Archive for gennaio, 2011
L’alfabeto che leggono i cani
Ieri ho passeggiato un po’ per Pordenone. Ne ho tirato fuori qualche scatto poco soddisfacente. Ma uh, quante riflessioni!
Vietare l’accesso ai cani fa dei cani soggetti capaci di compiere reato. Se il cane prende e si fa un bel giretto, scappando magari da qualche giardino vicino… ecco… metti che gli sfugge il cartello? Non sarebbe meglio dire: vietato portare i cani a passeggio?
Sarebbe forse pure un po’ più simpatico, no?
E forse mi toglierebbe del tutto il dubbio che qualche cane in effetti sa leggere molto meglio del proprio padrone…
Questa che pare la base d’atterraggio di una navetta spaziale intergalattica è in verità una scuola per l’infanzia. M dicono che di notte faccia ancora più effetto.
Scuola per l’infanzia: non mi abituerò mai, temo. Ai miei tempi si chiamava asilo.
Ma forse, viste certe code per le iscrizioni nelle graduatorie, si è temuto di sovrapporre tipologie di richiedenti asilo diverse? Mah
Ebbene, cominciano a vedersi dei manifesti di tipo elettorale. Come questo. Il cittadino medio che non legge il giornale non lo capisce di sicuro, ma questo è il candidato di Sinistra e Libertà di Pordenone.
In realtà non è questa l’impressione che vuole dare. Infatti non lo scrive da nessuna parte. Infatti preferisce farsi vedere in giro con gli esponenti della lega. Ma vabbè.
Vediamo piuttosto che parole d’ordine si da. Cosa si disegna intorno.
Perché mica è detto che giocare con le lettere che fanno una città sia un bell’affare. Scrivere la parola Ordinata in una città che da un bel po’ è attraversata dalle ronde militari mi pare un po’ di cattivo gusto. E rassicurante?
Mah! Le parole hanno un peso. E creano un immaginario. Mica sono sciocchezze.
Possono essere bellezze. Oppure orrori.
Potrei osare rendendola dolce eppure nostra,
ovvero nientemeno esatta…
L’Egitto segna (e insegna)
Lo ammetto. Negli ultimi mesi ho ragionato poco sulla politica e sulle cose. Ho fatto l’italiana media. Ho pensato ai cavoli miei. Ma non c’erano discorsi per me degni di confronto: la questione morale? Bah. Marchionne? Bah. Fini? Stra Bah. Forse sarà che ogni tanto occorre prendersi una pausa. O che la passione non si alimenta gratuitamente.
Ma poi accadono cose come quelle che stanno accadendo in Egitto. E allora, allora ecco che mi torna la voglia di pensare. C’è ad esempio quest’articolo qui preso dal The Indipendent. Che spiega un po’ il peso degli equilibri internazionali che ha l’Egitto e li lega alle dichiarazioni soft dei Paesi Europei. E non è gentile neppure con gli USA nonostante a noi, qua, sembra che Obama abbia usato parole abbastanza incisive per spingere Mubarak ad accettare le richieste dei manifestanti.
Certo hanno avuto un bel peso se fino a qualche giorno fa Frattini dichiarava cose così e adesso dichiara cose colà.
Comunque sia dell’Egitto io non sapevo niente. Del Nord Africa non sapevo niente. Ci sono volute le proteste in Tunisia per far dire qualcosa ai nostri media. che di certo però ci guadagnano di più parlando d’altro.
Eppure abbiamo avuto la guerra in Jugoslavia. Appena qui, a poche centinaia di chilometri. Avremmo dovuto aver imparato. Che il mondo ci riguarda, eccome. Che non è che perché si parla altra lingua o si pratica altra religione non ne siamo parte. L’Egitto è qui, a due passi dal nostro Paese. E c’è un popolo che scende in piazza e chiede cose che non gli è concesso dire senza guadagnarne morti.
Ora, mentre questo succede mi chiedo quanto sia sensato il nostro star buoni e non dir niente. E quanto invece ci farebbe bene riflettere sul quel che capita lì.
Che poi è forse per quello che ci dicono cose a pezzi.
Potremmo forse accorgerci che quella storia lì ci riguarda tutta. E chissà magari è proprio per questo che Internet è stato censurato. Potremmo imparare. Potremmo sapere. Potremmo capire che abbiamo anche noi delle cose da dire…
In fondo non è da una presunta nipote di qualcuno da quelle parti che una sorta d’intreccio irriverente è cominciato?
Vabbè. Intanto guardatevi questo video. Oh, si, d’effetto.
Se tutto fa schifo
Se tutto fa schifo in Italia, ché la politica è senza morale, ché le minorenni son senza dignità, ché la crisi mangia i risparmi, ché il 51% dei giovani vuole lasciare il Paese (ma pochi gli spiegano che in Europa non si sta meglio), ché pure le polveri sottili si danno da fare, ché non c’è lavoro…
…beh, sappiate che su questo schifo c’è chi ci sguazza: la stampa cartacea ha trovato una ragione per vendere anche lei tette e sederi in prima pagina, in tv programmi con una certa notorietà si confondono con le chiacchiere da salotto del pomeriggio, e forse, anche se non lo dice nessuno, pure i medici e i farmacisti se la godono con un probabile boom di vendita di antidepressivi, pastigliette per dormire, etc. E certo se la godono alla grande anche tutti quelli che operano nel settore del gioco, viste le folle che attorniano le macchinette dei bar.
Se tutto fa schifo qualcuno ci guadagna. E per questo sto schifo mi fa schifo.
E non ci casco.
Non ci casco che le notizie sono solo tristi, e che la rivolta in Egitto pure valga solo come tragedia.
Non ci casco che non c’è niente che si possa cambiare e che nulla sia trasformabile.
E non ci casco che se non seguo in modo fedele la pseudo indignazione della massa non faccio niente di buono. Oh, no, non ci casco.
Perchèmiarrogoildirittodisorridereancora
Ricordando il 15 gennaio
Anche se lo scrivo con un poco di ritardo, anche quest’anno l’Anpi, assieme alle altre associazioni per la Resistenza del pordenonese, ha commemorato i 9 ragazzi partigiani uccisi il 15 gennaio del 1945. Fucilati sul muro dell’oggi ex Caserma Martelli.
Riflessioni: sentir parlare Pedicini per la Provincia mi ha fatto un po’ rabbrividire. Una provincia medaglia d’oro al valore militare che si ritrova rappresentata dalla destra peggio sputante addosso alla resistenza che si possa trovare…
Ma vabbé, per fortuna che Pedicini ha fatto un intervento senza polemiche.
Il giorno dopo c’è stato il congresso provinciale dell’Anpi. E c’è poco da dire: è tempo che i giovani s’inventino qualcosa. Oppure che tengano vivo quel che c’è. Tutto il resto è lagna.
Tracce di racconti

