Archive for giugno, 2010
Sogni a scoppio ritardato
Dieci (vabbè, lo ammetto, 12) anni fa ho cominciato a sperare che il ragazzo che studiava fronte a me in biblioteca mi rivolgesse la parola. Ovviamente ho occupato la stessa sedia per tre anni (e lui altrettanto) per 8 ore e più al giorno e non si è mai minimamente immaginato di accorgersi di me (ok, lo ammetto era pure un tavolo in fronte a me). Ho preso per un anno lo stesso treno alla stessa ora lo stesso giorno della settimana nell’idea mitologica di trovarmi casualmente seduta vicino a lui. Ovviamente non è mai capitato. Ma perché poi queste cose avrebbero dovuto capitare? Sogni tardo adolescenziali… [da notare che ho continuato ad osservarlo da lontano per tutti e 7 i miei anni a trieste e mai e poi mai che mi abbia detto due parole...]
Oggi il ragazzo seduto a fianco a me mi ha rivolto carinissimamente la parola e io ho pensato che è veramente brutto avere 31 anni e dimostrarne 24 (adesso poi che ho tagliato i capelli mi dicon che paio proprio una fanciulletta…), perché se avessi avuto veramente l’età che sembro avrebbe meritato almeno un caffè da quanto era gentile e sorridente. E siccome preparava geometria non credo proprio vada oltre il primo anno di università (e saprei anche dire ingegneria). Insomma: non si può. Ma per 5 minuti ho avuto la mia rivalsa e all’idea penso di essere diventata super rosso peperone.
Comunque grazie ragazzo della biblioteca che per un momento mi hai fatto riavere vent’anni per cinque minuti…
L’Italia delle pari opportunità
Ieri in Consiglio Comunale a Pordenone sono state presentate le due famose interrogazioni sulla storia dei baci.
Permettetemi bene di riassumere la storia: a fine maggio, in occasione della giornata contro l’omofobia, i comuni di Udine e Pordenone hanno patrocinato una campagna dell’Arcigay che ha portato ad affiggere in giro per le due città i famosi manifesti sui baci. Per polemizzare con Honsell il PD di Udine ha fatto votare in maniera bipartisan al Consiglio Comunale un documento assai indecente. Così, quando è saltato fuori che anche a Pordenone la questione sarebbe entrata in Consiglio Comunale, si è deciso di andare a sentire che si diceva e così si è messo in piedi un volantino. Anzi, di volantini ce n’erano due, perché c’è anche chi si è indignato in prima persona per le interrogazioni in questione e insomma s’era arrangiato anche con la carta.
In quell’occasione l’interrogazione non è stata discussa e il giorno dopo sui giornali c’era però l’indignazione di Ribetti, consigliere comunale di AN, contro Negro, segretario provinciale di Rifondazione. Uomo contro uomo, anche se sto volantinaggio me l’ero gestita io e anche se il testo del volantino non era un granché ispirato dalle parole di Ribetti, quanto da quanto ha scritto la Zannier, Presidentessa Regionale della Commissione Pari Opportunità, che per una roba del genere dovrebbe essere dimessa da quella posizione, sempre che non la tenga solo per la gloria.
Qui trovate l’interrogazione di Ribetti, alla quale ieri il sindaco ha risposto così, per punti onde evitare “provocazioni e polemiche”:
- Il ricavo avuto dal comune per l’occupazione degli spazi è stato irrisorio, essendo gli spazi pubblici in concessione
- l’Amministrazione Comunale per la campagna non ha sostenuto nessun costo
- L’amministrazione da da 3-4 anni il patrocinio a questa campagna, e quest’anno lo aveva dato precedentemente alla visualizzazione dei manifesti
- Il comune non può interferire presso il concessionario sull’affissione dei manifesti (in virtù della polemica sulla vicinanza alle scuole)
- “Mi ritrovo in quel che dice don Luciano Padovese. Le provocazioni creano problemi a chi le propone”
Ribetti ha risposto citando i nostri volantini, dandogli il senso sbagliato, ma nonostante sia ovvio che chi dedica del tempo su domande del genere non è neutrale rispetto all’argomento (altrimenti le stesse domande si potrebbero proporre per ogni iniziativa del comune) in effetti non è che fosse stato lui l’ispiratore. Ha detto però una cosa intelligente, ossia che il Comune dovrebbe visualizzare prima il materiale su cui mette il patrocinio. Infatti sia mai che patrocina qualcosa con Mussolini gigante appeso per tutta la città…
Qui trovate invece l’interrogazione della Zannier. Il sindaco ha risposto dicendo che è “un ragionamento di tipo personale, non entro nel merito”. Ha poi dichiarato che “questi manifesti hanno offeso ben poco, non mi piacciono dal punto di vista comunicativo, ma ciò che fa provocazione è ben altro” e che comunque l’Amministrazione è a favore della campagna.
