961, dedicandosi appieno alla sua attività di insegnante. Forse non vedeva più niente da fotografare. O forse chissà quale nervoso gli sarà saltato su all’epoca. Eppure ha avuto vari riconoscimenti per i suoi lavori che trattano prevalentemente la campagna, la gente normale del dopoguerra, le casupole, i campi, i temporali. Io non so dire se le sue foto sono belle o sono brutte, però so dire che dentro quelle foto c’è un mondo che si sente, non solo si vede.

Così mi pare che effettivamente sia utile il consiglio che ho ricevuto, di guardare tante mostre: in interent si trovano tante foto che vien da dire “belle!!”, ma poi il bello dove sta? Nell’oggetto che è bello di suo e rappresenta solo se stesso? Negli effetti romantici di certe pose da pubblicità di riviste di moda? Cosa mi raccontano? Mmh, non so, ma penso che ancora devo molto vedere e capire in questo campo. Comunque almeno ho avuto la scusa per andar finalmente a veder sta casa di Pasolini! Vabbè, mi si potrebbe dire screanzata, ma meno di 15 anni fa quando il comune di san Vito in occasione di un anniversario pasoliniano organizzò i “Percorsi pasoliniani” quando la gente arrivava a Casarsa manco trovava una targa su sta casa…

bagni stazione2Tra l’altro i casarsesi dovrebbero avere un po’ più di rispetto per loro stessi e per chi capita da quelle parti. I bagni della stazione meriterebbero un salutino da parte dei NAS!!

agosto 30 , 2009 at 2:53 pm Lascia un commento

Speciale gita a Venezia

ferrucci_bonzio_scarpaIeri, sfidando il tempo balzerino, sono stata a Venezia per l’apertura della Festa di Liberazione, a Rialto. Era tutto un fermento di panche da pulire, pesce da cucinare, odor di fritto gustoso e spiedini e mani affaticate che spostavano cose dentro spazi strani da parere impossibili. Ad inaugurare la settimana di feste e dibattiti sono stati Tiziano Scarpa e Roberto Ferrucci, due scrittori veneziani, presentati da Bonzio, giovane segretario provinciale della federazione di Venezia. Il primo quest’anno ha avuto una certa notorietà anche perchè con il suo ultimo libro, Strabat Mater, ha vinto il premio Strega. Roberto Ferrucci, aimè, non lo conoscevo, invece i due insieme fanno un bel racconto della città. [Un po' strambo a dir il vero, perchè mentre parlavano mi sembrava di sentire un eco parlare di questa città qui, Pordenone, dove ci sono i militari come a Venezia, eppure disposti in modo da sembrare di più e dove ci sono speculazioni edilizie e cercatori d'oro, come a Venezia, fatti santi uguali, allo stesso modo.] Perfettamente d’accordo con Scarpa quando dice (interpretazione con parole mie) che il compito della letteratura è dare anche una visione un po’ più in là delle cose, in fondo, come lui stesso ammette, il suo “Venezia è un pesce” è quella città che c’è adesso, figlia del passato, ma dentro all’oggi. Quel guardare le cose con gli occhi e le parole che forniscono mattoncini di visione in più. Quel che mi vien da dire è però che non dovrebbe farlo solo la letteratura, ma tutto il resto pure, sennò il gioco non comincia mai sul serio…luci

Comunque nel complesso una serata strana: mentre tornavo alla stazione un vecchio compagno mi ha ripreso a ripercorrere la strada in senso inverso, insegnandomi le strette relazioni che ci sono tra l’essere marxisti e il giocare al casinò. Così son tornata a casa a mezzanotte passata, con la bora che soffiava a Venezia, come a Pordenone e come penso a Trieste con l’idea che tutto il mondo è paese e tutti i compagni specchio complesso di una società che è un po’ casino, un po’ casinò.

agosto 30 , 2009 at 1:56 pm Lascia un commento

Strabat mater

More about Stabat materL’ultimo libro di Tiziano Scarpa, che lo ha portato a vincere il premio Strega andrebbe forse letto senza troppe aspettative. E’ così strambetto che alla fine vien da dar ragione alla piccola Cecilia che prende una nave e se ne parte per la Grecia. Ma io parlo così solo perchè mi ha fatto un po’ senso leggere dopo pranzo di una testa di serpenti a raffigurare la morte. A pensarci bene però dentro la testa di una sedicenne una visione così ci sta benissimo. Così mi tocca assolvere questo fastidio e non pensarci.

