La mia vicina e l’erba

E’ la seconda mattina che mi capita di incrociare la mia vicina di casa, la ragazza del piano di sopra, che cammina a piedi nudi sul nostro bruttino giardino verde dietro casa, vestita con le sue stole, siano dell’India, siano del Bangladesh, chi lo sa.

Cammina, a piedi nudi nell’erba e la prima volta che l’ho vista mi ha stupito un po’.

La meterialità della normalità è rivoluzionaria. La verità, concreta, materiale, è bellezza.

E se tutto stesse dentro la nostra normalità, non da reinterpretare, non da evadere, ma da leggere? Come esco, come cambio, ciò che è bene e ciò che è male tra le cose che tocco ogni giorno, tra i rapporti personali da aggiustare o sottolineare?

I disequilibri rompono, le rotture trasformano, le trasformazioni salvano.

Abbiamo cotonato le nostre esistenze ed ora produciamo poco più che lamenti virtuali. Riuscissi a convincere almeno un collega, mi alzerei in piedi e uscirei in piazza. Non c’è nessun romantico splendore nella miseria. Perchè non abbiamo neppure il coraggio di dire BASTA?

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4 commenti su “La mia vicina e l’erba
  1. …pare che ci sia un DDL del governo per cancellare la parola “basta” dal vocabolario della lingua italiana…fa parte dei tagli previsti per la finanziara di cui ha parlato ieri il premier con al suo fianco il ministro Unovirgolacinquemonti (si è autotagliato anche lui)! :)

    • Fabiano scrive:

      Questo post ha attirato la mia attenzione per il titolo che faceva intendere ben altro contenuto :-)

      mi è piaciuto il passaggio:
      “I disequilibri rompono, le rotture trasformano, le trasformazioni salvano”

      una frase molto bella, mi ricorda molto lo stile di Alan D’Altieri ma dubito che ti sia ispirata ai romanzi del “pazzo sanguinario”.

  2. sarasx scrive:

    ehm ,un grande titolo in effetti :P! in effetti non mi sono ispirata a costui, che la mia ignoranza ignora… (forse non ci siamo mai incorciati per via della presenza sanguinaria che schivo?) :)

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