Ora vorrei riportare quanto ha risposto la Zannier:
- L’omofobia è da condannare, le diversità sono da rispettare
- “Questa pubblicità è ostentativa di un problema che il Ministero ha risolto in altro modo”
- “Nell’intento di favorire una parte della popolazione si è favorita un’altra parte”
- “L’ostentazione di quei cartelloni non è normale“
- Ha poi fatto tutto un discorso sulla famiglia, sui problemi della famiglia, fino ad arrivare a dire che questi cartelloni per strada “rendono difficile il percorso educativo familiare“!!!
- Infine per concludere in bellezza, visto che nei manifesti c’era la frase “Civiltà prodotto tipico friulano” ha detto che “Molti friulani si sono sentiti indignati per questi accostamenti”
Ebbene le sedute del consiglio sono registrate e quindi potrete ascoltare quando le mettono on line che le parole così riportate son fin troppo gentili circa il concetto di società che ha la signora. Alla quale suggerisco di leggere questo articolo qui, dove si dice che sta partendo adesso in Austria una campagna di manifesti con gay che si baciano, lanciata, guarda un po’, da un’associazione di gay cristiani e che verranno appesi proprio nelle scuole…
E poi, basta cercare un po’ in internet, manifesti del genere li appesero molti anni fa in Canada e in svariate altre parti, dove forse sul concetto di pari opportunità ne sanno un po’ di più della signora Zannier: perché se con la stessa visione di maggioranza e minoranza distingue le diseguaglianze che dovrebbe collaborare ad abbattere… Mi dispiace, ma qualcuno dovrebbe dire alla signora Zannier che l’orientamento sessuale di una persona non è un’opinione, che baciarsi per strada non è più reato contro la morale, e se non lo è per una donna che bacia un uomo non lo deve essere neppure per una donna che bacia un’altra donna. Invece sospetto che la visione di questa presidentessa sia ben altra: può ben averla, ma si dimetta dal ruolo che ricopre.
P.S.: a me queste cose fanno arrabbiare perché è attraverso queste cose che si mettono in gabbia i diritti di tutti. E’ così che si fa fiorire la cattiva politica.
Tristezza
Ecco, mi rendo conto che non so fare certe cose. Qualche tempo fa mi son smazzata fino alle due di notte per scrivere la recensione del sito nuovo de il Sole 24 ore. Eccola qua. A scuola però se ci penso non mi è mai capitato di imparare a recensire un sito. Altri tempi. Ma poi cosa vuol dire? E’ un po come parlare della copertina di un libro, per una come me. E’ il contenuto che conta, no? E la sua apparenza come si interpreta? Quali paramentri di lettura richiede?
Ho letto le recensioni che hanno scritto gli altri. Dalle quali emerge che a 18 anni si può essere molto molto più bravi che a 31! Beh, a rileggere quel che ho scritto avrei potuto forse fare di meglio, ma come toccare tanti aspetti senza rischiare di scrivere troppo? E forse sono stata pure un po’ troppo lecchina. Ma da quando ho ricevuto un applausone leggendo un pezzo di un articolo del Sole, e la platea era di quelle che in edicola di solito lo scansa, beh, so che lì ci lavorano certi giornalisti bravi. E ogni tanto lo si può anche dire, no? Fa bene allo spirito. Almeno non ho fatto l’esaltazione sui colori di altri. Ma quando si recensisce un libro si parla mai della copertina? Mah.
Vabbè, mi consolo essendomi andata oggi a tagliare i capelli. Stra tagliati!
