Cerca che ti cerca: Ideal Standard e altro
agosto 23 , 2009 at 10:33 am 6 commenti
Da qualche tempo sto sperimentando Tumblr, una specie di piattaforma per blog dove si possono riprendere anche i post di altri utenti e condividere facilmente link vari. Io lo uso più che altro come promemoria di vari link e vedere cosa si dice un po’ in giro per il mondo. A dir il vero non ci si trova quasi mai roba proprio interessante, più che altro ci son cose divertenti e ogni tanto qualche foto carina.
Però l’altro giorno ho trovato questo post from UK che riportava una notizia del 16 luglio relativa a Ideal Standard International e sono subito andata a leggermi la fonte. Questo mi ha stimolato ad approfondire alcune cose su cui riflettevo da un po’.
In pratica Ideal Standard International ha annunciato l’acquisto per una cifra non dichiarata di 4 società “consociate” (il mio inglese finanziario è un po’ carente) di Qualceram Shires, un’industria di ceramiche sanitarie irlandese. Le società sono Shires Ireland, Quay Bathrooms, Quality Ceramics (Arklow) e Quality Ceramics (Sales). In particolare Ideal Standard ne ha acquisito le proprietà intellettuali, dichiarando di “operare in linea con la sua strategia di mercato e con l’intento di rafforzare la sua posizione nel mercato inglese e irlandese”.
Frugando nel web atraverso le mie (ancora) scarse conoscenze di finanza e con il mio inglese un po’ troppo informatichese, ho letto che la Qualceram Shires era un’azienda in grossa crisi e in aprile (dopo che il titolo è stato sospeso per eccesso di ribasso e le banche si erano rifiutate di pagare i creditori) è stata smembrata in due parti: una parte inglese e una parte irlandese, preparando così l’acquisizione per Ideal Standard.
Ora, questa non è di certo una grande storia, specie se raccolta da chi di processi economici non ci capisce ancora molto, però mi induce un po’ a riflettere: in Italia vengono chiusi due stabilimenti e si parla di 700 esuberi, mentre poi si vanno a fare investimenti su mercati decisamente più in crisi del nostro (la situazione in Irlanda è notoriamente critica da almeno un anno). Cosa può aspettarsi questo paese visto il comportamento che queste multinazionali stanno avendo in Italia? Certo, probabilmente è un territorio che si può permettere d’essere più competititivo, visto che tasse e leggi sul lavoro sono state fatte proprio per lanciare quest’isola e attrarre capitali stranieri (IBM, Microsoft… le opportunità che c’erano in irlanda in campo informatico erano notoriamente vaste), ma attualmente sta così male da aver chiuso alcuni ministeri per tagliare le spese.
Così mi viene da pensare che forse noi stiamo peggio di loro. Solo che non riusciamo a percepirlo. La Nestlè lascia grosse fette di mercato italiano (ha venduto più del 30% delle acque minerali che erano quasi tutte sue, ha venduto la Motta alla Bauli… e altro pare intenzionata a fare), Luvata e Ideal Standard si permettono di tagliare e chiudere stabilimenti e, cercando un po’ in rete, leggo che neppure la situazione in Sardegna è di molto migliore e trovo che quella che era solo una mia percezione in realtà pare essere una cosa assodata (qui dalla Toscana e qui da Bergamo).
Ma fino a qui arriva la mia micro ricerca. Perchè non so se questi sono segni di una scelta economica che legge il futuro o semplicemente effetti del costo del lavoro, come ci raccontano. Il costo del lavoro era questo anche prima della crisi e i confini e le possibilità di delocalizzazione ci sono da anni.
Cert’è che forse avremmo dovuto saper insegnare a chi investiva in Italia che la nostra è una “Repubblica fondata sul lavoro” e la legge è uguale per tutti… Forse adesso ci prenderebbero un po’ più sul serio.
Entry filed under: Avvenimenti, friuli, Lavoro, Politica, Riflessioni. Tags: crisi, economia, friuli, ideal standard, Italia, luvata, Riflessioni.
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1.
ildan | agosto 24 , 2009 alle 2:59 pm
Non so se si può prendere come prova dello sfascio economico italiano sia il fatto che la Nestlè si comperasse al tempo le acque minerali italiane sia che ora sia costretta a rivendercele…
2.
sarasx | agosto 24 , 2009 alle 3:48 pm
Non è che è costretta a rivenderle: dice che non sono più convenienti. Ma calcolando i 4 soldi a cui vengono vendute le nostre acque alle aziende che imbottigliano… E poi non è solo l’acqua… e non solo la Nestlè ritiene non sia più conveniente investire nel mercato italiano…
3.
ildan | agosto 24 , 2009 alle 4:35 pm
Ma ora mi credi a quello che dice la Nestlè?
