Una riflessione sull’informazione
giugno 22 , 2010 at 11:34 pm 2 commenti
La scorsa settimana ho dedicato un paio di giorni a raccogliere i cocci di questa storia qui. Tutto quello che c’è scritto è roba di prima mano, assessori chiamati telefonicamente e anche la storia mi è stata raccontata dalla protagonista che l’ha vissuta. Un paio di giorni prima che mi mettessi all’opera la signora ha raccontato la vicenda su un giornale locale (ma io stavo cercando di capirci qualcosa da qualche giorno, avendo conosciuto la signora e pensando che era per tutti un bene se si riuciva a capire come darle una mano…) e quando poi ci siamo viste per un caffè abbiamo nuovamente letto di lei nell’altro giornale locale, che aveva riportato in maniera assai confusa e non corretta i fatti.
Perchè questa signora e suo figlio non possono avere ciò che il buon senso darebbe loro di diritto? Qui sta secondo me ciò che scuote. Ecco, ci sono voluti circa 15 euro di telefonate in giro per capirlo, visto che i giornali non lo riportavano. Ma che razza di maniera di fare giornalismo sarà mai questa? Certo, io non ero mossa da ragioni economiche, ma da ricerca di verità. E forse per questo ho cercato, chiamato, indagato, aiutato la signora a raccapezzolarsi su articoli di legge e possibili azioni da intraprendere.
In questi giorni sto leggendo molto sul giornalismo, i timori dei giornalisti di perdere il posto perchè le notizie le raccolgono per prima altri e le fanno rieccheggiare in giro, ma forse c’è un problema di fondo di cui non si rendono un granchè conto. Non siamo mica lettori scemi! C’è una bella differenza tra il mostrare le immagini di una sparatoria e raccontare quella sparatoria, c’è una bella differenza tra origliare una conversazione telefonica che parla di affari strani e capire e raccontare di che affari si parla. O sbaglio?
Il giornalismo non deve avere un granchè paura se sa fare il suo mestiere… O che sia proprio questo il suo problema? Il modo in cui tende a scegliere chi è o chi non è giornalista? Il modo in cui si costruisce la propria classe di colleghi? L’etica? Ecco. Forse tutto sta lì.
Nella cura e nel concetto di lavoro. Perchè per me poter scrivere qualcosa che da qualche parte altri leggono è una possibilità, una piccola gioia, una soddisfazione, un onore, non dipende da questo il mio salario, è una scoperta, perchè è l’occasione d’indagare angoli, argomenti, storie sconosciute a me fino a poco prima d’incontrarle. Chi ha il suo tempo appositamente dedicato per fare ricerca e indagine dovrebbe essere allora al meglio perfetto. Per quale ragione altrimenti dovremmo pagare per leggere approssimazioni incerte sulla verità?
Perchè se veramente i giornalisti temono la concorrenza di blogger o animatori della rete che rigirano di continuo molto spesso bufale conclamate e ci si arrabbiano pure su vuol dire che si sentono allo stesso livello, temo…
Intanto ho scoperto che in Friuli abbiamo sta legge che è peggio di quello che sapevamo di avere. Voglio vedere se la sà qualche campano che magari decide di trasferirsi da ste parti! Ho scoperto che le famiglie dei bambini disabili molto spesso devono ricorrere a servizi sanitari privati perchè se uno specialista va in pensione campa caval che l’erba cresce prima che venga sostituito. E che invalidità permamenti possono magicamente mutare percentuale secondo l’inps in base a parole magiche che cambiano il punto di vista sul danno quel poco che basta a toglierti l’invalidità. Il Bel Paese.
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1.
Piervincenzo | giugno 23 , 2010 alle 7:25 pm
Maistrello. grandissimo.
2.
sarasx | giugno 23 , 2010 alle 9:00 pm
Sto leggendo il suo libro e devo dire che invidio un sacco i suoi allievi, è veramente mollo molto interessante e mi dispiace assai che Al segno me l’abbiano dovuto tirare giù da uno scaffale alto!!