Archive for febbraio, 2011

Io e il ministro Maroni

Io e il ministro Maroni abbiamo in comune una cosa. Forse anche più di una, ma questa, beh, per me è importante.

Io e il ministro Maroni compiamo gli anni lo stesso giorno. Sento già chi esclama: “Wow che culo!”, chi specifica “Ma siete nati in anni diversi” e chi “Magari tu avessi preso qualcosa da lui”.

A me fa un po’ effetto la data del mio compleanno invece. Sarà perché coincide con la morte di Giulio Cesare, sarà perché è lo stesso giorno in cui compiva gli anni il mio insegnante di ginnastica delle scuole medie.

Oppure sarà solo perché divento un anno più vecchia.

Certo è che marzo sta per arrivare e se c’è una cosa che so per esperienze è che la primavera passa sempre in fretta, veloce veloce. Io quest’anno me la devo gustare per bene. Sfruttare tutto il tempo. Per inventarmi l’autunno. Mica uno scherzo eh!

Non voglio farmi prendere dall’ansia che nutre il mondo dei precari. Né dalla depressione esistenziale degli over 30 insoddisfatti. No no. Neppure le due cose assieme mi interessano. Mi interessa di più il ministro Maroni.

Sapere che da adolescente un po’ sballinato che come tutti seguiva le masse e le mode è diventato un dirigente di partito che non ha propriamente alle sue spalle masse, ma ha certo consensi di massa. Uno che voleva la sua parte e alla fine se l’è presa. Uno che tiene una coerenza ineccepibile e che nessuno comprende. Perché infatti il governo italiano avrebbe dovuto condannare le violenze in Libia? Fin’ora le ha sempre finanziate, con il consenso di gran parte del popolo italiano. Come un uomo sulla terra è un documentario del 2008. Non del 2011.

Io invece questa primavera sono orfana di campagna elettorale. Per la prima volta in penso sei anni andrò a votare (alle amministrative a Pordenone) senza avere una campagna elettorale di cui predermi cura. Se non si va al referendum sull’acqua mi verrà un’incondivisibile tristezza. Incondivisibile perché chi la capisce? Chi ne arriva a comprendere il senso e lo smarrimento che produce? Bah, neanche la spiego.

Intanto il 15 marzo io e Maroni diventiamo più vecchi. Ma per mia fortuna io son più giovane di lui. E ancora posso sperare di vivere in un Italia che come oggi critica Gheddafi domani si possa riprendere in mano i principi costituzionali con cui è nata… e che capisca quanto c’è di bello nel seguire una campagna elettorale :) .

febbraio 25 , 2011 at 2:16 pm 5 commenti

Biscotti alle nocciole e cioccolato

Biscotti al cioccolato e noccioleNo, non voglio cominciare a darmi ai fornelli come massima della vita, ma ogni tanto fa bene allo spirito. Così la scorsa settimana, prima della grande influenza, ho fatto dei biscotti. La ricetta l’ho presa dal blog di Alice che è pieno di bellissime ricette per i biscotti.
Io ho utilizzato ciò che avevo tra i vari residui dell’esperimento Putizza e quindi alla fine la ricetta è stata adattata così:

Ingredienti:
  • 300gr di farina 00
  • 120gr di burro
  • 120gr di zucchero semolato
  • 80gr di zucchero di canna
  • 1 uovo
  • una bustina di lievito vaniliato
  • 150gr di cioccolato fondente (all’arancia e alla quinoa!) tritato
  • 30gr di noci tritate
  • 70gr di nocciole tritate

Poi ho proseguito seguendo le indicazioni di Alice e quindi ho ammorbidito a crema il burro con lo zucchero (beh, ci ho provato diciamo) ho aggiunto l’uovo e poi tutti gli altri ingredienti. Il risultato è stato un composto granuloso che poi ho compattato in due palle e messe nel frigo avvolte nella pellicola per un’oretta. Una buona idea potrebbe essere quella di fare un salame e poi affettarlo per fare dei bei biscotti rotondi, vedete voi. Io dopo l’oretta del frigo ho fatto un po’ fatica a dare forma ai biscotti, ma non sono un’espertona!