Inoltre vi annuncio che lunedì ore 18.00 ci si trova sotto la loggia del municipio per il consiglio comunale di Pordenone, per dar due volantini e sentire le interrogazioni che ritornano sulla questione dei baci gay. daiiii! a chi viene in omaggio uno spriz.
Furio Honsell a Trieste e in generale
La manifestazione di oggi ha per la seconda volta affermato in me l’idea che Furio Honsell sia un brav’uomo. Uno che parla e che sente quel che dice. Non vorrei dire, ma secondo me, nonostante non mi ispirino le stesse simpatie politiche le persone con cui si accompagna, beh, ecco, mi pare uno che cerca di fare quel che dice. Magari non ce la fa, però…
Ecco, mi dispiace molto che il suo impegno abbia come conseguenze attacchi più che sostegni da parte del centrosinistra udinese. Mi dispiace molto.
Per questo ho registrato questo pezzo di suo intervento oggi. Perchè un giorno, se riuscirò a conservarlo, ecco, lui è uno di quelli che porterei nella storia della nostra Regione da narrare tra trent’anni. Mi racconta qualcosa di questa storia. E forse in parte la fa.
Per chi suona la vuvuzela?
Oggi a Trieste migliaia di lavoratori, gente, bambini, e qualche studente hanno sfilato per le vie della città in occasione dello sciopero generale indetto dalla CGIL. E per la prima volta ho sentito il suono delle vuvuzele
.
Stavano nelle mani della gente che la mandava a dire a questo governo e alle sue riforme.
Stavano nel senso delle parole del Sindaco di Udine Furio Honsell che ha parlato dal palco, apprezzando di aver visto sentito il corteo entrare in Piazza Unità d’Italia assieme alle note di Bella Ciao: “E’ da qui che nasce la nostra Costituzione”.
Ecco, uno si chiede poi a cosa servono le manifestazioni: beh, servono a raccogliersi, a reinventare sorrisi perduti, traditi, dimenticati. C’erano gli striscioni della Ideal Standard di Orcenico (PN) e quelli della Enron di Monfalcone, mica storielle, storione. e c’erano tanti, tantissimi lavoratori della provincia di Pordenone: dalla scuola, all’Electrolux, dalla funzione pubblica ai pensionati.
E poi c’è stato un tale che ha parlato per i giornalisti della legge bavaglio e di quel che ne consegue.
Vorrei vedere che cosa diranno i telegiornali questa sera, ma per mia fortuna sarò a corso di spagnolo. Vorrei leggere che scriveranno i giornali domani, ma temo che forse non troverò che qualche riga sulle pagine locali. (Come ancora esiste gente convinta che in Abruzzo tutto funzioni per bene…)
Però vabbè continuiamo a credere che il miglior modo di vivere in questo mondo sia convivere con l’eterna paura.
Le vuvuzele comunque credo siano assai difficili da suonare, perchè ho notato il suono uscire in modo orecchiabile solo dai dotati di prominente panzone…
Giornalismo e nuovi media
Questo è uno di quei libri che finisce bene. Per questo non si può far altro che parlarne anche bene. Dice, attorno alle ultime pagine, questa cosa qui, parlando della crisi della carta stampata:
Non è necessariamente la fine del giornalismo e dell’editoria. E’, più probabilmente, la fine di tutto ciò che non si nutre avidamente di qualità, che non alimenta empatia, che non fa battere il cuore. E’ la fine della pubblicità che non è capace di farsi servizio, dell’editoria che seleziona scientificamente il target per spremerlo meglio; del giornalismo che copre i fatti del mondo in modo distratto, superficiale, senz’anima…
Leggere cose a lieto fine fa bene, di questi tempi. Leggere analisi del presente un po’ fuori dagli schemi comuni anche. Sergio Maistrello è un giornalista che abita nella mia città. (Direte voi, ”E’ un dato irrilevante la sua collocazione geografica!” Io sinceramente ho preso questo libro apposta per questo. Fanno bene gli esempi positivi, no?) E mi ha fatto veramente piacere leggerlo, sia perchè è leggibile un po’ da tutti coloro che arrivano a comprenderne il titolo, sia perchè dice le cose pane al pane e vino al vino: “la fine di tutto ciò che non si nutre avidamente di qualità, che non alimenta empatia, che non fa battere il cuore”. Scrivere questo significa affermare che oggi c’è questo nella nostra stampa attuale: forse alcuni lo pensano, ma nessuno lo dice. Non dev’essere poi così comodo dire certe cose.
