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L’asimmetria dell’informazione

Ogni tanto do un occhio alla miriade di blog dei collaboratori dei giornali e mi ricordo perché a 18 anni decisi di dedicarmi ad altro.

Provate infatti a dare un occhio ai collaboratori che i giornali on line si scelgono come “supporter”: sono quasi tutti uomini, o magari si riciclano la stessa donna opinionista da una parte o dall’altra.

Non ci credete? Avevo osservato questa cosa ne Il Post, ma ora per sbaglio noto che succede la stessa cosa per Il Fatto Quotidiano e all’incirca la medesima faccenda per Il Sole 24 Ore.

Vabbè, mi direte, cosa cambia? Eh, cambia eccome. Perché purtroppo non cambia niente a dir il vero. Lascia la narrazione di questo paese a metà, lascia le opinioni di questo paese a metà. E basta. Ecco, già lo so che qualcuno potrebbe dire che non è il genere l’unico portatore di diversità. Ma è quello più lontano probabilmente, il primo. E poi vale sempre la stessa regola: se scegli di far aprir bocca solo a metà del mondo (che sarà probabilmente fatta dagli amichetti che han cominciato a scrivere con te, da quelli con cui ti sei scambiato qualche battuta nel corso degli anni, da quelli che serviva sistemare uno scambio di favore…) la qualità dei tuoi migliori elementi sarà confrontata solo dentro a quell’insieme lì. Facile vincere una gara in tre, più difficile se non si è per forza i migliori tra 100.

Si parla tanto di enpowerment al femminile, di pari opportunità, si sente spesso dire che le donne di testa esistono eccome e assieme a tutto questo si dice che c’è grande operosità al femminile dentro la rete, ma poi si ricostruiscono dentro alle dimensioni non cartacee le stesse medesime forme d’espressione che ci sono fuori.

Questa è una delle tante prove sufficienti a dire che in fondo l’Italia non bastano 1.000 nuovi asili nido e 10.000 nuove case di riposo per cambiare le logiche di partecipazione alla vita pubblica italiana.

Ed è anche la prova che più che la forma forse l’informazione italiana ha bisogno di cambiare la sostanza, di guardare avanti, non di ricostruirsi all’indietro. Perché anche di questo ci fa bene leggere, no?

luglio 1 , 2010 at 8:47 am Lascia un commento


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