Dentro questo libro c’è una Venezia non da tutti i giorni e non da tutti i turisti, c’è la Venezia di Scarpa, quella che sta dentro alla storia che rappresenta il presente, che lo insegna, c’è quello stimolo alla ricerca e all’indagine costante.

Non so se sia solo un’impressione, ma questi scrittori veneziani, a differenza di quelli pordenonesi, sono proprio belle persone. Non hanno bisogno di rappresentarsi perchè sanno chi sono, non hanno bisogno di inventarsi un ruolo per uscire dalla loro storia, la accettano, se la vivono, la raccontano. E poi Scarpa mi ha fatto pure un bellissimo autografo, che ha ben meritato i soldi spesi del viaggio. A Pordenonelegge l’avrei visto col binocolo. Ma così piace ai pordenonesi…

agosto 30 , 2009 at 1:00 pm Lascia un commento

Il pericolo biciclette?

Su Il Messaggero Veneto di oggi campeggiava in seconda pagina la lettera scandalizzata di un cittadino pordenonese indignato dal fatto che ci sono ciclisti che violano le regole della strada. Ora, dall’articolo si evince che il cittadino in questione si è messo lì proprio ad osservare in maniera puntigliosa il tutto. A questo ha risposto il comandante dei vigili dicendo che cominceranno controlli più severi.

A mio modo di vedere è proprio una cosa vergognosa: abbiamo forse una città modellata a misura di biciclette? Proprio no. Ci sono le piste, ma non in tutta la città e sopratutto non sono perfettamente coordinate tra loro. Mentre gli incroci sono sempre più pericolosi, la città è intasata dal traffico e al ciclista sano di mente tocca per forza arranggiarsi e tutelarsi come può, senza creare danno al prossimo. Così come, con questo caldo bestiale, gli tocca fare le strade più brevi, come può. Certi sensi unici sono tali da obbligare a percorsi trafficati o che allungano anche di un paio di chilometri il raggiungimento dal punto A al punto B.

Ma lo sa questo il cittadino indignato? No, ovvio che non gli interessa. Lui pensa solo ai fatti suoi.

Così ho scritto una lettera al Messaggero, che riporto:

“Leggo sul vostro giornale che il comandante dei vigili di Pordenone a fronte delle proteste degli automobilisti promette multe ai ciclisti indisciplinati. La cosa mi ha riempito di un certo fastidio, visto che è il comandate stesso a dichiarare: “Avremo una pioggia di proteste”. Questo lo può interpretare bene chi, non avendo l’auto e non potendo contare su un sistema di trasporto pubblico ideale, si trova ad attraversare quotidianamente la città sulle due ruote. Nonostante le potenzialità ci siano e le piste ciclabili pure ci sono molti punti critici in città che non rendono serena e sicura la vita del ciclista: è ovvio che in certi brevi tratti si ricorra ai marciapiedi per non incorrere nel rischio d’essere investiti da auto sempre più grosse e sempre più di fretta. Per non parlare poi di quei tratti dove le macchine si dilettano a parcheggiare (vedi la pista che passa dietro le poste centrali in viale Dante) o tutti quei punti dove quanto meno si potrebbe pensare ad un minimo di miglior convergenza tra una pista ed un’altra (tra viale Marconi e viale Grigoletti o via Montereale ad esempio). Le pecche non mancano e spero, in un’epoca in cui domina così tanto la parola sicurezza, non manchi anche al corpo dei vigili e all’amministrazione comunale il buon senso per comprendere che, là dove l’opera pubblica non riesce ancora ad arrivare, ai poveri ciclisti non resta che pensare alla propria incolumità da sé. E vorrei consigliare al lettore, che vi ha scritto così indignato, di farsi un bel giro in bicicletta: capirà forse che se tanti osano disobbedire, sfidando i punti della patente visto il nuovo decreto in materia, forse qualche ragione c’è. Quando emerge un problema la migliore soluzione non è mai la sua cancellazione, servono invece lo studio, l’analisi e la ricerca di una risposta. La repressione affossa, ma non risolve: le risposte trasformano e qualche volta migliorano e chissà che a partire dalle due ruote non si ingrani il cammino di un modo di pensare un po’ più utile a tutti e a tutte.”