Forse sarà anche per questo che tra le pagine si trovano un sacco di suggerimenti e informazioni su esperienze in giro per il mondo (Stati Uniti in particolare ovviamente) mentre c’è assai poco da dedicare al nostro Paese. Ma in fondo non so se da tante altre parti come qui si alimenti costantemente una venerazione quasi delirante per un’informazione che non informa su nulla. Comincio a preoccuparmi: dopo la storia del piccione di ieri tanti pensieri mi tormentano. E non so se sia che sto diventando vecchia o forse è solo un principio di follia.
P.S.: sto omo giornalista e scrittore, ma dico io, presenta sto libro in ogni dove. Com’è che le intellighenzie pordenonesi non si danno una mossa per presentarlo anche qua??? Su mo’! Deve autofarsi la presentazione da solo? Bah! Questa terra non ha cura di se stessa…
Storie di colombi, biblioteche, città
Oggi mi è successa una storia assai bizzarra. Succedono sempre cose bizzarre nella nuova biblioteca di Pordenone: questa le supera tutte. Ma andiamo con calma (storia lunga, ma merita). Stavo studiando per sto esame quando avverto, verso le ore 11.30, uno strano rumore. Al che il ragazzo seduto vicino a me si alza, va a vedere e dice “Che Schifo! C’è un colombo!” Prende e si torna a sedere. Al che mi alzo e noto che su una trave all’interno della biblitoeca stava appollaiato un colombo e dico “Beh, ma andiamo ad avvisare almeno!”
Scendo le scale, incontro degli addetti alla biblioteca e faccio loro notare la presenza dell’animale: “Eh, è da stamattina che svolazza! Ma cosa possiamo fare?” Ma come, mi chiedo io, da sta mattina svolazza e nessuno che immagina un modo per farlo uscire?
Magicamente non so come mai il mio spirito ingegneristico si è fatto sentire e ho suggerito ai signori di aprire quanto meno la finestra (procedura alquanto non semplice per via di tendine apposite da sollevare), ma dopo un minuto d’apertura l’han chiusa :”Sennò ne entran altri”. Nel frattempo il colombo se ne è svolazzato in giro di qua e di là, e visto che dopo un po’ non lo sentivo più ho immaginato avessero trovato un modo per buttarlo fuori. Io avrei avuto una soluzione: un tiro di scioppo! Perchè, diciamocelo, è meglio tenerlo lì e farlo morir di fame o farlo secco direttamente? In ogni caso secondo me un cacciatore o qualcuno una rete o una soluzione la tirava fuori, ma tant’è.
Quando alle due ho sentito nuovamente il colombo dare segnali di vita mi son resa conto che era ancora tra noi: a quel punto non eravamo solo io e il ragazzo nella sala, ma c’erano un’altra trentina di persone. In più il colombo svolazzava nelle travi, che collegano tante altre parti della biblioteca. Nessuno ha mosso un dito per il povero colombo, così sono scesa, fiduciosa del cambio turno, e ho individuato due volontari (due ragazzi giovani, delle scuole) sfaccendati -in quel momento vorrei sottolineare, perchè son sempre che gambettano ad aiutare la gente di qua e di là.
“Venite a liberare il colombo, sù! Altrimenti la sua morte cadrà sulle vostre coscienze!” Così uno dei due è salito. L’ho istigato a cercare il colombo in lungo e largo e poi ad aprire tutte le finestre, poi a cercare di smuoverlo dai travi con un bastone, poi a farlo spostare tirandogli della carta. Il fanciullo dopo un po’ se ne è andato depresso, ma poi è tornato e si è rimesso all’opera. Io gli ho fatto sostegno morale, ma alla fine, alle 17.30 ce l’abbiamo fatta! Il colombo è uscito da una finestra aperta, vivo, vegeto e libero. Complici sospettiamo siano state le campane che finalmente hanno attratto la sua testa verso una delle finestre.
La capa della biblioteca è salita e mi ha offerto gentilmente un caffè: “se noi bibliotecari ci fossimo messi a rincorrere il colombo nei giornali avrebbero detto che non abbiamo di meglio da fare!” (N.B: io li capisco, a quanto pare c’è già gente che ha cercato di parlare male in giro di loro, mentre insomma, fanno bene il loro lavoro secondo me)
Le cose che però mi hanno più stupito sono state le seguenti:
- Studenti universitari che credono di diventare bravi ingegneri che proteggevano i fogli dai possibili “ricordini di colombo” preoccupandosi di “malattie schifose” e davanti a un problema non si ponevano minimamente il come risolverlo
- Persone di ogni sorta che non si rendevano conto che sto colombo stava sozzando ovunque
- Persone di ogni sorta che non si sono poste la questione che il colombo poteva morire di fame
Secondo me su 200 persone e forse più che c’erano lì dentro almeno a una sarebbe potuto venire in mente chi chiamare con una retina lunga o una scala alta tale da far uscire l’animale. Invece no. Nessuno che si sia sforzato.
Se ci fosse stata una persona che stava male? Qualcuno avrebbe chiamato il 118? O era più importante il terzo passaggio della dimostrazione del teorema di Lagrange da mandare a memoria?
Qualcuno potrebbe dire che era compito del Comune buttare fuori l’animale, ma sinceramente la responsabilità sulla storia di una povera bestia è di tutti nel momento che essa svolazza sopra le nostre teste.
Comunque sono molto orgogliosa di me: la mia laurea in ingegneria non è poi da buttare. Una laurea che vale almeno un caffè
. E io e il ragazzo della biblioteca possiamo avvalerci del titolo di cittadini.
Di tutti gli altri, sinceramente, ho paura.
Non è da una preferenza elettorale che si interpreta una società. Purtroppo è da queste cose qui.
P.S: peccato non aver avuto la macchina fotografica!!Per una volta che non l’avevo con me…
Però nel cellulare una foto c’è… Testimonianza dell’evento!
P.S.2: rileggendo mi pare di esser stata un po’ scortese, ma spero sia chiaro che i dipendenti della biblioteca fanno il loro lavoro, è tutto il resto dell’umanità che frequenta quel luogo che mi stupisce: oggi ad esempio per la prima volta c’era caldo, perchè benchè l’aria condizionata fosse accesa geniali universitari hanno aperto le finestre, dove batteva il sole. e siccome il caldo aumentava ne hanno aperte altre. Non so più che dire.
Una riflessione sull’informazione
La scorsa settimana ho dedicato un paio di giorni a raccogliere i cocci di questa storia qui. Tutto quello che c’è scritto è roba di prima mano, assessori chiamati telefonicamente e anche la storia mi è stata raccontata dalla protagonista che l’ha vissuta. Un paio di giorni prima che mi mettessi all’opera la signora ha raccontato la vicenda su un giornale locale (ma io stavo cercando di capirci qualcosa da qualche giorno, avendo conosciuto la signora e pensando che era per tutti un bene se si riuciva a capire come darle una mano…) e quando poi ci siamo viste per un caffè abbiamo nuovamente letto di lei nell’altro giornale locale, che aveva riportato in maniera assai confusa e non corretta i fatti.
Perchè questa signora e suo figlio non possono avere ciò che il buon senso darebbe loro di diritto? Qui sta secondo me ciò che scuote. Ecco, ci sono voluti circa 15 euro di telefonate in giro per capirlo, visto che i giornali non lo riportavano. Ma che razza di maniera di fare giornalismo sarà mai questa? Certo, io non ero mossa da ragioni economiche, ma da ricerca di verità. E forse per questo ho cercato, chiamato, indagato, aiutato la signora a raccapezzolarsi su articoli di legge e possibili azioni da intraprendere.
In questi giorni sto leggendo molto sul giornalismo, i timori dei giornalisti di perdere il posto perchè le notizie le raccolgono per prima altri e le fanno rieccheggiare in giro, ma forse c’è un problema di fondo di cui non si rendono un granchè conto. Non siamo mica lettori scemi! C’è una bella differenza tra il mostrare le immagini di una sparatoria e raccontare quella sparatoria, c’è una bella differenza tra origliare una conversazione telefonica che parla di affari strani e capire e raccontare di che affari si parla. O sbaglio?

