Archive for maggio 4 , 2010
Tra Crowdsourcing e American Gods… da domani si parte!
Twitter è un po’ una perdita di tempo, un po’ un modo per trovare cose strane. Ad esempio seguendo una ragazza italiana che ha sempre belle cose da suggerire, ho deciso di partecipare a questo esperimento su scala molto più vasta, imparando, senza aver ancora cominciato, un sacco di cose nuove.
Il consiglio è stato di partecipare a questa cosa qui, ossia ad una supersonica lettura collettiva di American Gods di Neil Gaiman, lanciata su Twitter da Jeff Howe, un giornalista americano. La lettura comincerà domani, 5 maggio, e tutte le evoluzioni si possono trovare su Twitter, seguendo @1B1T2010 e @Crowdsourcing . Io mi son subito fiondata in libreria a prendere sto libro, che in Italia è pubblicato tra gli Oscar Mondadori.
Ma ovviamente non potevo fare a meno di lasciarmi incuriosire da questa parola per me nuova e di cui ignoro totalmente la pronuncia: Crowdsourcing. Sto giornalista ne ha scritto un libro e quindi mi è toccato andare a cercare di che si tratta (sia mai che mi capiti di prender parte a qualche cosa satanica o che so io
). Con mio stupore ho scoperto che c’è anche su Wikipedia una breve spiegazione di questa parola (qui la definizione del Sole 24 ore per i più scettici). In pratica è una parola che deriva dall’unione di crowd “folla” e outsourcing, in gergo aziendale “affidare all’esterno parte delle proprie attività”. E nei termini della rete significa avere una grande quantità di persone capaci di contribuire a risolvere problemi o porre questioni (qui un articolo tratto sempre dal Sole).
Cosa centra questo con una lettura collettiva di un libro (che io non conosco, ma mi dicono sia molto bello)? Beh, Jeff Howe ne ha parlato in quest’articolo del The Huffington Post (così ho imparato anche un altro nome di un giornale extraoceanico) che simbolicamente s’intitiola all’incirca: “Cosa succederebbe se tutti coloro che stanno su Twitter leggessero lo stesso libro?”
Beh, non è che nell’articolo se ne evinca una qualche forma di spettacolare rivoluzione. E allora, vi chiederete, perchè fare questa cosa?
Beh, per divertirsi, dico io, invogliarsi a leggere e poi, come suggerisce Howe, semplicemente per conoscersi meglio gli uni con gli altri. E forse a noi italiani non farebbe poi così male imparare un po’ di più ad usare la rete per questo anzichè cercare (anche lì) di elevare le proprie manie di protagonismo…
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