Bene, infornate per 15 minuti a 180 gradi: se vedete che i biscotti sono ancra mollicci non prendete paura, li lasciate raffreddare e diventano solidi. Non fate come me che un’infornata l’ho bruciacchiata :P !

Comunque son buonissimi :) . Anche se la foto non rende, ma vabbè!

febbraio 25 , 2011 at 11:12 am 3 commenti

Cosa succede?

Buh.

Qualcuno lo sa, sul serio, cosa succede? Tipo domani, o tra un mese?

Io so solo che tra 15 giorni son un anno più vecchia. E insomma. Non è poi così figo come me lo immaginavo a 15 anni.

febbraio 24 , 2011 at 3:57 pm 2 commenti

Autocelebrazione


Ogni tanto mi autocelebro. Anche se non è che ci sia proprio qualcosa di cui vantarsi, ma… beh, in occasione delle manifestazioni dello scorso fine settimana La Repubblica ha raccolto le foto di chi c’era nelle piazze. E io ho mandato le mie, cosi una è finita qui, nel sito di Repubblica.it.
Ok, bastava mandarla, potrebbe dire qualcuno.
Appunto. Di Pordenone c’è solo la mia :P .

febbraio 22 , 2011 at 11:32 am Lascia un commento

Riflessioni in malattia: l’ignoranza non è un affare privato

Insomma, una volta ogni tanto capita, no? La testa che scoppia, la tosse che sale, il termometro che ti da giusto giusto la conferma che aspettavi per non alzarti dal letto: l’influenza.

Ebbene oggi riflettevo che ammalarsi nel 2011 è per me molto più tollerabile di quanto non fosse l’ammalarsi del 1987. Nel 1987, è vero, ero un’impaziente bambina di 8 anni. Ma della malattia ricordo la noia, il peso della solitudine mentre mamma magari faceva qualche lavoretto in giro per casa o si curava degli altri malati e il mio compito era quello di dormire. Oggi sarò forse un pochino più paziente, ma lo sarei lo stesso se non avessi il mio bel portatile, la connessione wireless, la possibilità di guardarmi qualche filmetto su Rai Movie o su Cielo o in alternativa, come oggi, gustarmi con piacere qualche talk di TED e magari discuterne su Facebook mentre gli amici locali di Twitter mi ricordano che se mi serve qualcosa posso fargli uno squillo? E di certo il cellulare a portata di mano fa la sua parte contro la paura della solitudine che fa così facilmente presa negli ammalati.

Ora, sappiamo bene che pensare da ammalati è molto meno lucido che pensare da sani.

Ma mi è venuto in mente un’articolo tratto da Nova24 del Sole 24 Ore di un paio di mesi fa. (Ecco e chissà dov’è finito? Maledetta carta! Uh, miracolo l’ho rintracciato online!) E questo ripensando all’uscita fatta dal candidato sindaco del PD Claudio Pedrotti sul portare una filiale di Google a Pordenone: quando l’ho letta mi sono scompisciata dal ridere pensando alle reazioni che avrebbe provocato tra la gente (come avevo preannunciato qui, prima di sentire la gente che diceva!).

Siccome la realtà però supera sempre la fantasia ho scoperto, ascolta che ti ascolta, che anche persone con un certo ruolo e spessore in questo Comune hanno pensato che si stesse proponendo un internet point, per non dire di peggio. Ora, non per fare di tutta l’erba un fascio, ma nell’articolo sopra citato si dice a un certo punto, analizzando dei dati indagati da Tullio De Mauro, quanto segue: “sette italiani su dieci tra i 15 e i 65 anni sono tagliati fuori dai benefici dell’economia della conoscenza” e questo non perché internet non arriva ovunque, ma per la “scarsa capacità alfabetica di profondi strati della popolazione”.

Questo talk tenuto per TED da Jeff Bezos, co-fondatore di Amazon, è molto illuminante da questo punto di vista. Ad un certo punto infatti spiega come l’elettricità fu portata nelle case non per portare l’elettricità, ma per portare la luce. Tant’è che gli elettrodomestici furono inventati prima delle prese di corrente e si alimentavano svitando la lampadina dal soffitto. Non esistevano gli interruttori ON/OFF e i primi problemi si verificarono con l’avvento della lavatrice, che veniva tenuta sul terrazzo e alimentata con un filo appeso al soffitto in casa. E c’erano non pochi incidenti domestici per via di braccia che si impigliavano con l’aggeggio acceso e nessuna possibilità di spegnerlo!

Nel 1917 Sears scrisse: “Usa la tua elettricità per qualcosa di più della luce”. Ed ecco, dice Bezos, per quanto riguarda Internet siamo paragonabili a “quel tempo”. Lo diceva nel 2007 e qualcuno mi potrebbe obiettare che beh, 3 anni fa erano altri tempi e che adesso siamo moolto più avanti.

Allora mi chiedo io, com’è che di presentazioni come quelle di TED, dove non si usa il Power Point, non ne ho mai viste? Com’è che se dico “chiedi a Google” devo prima spiegare cos’è Google? Tra 2007 e 2011 passa ancora troppo poca differenza, almeno qui, nella nostra Italia.

Ecco, io so di non sapere molte cose. E lo dico perché intrecciando i pensieri mi sono resa conto che l’ignoranza non è un affare privato.

Ha conseguenze pubbliche catastrofiche. Se la politica può parlare solo per frasi fatte per riuscire ad attirare l’attenzione della maggioranza, se questa maggioranza è incapace di guardare in avanti e pensare seriamente al futuro dei propri successori e delle proprie pensioni, poi a pagarne le conseguenze saranno proprio gli ultimi nella scala del tempo.

Mah, chissà se quando arrivò nelle città la luce qualcuno rifiutava l’allacciamento per timore di essere spiato la notte dalla finestra? Ecco secondo me siamo a quella fase lì. Qui nel nostro bel nord est, dove ormai non si produce più niente, ci si è mangiati la terra, ci si fa mangiare quel che resta dalla mafia e ancora un sacco di gente non sa che Google ha fatturato solo nell’ultimo trimestre del 2010 8,44 miliardi di dollari e ha in previsione 6.200 assunzioni nel 2011.

Ok, saranno pensieri un po’ scombinati: colpa della febbre :P !

febbraio 21 , 2011 at 8:54 pm 2 commenti

La putizza, che fatica!

Ebbene, come fare dopo l’esperimento Cjalsons a resistere all’invito di Rossella per la sfida Gubana vs Putizza? Ebbene, premetto che ero ben conscia di andare incontro a una prova mooooolto ardua, ma ho osato lo stesso. E visto che la gubana è una prerogativa di mamma, beh, ho pensato che forse un po’ di DNA della Venezia Giulia lo avevo in corpo da poter osara la putizza. Beh, è stata un po’ un’avventura, ma insomma, era la prima volta :P !

Comunque ecco qua un po’ di Putizza Story.

frutta secca: passo1Prima di tutto ho recuperato tutti gli ingredienti della ricetta Putizza triestina di Graziana che ho scelto dalla raccolta proposta da Rossella.

Varianti: avendo del cioccolato fondente all’arancia ho usato quello per il ripieno. E siccome non sapevo bene che lievito usare ho preso il lievito di birra fresco. E forse è questo stato l’errore! Perché pur essendo un panettino da 25 gr, 10 in meno rispetto a quelli proposti dalla ricetta, beh, la mia putizza è un po’ esplosa. Ma andiamo con calma.

