Archive for maggio, 2010

Se l’arte della politica è solo arte della polemica

Anche oggi il Messaggero Veneto riporta le polemiche legate all’intitolazione della Sala Stampa della provincia ad Almerigo Grilz, giornalista triestino. Io so chi è solo perchè quando studiavo a Trieste in occasione dell’anniversario della sua morte, Viale XX settembre veniva tappezzato di manifesti della destra triestina alla memoria. Robe un po’ da brividi a dir il vero, perchè son le stesse pareti che accolgono le più fasciste frasi e sigle presenti in Italia (e forse non è un caso se un ex direttore de Il Piccolo di Trieste sia intervenuto sulla vicenda facendo notare che il personaggio era comunque un personaggio un po’ contradditorio).

Non c’è dubbio che nel compiere questo gesto si cercava la provocazione. Ovvio che a tale provocazione qualcuno abbia risposto. Ma dato che da qualche giorno non se ne parlava più ecco che Ciriani salta fuori provocando nuovamente e disprezzando il fatto che a Pordenone vi sia uno spazio dedicato a Peppino Impastato. E perchè? Perchè era di Democrazia Proletaria.

Questa se la poteva seriamente risparmiare. Perchè s’intitola qualcosa alla memoria e la memoria sta nel riconoscimento del valore e del simbolo, nella condivisione di qualcosa dentro la vita degli altri. Senza per questo voler dire che ci sono morti di serie A e di serie B. Ma non posso dimenticare come i compagni di partito di Ciriani in occasione della morta di Enzo Baldoni in Iraq o nel caso del rapimento della Sgrena sollevarono polemiche e contestazioni dicendo che se ne potevano stare a casa! Ma come, da una parte si elogia la memoria sostenendo il coraggio e l’informazione e da un’altra… Non capisco quale sia il valore allora che si vuole ricordare e condividere.

Peppino Impastato, come tanti giornalisti e gente comune che è stata ammazzata dalla mafia, è esempio per tanti giovani di cosa significhi parlare di antimafia e cosa significhi l’impegno dentro la vita pubblica attorno a certi temi. E Ciriani non può giocare con le cose, le storie, i simboli. Se ne dovrebbe vergognare.
Perchè è ovvio che stia giocando la sua partita cercando di legittimare tutto il legittimabile della storia della destra regionale, ma per favore, nel fare questo, mantenga un po’ di dignità. Per il ruolo che svolge e per il senso della politica: che i conflitti, gli scontri, le discussioni s’inneschino sì, ma che non si basino su delle targhe. Si abbia il coraggio di lanciare l’amo su altre cose. Ha voluto provocare, far rispondere alle provocazioni, giocare coi lettori dei giornali. Tutto questo non era necessario. Rispetto all’obiettivo (se sincero era), pure un po’ volgare.
Ciriani fa così solo per fare polemica, non per fare memoria. Se così non fosse avrebbe potuto pensare a uno dei tanti giornalisti uccisi negli anni del terrorismo, che fu rosso e fu nero. Sarebbe stato un gesto di coraggio. Ma chissà perchè, c’erano forse altri sassolini che doveva togliersi dalla scarpa.

Dell’arte della politica come arte della polemica ci si dovrebbe vergognare. E invece no, da tutte le parti la si alimenta e ci si gioca su. E così facile! Produce notorietà a prezzo così conveniente! Ma che bassezza l’ignoranza della contrapposizione come unica modalità d’azione possibile…

maggio 31 , 2010 at 11:11 am Lascia un commento

Piroso e il giornalismo italiano

Antonello Piroso ammetto che prima di essere un giornalista secondo me è proprio un figo. Quindi ogni giudizio che posso dare di lui risulta essere drogato da una simpatia di parte che va oltre ogni considerazione sul suo lavoro. Poi però bisogna pure dire che è anche bravo in quello che fa. Perchè è vero che pur assumendo un suo punto di vista, in un qualche modo dichiarato, sta lì non a caccia dei consensi e dei fan. Stà in maniera coerente, indipendentemente da quanto accade.

Comunque magari è solo l’impressione che mi da, non riuscendo a seguire con una certa costanza La7. Nonostante tutto però, nonostante la tv dicasa malfunzionante, ecco che sono riuscita a vedere la puntata dedicata a Walter Tobagi, trasmessa qualche sera fa. L’ho incrociata sul sito de La7, dove la si può vedere “in differita”, per la precisione qui. Vi avviso: dura 2 ore. Ma si può mettere in pausa e guardare a pezzi. Ecco, ci sono titoli di libri, pezzi di storia, elementi che inducono alla riflessione e poi c’è una certa riflessione sul mondo del giornalismo di ieri e di oggi estremamente forte.

[Quando avevo 18 anni e l'età per avere sogni avrei voluto tanto diventare giornalista. Ma poi ho visto i grandi giornalisti all'opera e così mi sono accorta che ci voleva stomaco ad accettare quel mondo lì. Peccato che nessuno all'epoca potesse spiegarmi che tutti i mondi fanno schifo allo stesso modo e adesso forse è troppo tardi (o forse no?). In fondo se ci fossero anche solo frammenti di mondo fatti bene e funzionanti non vi sarebbe tutto questo malstare diffuso, sottopelle, lamentoso. Non vi sarebbero tante ingiustizie sociali e contraddizioni. Comunque questo non ci azzecca con il discorso iniziale.]

Insomma grazie alla visione di questo documentario ho trovato che gli scritti di Tobagi sono stati raccolti da Franco Abruzzo e sono scaricabili dal suo sito. Si possono scaricare. Si possono leggere. Si può raccontare e non dimenticare.

maggio 30 , 2010 at 7:03 pm Lascia un commento

La nostra vita

Ok, sono andata a vedere La nostra vita solo per vedere Elio Germano. Se lo sapevo però che era un film così magonoso andavo dopo cena, non prima. Perchè me ne sono uscita col mal di testa e la nausea, ecco perchè.

In questo film, di cui non voglio fare sunti o premesse (ne ho presa una nausea ai tempi delle medie), ad un certo punto ci scappa il morto in un cantiere edile. Beh, la storia fa capire fin troppo bene come funzionano le cose nel mondo dell’edilizia, ma ha il merito di non prendere una posizione rispetto alle cose (fa molto più pugno allo stomaco raccontarti la realtà, che alla fine ti rendi conto che certe schifezze son ormai la vita di tutti noi…). E alla fine, durante i titoli di coda, zac, la scritta che dice che sto film ha il patrocinio del ministero dei beni culturali. Certo, ci mancasse, l’unico film italiano quest’anno a Cannes…

Però non so, non vi fa strano? Io non ho sentito poi un granchè di prese di posizione del Governo in queste settimane contro il problema del costruire… Comunque uscendo non ho potuto fare a meno di guardare con ancora più impressione del solito i cantieri di via Marconi, che non si capisce perchè tocchi tutto sto costruire, per poi farsi tutto sto “Vendesi”, mentre ciò che c’è è invenduto ormai da anni, i negozi si svuotano lasciando vetrine vuote. Tra trent’anni la chiameranno “speculazione del XXI secolo”. Certo che però, potremmo cominciare da un po’ prima, no?

maggio 29 , 2010 at 7:21 pm Lascia un commento

Un momento di respiro?

Come già vi ho raccontato qui e qui la pedemontana pordenonese non è proprio lo spazio esemplare di benessere per lo spirito e i polmoni che si potrebbe immaginare. E quindi un risolino sotto i baffi non me lo sono potuta evitare quando ieri ho letto che agli impianti della Bioman di Maniago sono arrivati i carabinieri a sospendere l’attività per poter analizzare il terreno circostante che pare avere materiale non del tutto consono mescolato alla terra. Alla Bioman si trattano i rifiuti urbani e speciali non pericolosi, ma i primi di marzo hanno ottenuto l’autorizzazione dalla provincia a procedere con un nuovo impianto destinato a trasformare in energia elettrica i rifiuti umidi (il famoso biogas). Ma con la scusa dei controlli e dei carotaggi al momento è tutto fermo, anche il conferimento dei rifiuti attuale.

Certo, ovvio, in tempi di crisi va a finire che la gente sta a casa (anche se questo nei giornali non è scritto), però il fatto è che lì si sta creando una cloaca gigante per la nostra regione. E insomma, non credo siamo pronti. Perchè queste cose “tocca farle” se non ci sono alternative (Ma le alternative ci sono! Riciclare ad esempio!) e se si è pienamente coscenti di cosa sta capitando. Ma io non penso lo si sia. Il nuovo piano rifiuti regionale entrerà ion vigore dopo che Cementizillo, Biogas, etc, saranno ormai a regime. E quindi nel frattempo il disegno che vedo è quello di una spartizione non proprio limpida della gestione dei rifiuti. Non credo serva un genio a capire che troppe mani lunghe si stanno spartendo la nostra provincia. La cosa più incredibile è capire che ai pordenonesi va bene così.

Io spero di non dimenticare. Di non dimenticare quel che si vede oggi accadere. Che chi si schifava dell’emergenza rifiuti campana oggi accetta affari schifosi in Friuli in cambio di qualche posto di lavoro. Che chi si chiedeva come il fascismo sia potuto accadere svende l’anima per non sforzarsi dentro alla costruzione di una cultura d’opposizione.

Abbiamo occhi e testa per leggere la nostra terra, le sue dinamiche, interpetarne il futuro. Quali favole si racconteranno ai bambini di domani? “Ho taciuto in cambio di un condono edilizio”. “Una volta non si pensava che…” ?

maggio 28 , 2010 at 2:52 pm Lascia un commento

Trent’anni fa

Trent’anni fa, era il 1980, moriva Walter Tobagi, giornalista del Corriere della Sera, ammazzato dai terroristi della brigata Brigata XXVIII Marzo, a Milano.

Sua figlia Benedetta ne ha riportato all’attenzione pubblica la memoria pubblicando l’anno scorso “Come mi batte forte il tuo cuore“. Un libro bellissimo, perchè racconta, indaga, costruisce quei ricordi collettivi, a distanza di trent’anni, su anni che questo paese ha preferito mettere in disparte anzichè affrontare.

A quale prezzo?

Oggi forse pochissimi insegnanti nelle loro aule ricorderanno che questa è una data della nostra storia. E purtroppo perchè molti non lo ricorderanno nemmeno, forse neppure lo sapranno. In fondo ogni giorno meriterebbe un ricordo, visto quanto quegli anni hanno combinato.

Neppure le home page dei quotidiani, nonostante tutto il lavoro di Benedetta Tobagi di pubblicizzazione e racconto e recupero storico di quegli anni, ricordano oggi che son passati trent’anni (anche se il Corriere della Sera lo ha fatto ieri).

Eppure la memoria, prima ancora della storia, ha un significato ed un peso importante. Ricordare ci spetta, come un dovere. Non stupiamoci poi se succedono cose come queste…

maggio 28 , 2010 at 8:40 am Lascia un commento

La mia vicina e l’erba

E’ la seconda mattina che mi capita di incrociare la mia vicina di casa, la ragazza del piano di sopra, che cammina a piedi nudi sul nostro bruttino giardino verde dietro casa, vestita con le sue stole, siano dell’India, siano del Bangladesh, chi lo sa.

Cammina, a piedi nudi nell’erba e la prima volta che l’ho vista mi ha stupito un po’.

La meterialità della normalità è rivoluzionaria. La verità, concreta, materiale, è bellezza.

E se tutto stesse dentro la nostra normalità, non da reinterpretare, non da evadere, ma da leggere? Come esco, come cambio, ciò che è bene e ciò che è male tra le cose che tocco ogni giorno, tra i rapporti personali da aggiustare o sottolineare?

I disequilibri rompono, le rotture trasformano, le trasformazioni salvano.

Abbiamo cotonato le nostre esistenze ed ora produciamo poco più che lamenti virtuali. Riuscissi a convincere almeno un collega, mi alzerei in piedi e uscirei in piazza. Non c’è nessun romantico splendore nella miseria. Perchè non abbiamo neppure il coraggio di dire BASTA?

maggio 27 , 2010 at 8:20 am 4 commenti

33.888

…il numero di visite che ha ricevuto fino a questo momento sto blog. vorrà dire qualcosa sto numero o no? (n.b: 8×3+3×2=30=>3… sarà o no un segno? un numero di tale peso… ok  vado a lavare i piatti)

maggio 24 , 2010 at 9:31 pm 3 commenti

Uscite domenicali

Più guardo codesta foto e più non posso far a meno di notare che effettivamente è proprio fascinosa. L’ho pescata da una piccola chiesetta a Polcenigo, paesino della pedemontana pordenonese. Tal chiesetta “di antica origine, ma rifatta nel seicento”, come recita il sito della provincia di Pordenone, è dedicata a San Rocco, che, seppure probabilmente ignaro di tal responsiabilità, è patrono di fatto della mia famiglia (a proposito e voi? avete pure voi un santo protettore?). Ovviamente internet non racconta molto di più (rispetto a codesta chiesa intendo ovviamente, non rispetto la veneranda storia del mio cognome),  il che mi fa ancora una volta riflettere sul fatto che le informazioni della rete son più macro che micro, poco territoriali e molto recenti, mentre paradossalmente ci si trovano con grande facilità i libri vecchi non comperti da diritto d’autore.
Le fatiche delle proprie ricerche forse uno preferisce tenersele per sè?
Comunque chi volesse ecco qui qualche altra rappresentazione polcenighese.

maggio 24 , 2010 at 8:04 pm Lascia un commento

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