p.s.: e a chi volesse dirmi che la legge va rispettata mi permetto di ribattere che bisogna avere il diritto di essere messi nelle condizioni di rispettarla…

Aggiornamento: la lettera è stata pubblicata in data 5 settembre 2009

agosto 28 , 2009 at 8:33 pm Lascia un commento

Le piccole soddisfazioni


Mi sia permessa un po’ di gloria! Oggi c’è stata la premiazione del concorso fotografico della Festa in Piassa di Villanova. E questa mia foto si è aggiudicata il secondo premio :) !! Una cornice elettronica, devo ancora sperimentarla, ma sarà il mio giochetto di domani. E’ proprio una grande soddisfazione perchè c’erano molte belle foto, ma la giuria, che era gente seria ed esperta e che non ho neppure corrotto manco con una birra ha deciso così.
…nonostante usi sempre la mia macchinina digitale del 2006 che adesso si è pure bruciata un pixel!!
Chissà, chissà che non sia questa la mia strada artistica (abbiam tutti da qualche parte il modo artistico con cui ci raccontiamo al mondo… io non l’avevo ancora scovato :P ).

agosto 27 , 2009 at 10:33 pm 2 commenti

Risolvere problemi

Col libro di Microeconomia in mano mi è sorto un pensiero: e se la verità fosse che abbiamo perso la capacità di risolvere i problemi? Mi spiego: in trent’anni non è che non mi sia trovata a risolverne di problemi, ma erano tutti piccola cosa, questioni da mezza giornata o da una giornata intera tutt’al più. o cose che bastava tirar fuori la regoletta giusta già scritta che bastava solo studiarla.

Ma quello che mi viene da pensare, vedendo che in trent’anni non ho mai visto grossi cambiamenti nella mia vita individuale e collettiva è che ci si è posti, forse, troppe poche domande da risolvere insieme. Così si finisce con l’essere una generazione afflitta, poco visibilmente ottimista, molto lamentosa e molto sbrigativa. Ci si arabatta ad arrivare alla fine del mese rinunciando a pensare che forse è un Problema da risolvere, una questione da analizzare in tanti ed affrontare in tanti. Ci si aspetta dalla politica che in pochi mesi vengano risolti i problemi del Paese e poi ci si accontenta di quattro parolette buttate lì, che non cambiano poi mai significativamente le cose.
E i problemi rimangono, insoluti, e siccome non vengono neppure nominati, posti, parlati, marciscono lì, come una forma di malessere inespresso. Invece dovremmo prenderci la fatica di dire: “Che cosa non va?” E non pensare che la risposta arrivi dal dottore.
Forse, così, si penserebbero un po’ di soluzioni e si proverebbe ad applicarle. Forse così qualcosa cambierebbe, innoverebbe, trasformerebbe il nostro modo di essere e costruire relazioni. Forse si sarebbe tutti un pochino più brillanti e attenti.
La Democrazia in Italia è stata la risposta a un problema percepito a livello nazionale e internazionale, il fascismo. Il boom economico c’è stato anche in risposta alla necessità di uscire dalla fame.

Adesso, nel momento in cui non so se e quando potrò andare in pensione, se e quando potrò comprarmi una macchina, se e quando potrò vivere in un posto migliore di questo, se e quando vivrò condizioni di lavoro ideali… forse non ho problemi comuni che richiedono una riscossa? Adesso, mentre nel mondo impazzano guerre, miserie, disequilibri giganteschi non ho un problema che sento e che richiede analisi, studio, proposta di soluzione? Non so, ma google sta volta non conosce la risposta a questi problemi, così, mi dico, forse c’è banalmente molto lavoro da fare. E nessuna soluzione preimpostata.

agosto 26 , 2009 at 9:12 pm 6 commenti

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