Il pericolo biciclette?
Agosto 28 , 2009
Su Il Messaggero Veneto di oggi campeggiava in seconda pagina la lettera scandalizzata di un cittadino pordenonese indignato dal fatto che ci sono ciclisti che violano le regole della strada. Ora, dall’articolo si evince che il cittadino in questione si è messo lì proprio ad osservare in maniera puntigliosa il tutto. A questo ha risposto il comandante dei vigili dicendo che cominceranno controlli più severi.
A mio modo di vedere è proprio una cosa vergognosa: abbiamo forse una città modellata a misura di biciclette? Proprio no. Ci sono le piste, ma non in tutta la città e sopratutto non sono perfettamente coordinate tra loro. Mentre gli incroci sono sempre più pericolosi, la città è intasata dal traffico e al ciclista sano di mente tocca per forza arranggiarsi e tutelarsi come può, senza creare danno al prossimo. Così come, con questo caldo bestiale, gli tocca fare le strade più brevi, come può. Certi sensi unici sono tali da obbligare a percorsi trafficati o che allungano anche di un paio di chilometri il raggiungimento dal punto A al punto B.
Ma lo sa questo il cittadino indignato? No, ovvio che non gli interessa. Lui pensa solo ai fatti suoi.
Così ho scritto una lettera al Messaggero, che riporto:
“Leggo sul vostro giornale che il comandante dei vigili di Pordenone a fronte delle proteste degli automobilisti promette multe ai ciclisti indisciplinati. La cosa mi ha riempito di un certo fastidio, visto che è il comandate stesso a dichiarare: “Avremo una pioggia di proteste”. Questo lo può interpretare bene chi, non avendo l’auto e non potendo contare su un sistema di trasporto pubblico ideale, si trova ad attraversare quotidianamente la città sulle due ruote. Nonostante le potenzialità ci siano e le piste ciclabili pure ci sono molti punti critici in città che non rendono serena e sicura la vita del ciclista: è ovvio che in certi brevi tratti si ricorra ai marciapiedi per non incorrere nel rischio d’essere investiti da auto sempre più grosse e sempre più di fretta. Per non parlare poi di quei tratti dove le macchine si dilettano a parcheggiare (vedi la pista che passa dietro le poste centrali in viale Dante) o tutti quei punti dove quanto meno si potrebbe pensare ad un minimo di miglior convergenza tra una pista ed un’altra (tra viale Marconi e viale Grigoletti o via Montereale ad esempio). Le pecche non mancano e spero, in un’epoca in cui domina così tanto la parola sicurezza, non manchi anche al corpo dei vigili e all’amministrazione comunale il buon senso per comprendere che, là dove l’opera pubblica non riesce ancora ad arrivare, ai poveri ciclisti non resta che pensare alla propria incolumità da sé. E vorrei consigliare al lettore, che vi ha scritto così indignato, di farsi un bel giro in bicicletta: capirà forse che se tanti osano disobbedire, sfidando i punti della patente visto il nuovo decreto in materia, forse qualche ragione c’è. Quando emerge un problema la migliore soluzione non è mai la sua cancellazione, servono invece lo studio, l’analisi e la ricerca di una risposta. La repressione affossa, ma non risolve: le risposte trasformano e qualche volta migliorano e chissà che a partire dalle due ruote non si ingrani il cammino di un modo di pensare un po’ più utile a tutti e a tutte.”
p.s.: e a chi volesse dirmi che la legge va rispettata mi permetto di ribattere che bisogna avere il diritto di essere messi nelle condizioni di rispettarla…
Aggiornamento: la lettera è stata pubblicata in data 5 settembre 2009
Entry Filed under: Avvenimenti, Discorsi, città, giornalismo, sicurezza. Tag: biciclette, decreto sicurezza, pordenone, vigili.






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