Ecco, è passata solo una settimana dalle mie vacanzine a New York. Mi sembrano cent’anni. Sarà la nostalgia, saranno i tanti cambiamenti, sarà il sonno del mattino…
Mi dispiace di non avere foto abbastanza convincenti, questo comunque è un collage di foto prese dall’alto dell’Empire State Building. Là sopra tira un freddo incredibile! Ma al di là delle immagini è assai bello. Si vede lontano lontano, mentre l’aria falcia la faccia.
Che viene quasi un momento un piccolo sospiro e memoria di Bora.
E poi Ground Zero dall’altra parte. Oh, si fa pensare, poco da dire…

Quando ci si sente smarriti
Quando ci si sente smarriti, perché cambiano tante cose e tante coordinate, leggere certe cose fa riportare i piedi a terra.
La Repubblica: “Un giovane su 5 non studia e non lavora, l’Italia ha il primato negativo nella Ue”
Insomma, parliamone…
Ecco
Fuori la nebbia tutto avvolge e un altro compagno se ne è andato: Kanish, vicepresidente dell’associazione immigrati e già segretario del circolo del PRC di Pordenone.
Era l’unico che poteva chiamarmi dottoressa senza mettermi in imbarazzo.
Se ne è andato così, improvvisamente.
La nebbia che tutto avvolge saluta. Non c’è niente da guardare.

SCATTO NUMERO 2:




