Archive for febbraio, 2010
Cene e primavere
“Guarda, la primavera, stan arrivando le anatre”
“I se germani reali!” ribatte il sior.
Beh, insomma, oggi l’umidiccio comanda, ma ieri il sole scaldava la terra e l’aria. La sera cena di autofinanziamento della Federazione della Sinistra del Veneto Orientale, siam sbarcati a Caorle, tra i campi, incontrando tanta gente in festa. Non avere nulla da votare non mi aiuta a liberare la mente, perchè mi porta comunque a guardare le elezioni degli altri. E così mi accorgo che tutto il mondo è paese, che le dinamiche che entrano in gioco in terra veneta non son poi così diverse da quelle di casa nostra, ma vabbè. Fa sentire meno anomali. E meno soli, vista la quantità di gente, il calore, l’entusiasmo, la passione con cui si stanno muovendo per queste elezioni 2010…
Aperitivo domani a Torre!
Inoltre ci saranno le testimonianze di alcune esperienze locali su Gas, orti sociali, ecc.
Prima di andare a dormire
Ieri si è chiusa la 4^ Conferenza dei Giovani Comunisti. E io giovane non lo sono più. Negli ultimi anni, quando in pochi di noi, abbiamo provato a fare qualcosa nella nostra provincia ci vedevo sempre più vecchi e speravo solo “chissà che poi ne vengano altri, che hanno voglia di fare qualcosa”. Altri ne sono arrivati, le cose non sono andate come pensavo, ma vabbè. Forse capita sempre così.
Che chi è più forte vince. Anche se dipende poi da cosa è alimentata la forza.
Ho sempre pensato che la politica si dovesse fare mettendo in un angolo il proprio Io e ricercando quella sintesi, quell’elaborazione nella lettura dei fatti e delle cose, che produce percorsi che vanno in direzione del riconoscimento e della tutela, della difesa, del bene comune. Ma forse ho sbagliato pensando che al bene comune corrispondesse la capacità degli uomini e delle donne di autosostenersi dentro l’ambiente in cui si trovano a vivere, trasformandolo al fine del reciproco benessere e non del proprio singolo, insoddisfabile Io.
Invece mi accorgo che questa classe politica, diversa da quelle che sono venute prima forse solo per una questione di stile, di classe, di vestito, si fa portavoce di altro.
Pensavo che la democrazia si sostenesse con la partecipazione, con l’attenzione, con lo studio. Ma si può partecipare, stare attenti, studiare, leggere, pensare e poi lo stesso alla fine trovarsi con un pugno di polvere in mano, senza aver spostato di un grado la direzione, senza riuscire a tenere la barra là, verso dove la si vuole tenere. Sentire, là dove si fa sentire, la responsabilità che ti dice “Ecco, hai fatto quel che potevi”, e così capire di avere forze piccole e fragili, quasi inutili.
Perchè c’è sempre qualcosa che spinge più forte, che ammalia, più delle condizioni del proprio vicino. Ed è quel potere, fosse pure il potere del nulla, che si costruisce non nel consenso attorno a una visione, ma nella costruzione di una reggia a cui garantire benessere, in cui allevare seguaci, magari sempre più scarsi del re. Così che a nessuno venga in mente di tagliare la testa, al re. Ma questo non è il consenso, questo non ha niente a che fare con la democrazia. Prima o poi arriva, la coppa avvelenata, e la storia ricomincia, da capo, arriva il turno del vice già predestinato e di nuovo la reggia ricomincia a ballare, tra danze sempre più scoordinate e vuote.
Ecco, quanti re abbiamo nella nostra piccola Italia! Re di ogni ordine e grado. E poi cortigiani ambiziosi, ma anche tanti cortigiani devoti, lasciati senza gli strumenti per leggere le cose, o forse solo contenti così, o forse hanno solo bisogno di tempo: per accorgersi che il re in fondo è nudo.
E di questo siamo tutti un pochino colpevoli, perchè se a tutti e a tutte fossero date le stesse possibilità, gli stessi strumenti, allora tutti si renderebbero conto di poter essere loro medesimi re di sè stessi. Invece forse troppe volte accettiamo di avere sudditi che non meritiamo d’avere, mantenendo privati saperi e conoscenze e relazioni, facendo la voce più grossa, gridando più forte, picchiando di più, o accettando, per la propria tranquillità, che tutto questo possa accadere.
In questo momento la Sinistra che vorrei mi chiedo se mai ci sia stata. E così, per come la vedo io, è una fortuna che non ci sia mai stata. Perchè così posso credere o forse solo sperare che dopo Filiberto a San Remo qualcuno in più si stia perdendo questa sera a pensare “Ma quanto era ganzo quello là del Gattopardo! Aveva proprio ragione.” E magari si domandi com’è potuto accadere.
Beato il popolo che non ha bisogno di Re.
La gara
Scoperte da fine settimana: è in triestino, ma basta la musica per capire…
. E’ o non è carino?
Storie di corriera
Ad Azzano Decimo sale un ragazzo. Etiope, keniota? Alto, magro, si ferma a fianco all’autista e chiede un biglietto. L’autista non sente:
“E allora? Cosa stai fermo lì?”
“Un biglietto”
“E da quando? C’è scritto lì fuori: Non si vendono biglietti in vettura!”
La corriera riparte e il ragazzo si siede, due posti dietro a me.
“Sempre i soliti!” dice il signore in prima fila. Un signore anziano, ha dormito tutto il viaggio. Un signore un po’ così, altre volte l’ho sentito cercare appoggio su frasi del genere. Ma l’autista non gli dà corda, è stato sì scortese con il ragazzo, ma anche loro, son comprensibilmente scortesi spesso con i viaggiatori senza biglietto, senza distinzioni di nazionalità, od età.
Così il signore prosegue, alza la voce, quasi urla ”Sperem che torni Hitler. O Mussolini! Che i mete le robe a posto!”
E sta volta però mi viene spontaneo sussurrare, che qualcuno possa sentire: “Intanto per una roba del genere adesso meriterebbe la galera lei.”
Ma prima che la mia frase sia finita il ragazzo gli risponde, così che tutti possano sentire:
“Lei è un fascista. Ma il fascismo è finito e i fascisti non riusciranno a tornare”.
Ecco che il signore vorrebbe dire qualcosa, azzarda una mezza parola, ma l’autista che sa fare il suo mestiere stabilisce: “Basta: che fuori piove già abbastanza.”
Storie di Val di Susa
“«E’ volata qualche palla di neve e qualche gavettone peno d’acqua contro i poliziotti schierati a difesa della trivella. Erano le otto di sera e non eravamo molto lontani dalla zona del cantiere. Non ho visto lanciare nessuna pietra né bastoni. Quando andiamo a manifestare facciamo rumore e basta. Alcune volte abbiamo anche parlato con i poliziotti spiegando le nostre ragioni, tranquillamente. Ma due sere fa non è andata così. Li abbiamo sentiti urlare inferociti che ci avrebbero preso. Erano molto minacciosi, frasi terribili. Ci siamo spaventati. E’ partita una carica e tutti siamo scappati per i campi. Io ho perso mio marito perché ad un certo punto i lacrimogeni sparati ad altezza uomo ci hanno fatto perdere l’orientamento. Sono scivolata nella neve. E’ stata la mia fine. Mi sono volati addosso almeno in tre. Era tutto buio ed ho capito che era da sola. Mi colpivano in testa e sulle gambe, ma soprattutto al volto. Selvaggiamente. A un certo punto hanno smesso come se avessero capito che ormai ero solo più un mucchio di carne ed ossa rotte». Questa è la testimonianza di Marinella Ala, quarantuno anni, sposata. Dopo il pestaggio il suo volto era una maschera di sangue…” (da Liberazione del 19/02/2010)
Io in Val di Susa non ci sono stata. Ma c’è gente lì, che la TAV non la vuole. E che difende la propria terra, con passione. Storie come questa passano veloci nei media, perfino La Repubblica, che ha tanto voluto parlare di “libertà d’informazione”, ha parlato di due persone ferite, senza entrare nel merito. Senza entrare nel merito di com’è che uno si ritrova grave in ospedale con un trauma cranico. Se l’è meritata? Si può dire così?
Ma tanto la Val di Susa è lontana e si sa, dopo anni di proteste la solidarietà si affievola, nascono questioni nuove, l’attenzione si sofferma da qualche altra parte. Così va a finire che una Marinella si riempie di sangue. Quando finirà?
Oggi a Trieste c’è un presidio di solidarietà in Piazza Unità.
V per vendetta
Dato che lunedì mi sono persa per l’ennesima volta “V per vendetta” me lo sono fatta prestare in DVD. Dopo le parole di oggi di Berlusconi nei giornali chissà se è solo una coincidenza il fatto che l’abbiano trasmesso su Italia 1. Si sa che un film è solo un film, ma non ho potuto fare a meno di notare alcune analogie tra la storia del film e la manifestazione di dicembre del Popolo Viola (a cui ho partecipato) e al percorso dentro cui è andata creandosi quella manifestazione.
Tra l’altro oggi su Nova 24 c’era una articolo dal titolo ”Resistenza a tinte viola” dove veniva raccontata la vicenda della pagina di Facebook del gruppo del Popolo Viola legata alla faccenda di quel San Precario di cui è ancora ignorata la vera identità. Ecco, attingendo al mio animo complottista e dietrologo già sulla manifestazione di dicembre nutrivo qualche dubbio. E da allora rimango della mia idea e per una volta tanto do ragione a Berlusconi. Con questo non intendo affatto giudicare l’operato della giustizia, che è doveroso, anzi, e per fortuna che certe cose vengono alla luce, però ecco, non basta far cadere un governo per fare la rivoluzione e resto perplessa rispetto al destino del nostro Paese. Perchè una democrazia è sana e salda quando democraticamente è il popolo a far dimettere i suoi rappresentanti. E tutto il resto mi preoccupa un po’.
Ma per fortuna il sole tramonta sempre più tardi, ho passato l’esame di economia aziendale e presto presto (spero) avrò la macchina fotografica nuova, mentre l’oroscopo mi augura ogni bene. E questo Paese in fondo è molto meglio, anche se malato, di quanto tante volte ci autoconvinciamo che sia.
San Remo e il web
Sto guardando San Remo dal sito della Rai. Volevo evitarlo, ma come fare? Ha sempre quel suo fascino… Ho cominciato tardi però così l’unica canzone che ho sentito fino ad ora è quella di Filiberto e Pupo. Un orrore che han cercato d’addolcire con la voce di un cantante lirico, ma per carità, brutta è e brutta resta.
Poi sto Cassano. Sarà pure stupido però mi sembra abbia imparato bene la parte o legge bene il gobbo. Cert’è che sta durando un sacco sta promozione del personaggio… speriamo che la Tim gli faccia fare presto una pubblicità, così non stressa più.
Per fortuna c’è Twitter e i commenti che stan fioccando son veramente stra stra simpatici. E poi qualcuno dice che questi social network non servono a niente: servono eccome! A tirar avanti da italiani come si deve, ma… cercando di farsi un po’ di anticorpi
!