Una multinazionale quotata in borsa non dirà mai “vendiamo le acque italiane perché siamo nella merda”. Una spiegazione plausibile potrebbe anche essere che la Nestlè, avendo bisogno di liquidi (finanziari), venda le acque italiane perché rendono meno di quelle sud americane e perché c’è qualcuno disposte a comperarsele. Piuttosto noterei che alla fin fine le aqcue italiani finiscono in mani di casa nostra, probabilmente con il placet sia del governo, sia dell’opposizione, quella scettica rispetto al libero mercato, alla globalizzazione ecoomica o alla privatizzazione delle acque.
4.
sarasx | agosto 24 , 2009 alle 5:26 pm
Ma ti pare che multinazionali come queste han bisogno di liquidità? E’ un discorso che vale per le piccole e medie aziende. Non per l’Ideal Standard che chiude e manda a casa e neppure per la Luvata che chiude e manda a casa senza valutare opzioni di vendita. Io non so come funzionino i mercati, ma di certo stiamo dimostrando di dipendere molto dai capitali stranieri senza la capacità di avere qualcuno che si sostituisce ad essi.
Se anche dentro confindustria aleggia l’idea che le multinazionali stanno lasciando il paese qualcosa vorrà pur dire…
5.
ildan | agosto 24 , 2009 alle 9:41 pm
Sto solo tentando di dire che l’argomentazione che tu stai usando per dimostrarne l’entità può facilissimamente essere usato nel verso contrario.
Se negli USA hanno nazionalizzato un sacco di banche per crisi di liquidità, che questa si sia estesa di conseguenza ai grandi gruppi industriali è l’essenza della crisi che stiamo vivendo. Quindi se la Nestlè vende le acque italiane a degli italiani uno la può benissimo vedere come crisi della Nestlé e ripresa dell’economia italiana, visto, poi, che siamo in un campo in cui si può dire tutto di tutti senza timori di esser scientificamente smentiti.
Non voglio smentire le tue conclusioni, le osservazioni sono sull’argomentazione
6.
sarasx | agosto 24 , 2009 alle 10:08 pm
Non è che stessi argomentando, con quelle quattro nozioni che ho in questo campo che argomenti vuoi che abbia? Ho messo solo 4 cose in croce.
!!
Comunque la Nestlè è Svizzera, non americana e non credo che sia in crisi, come non sono in crisi neppure le altre multinazionali in questione (magari taroccano i bilanci, ma a quanto dicono i sindacati, sono tutte aziende sane).
A me pare di leggere una scarsa fiducia nel nostro mercato, dettato anche dal fatto che basta che questi se ne vadano un pochettino che tieni 1.000 famiglie con un cassaintegrato in casa solo nella mia provincia. Però non è un argomentazione questa, perchè è solo una mera osservazione dettata da poco dimostrabile intuito femminile
Infatti senti qua la mia favoletta (non supportata da conoscenza e logica alcuna, quindi non è un argomentazione…) supponiamo che costoro fino ad oggi abbiano introiettato nei nostri mercati un bel tot di risorse (diciamo magari che essendo in tanti ognuna ha messo un pochino): ora che c’è la crisi comunque non incassano un granchè, allora se ne vanno (potrebbero benissimo restare e fare un’opera buona, per quei 4 schei rispetto al loro fatturato che investono qui), tanto per evidenziarla ancora un po’. Poi san bene che manca classe dirigenziale capace di rivalutare spazi di mercato (la prova ne è che è tutto un mortuorio di industriali che piangon il morto), così se ne vanno sapendo di impantanare ancora di più il tutto. Chiudono senza rimetterci e poi magari tra qualche anno tornano quando tutto converrà perchè magari si andrà in degflazione o che so io cosa sperano questi.
E’ il cosa sperano questi che mi interessa, perchè investimenti e disinvestimenti non si fanno guardando al presente… e io vorrei capire non tanto il futuro reale (che non è prevedibile), ma almeno le previsioni che si stanno facendo adesso (e che a me non le raccontano, o forse non son capace di leggerle).
Anche in italia si son nazionalizzate tante banche nella storia, e non è stato sempre un grande affare salvarle tutte…