Ingredienti:

Per la pasta:

  • 500 gr di farina
  • 150 gr di zucchero
  • 30 gr di burro leggermente sciolto
  • 30 gr di olio di semi
  • 1 uovo intero
  • 2 tuorli
  • 1 bicchierino di rum
  • un panetto di lievito di birra da 25 grammi sciolto nell’acqua tiepida con una punta di zucchero
  • 10 gr di sale
  • buccia grattuggiata di 1 limone e 1 arancio

palla: passo2Credevo io di aver fatto la pasta nel modo giusto, ma… vabbè, chi trova l’errore poi magari mi dice! Ho fatto una pastellina con il lievito e 100gr di farina, e l’ho lasciata lievitare un pochino (tipo 10 minuti). Nel frattempo ho messo la farina a fontana, ho fatto la casetta per il sale, e al centro ho messo le uova, il rum, le bucce, lo zucchero, l’olio e il burro. Beh, una fatica a far stare tutto in sto buco della fontana! Alla fine ho mescolato le cose dentro la fontana, ci ho aggiunto la pastella che era bella che lievitata e ho creato la palla (in figura).

Secondo me sta palla dovevo tirarla di più, ma bon, l’ho messa a lievitare. La ricetta prevedeva un’ora, io l’ho lasciata di più perchè non mi pareva reagisse un granchè, nonostante fosse in luogo tiepidino, riparato e tutto il resto.

Nel frattempo ho fatto il ripieno

Ingredienti per il ripieno:ripieno: passo3

  • 150 gr di noci
  • 100 gr di mandorle (io le ho prese spellate)
  • 50 gr dinocciole
  • 20 gr di pinoli
  • 200 gr di uvetta sultanina ammollata nella grappa
  • scorza di 1 limone e 1 arancio
  • 3 cucchiai di rum
  • 25 gr di cioccolato fondente all’arancia grattuggiato
  • 1/2 cucchiaio di miele (io ho usato quello d’acacia)
  • 100 gr di zucchero
  • 1 tuorlo
  • 3 albumi

albume a neve: passo4Qui è stato tutto più facile: ho tritato la frutta secca, ci ho aggiunto gli altri ingredienti, meno le uova, mescolando bene con una forchetta. Il tuorlo e i tre albumi montati a neve è bene unirli prima di mettere il tutto sopra l’impasto. Beh, insomma, la cosa che mi ha dato più soddisfazione? Montare l’albume a neve con il minipimmer :P . Mi sa che è la cosa che mi è riuscita meglio… Infatti come potete notare in foto il cucchiaino una volta infilato nell’albume sta in piedi… che è la condizione che mi hanno sempre insegnato a verificare per dire che l’albume è stato correttamente montato.

Bene a questo punto sono arrivati i drammi: mi sono messa a stendere la pasta.

Dovete sapere che la pasta era particolarmente sofficiosa, ma non particolarmente elastica. Così non sono riuscita a stenderla fine come secondo me dovevo. Infatti quando l’ho stesa e poi lasciata un attimo lì per unire gli albumi al ripieno… lei ha cominciato a lievitare in modo poroso, facendo dei buchetti qua e là.

Al che  mi sono rassegnata e in gran fretta ci ho steso sopra il ripieno senza ragionare bene se era troppo larga e poco lunga… come in effetti si è dimostrata essere :P

riempimenti: passo5Comunque ecco, fin qua aveva ancora un suo senso di bellezza, come potete vedere dall’immagine.

Ma poi arrotolare sta cosa è stato più tragico che fare lo strudel!!

Infatti la pasta si è rotta qua e la e io ho cercato di ricucirla.

In teoria la ricetta prevedeva di lasciarla riposare ancora mezz’ora prima di infornarla, ma nel momento in cui l’ho messa sopra la pirofila del forno… la putizza ha preso vita. Dopo 5 minuti infatti la lievitazione è partita, ma aprendo ancora di più la pasta e facendo uscire il ripieno! Il risultato è stato che non sono riuscita a darle al forma chiocciolosa che meritava.

Così in tutta velocità ho dato una spalmatina con l’uovo e poi, zac, l’ho messa in forno: per 10 minuti a 250 gradi e poi per 40 a 180. In forno la cara putizza è esplosa ancora di più, diventando gigantissima!!

il mostro: passo6Vero è che era la prima volta che usavo sto forno per fare i dolci, vero è che mi spaventava un po’ tirarla fuori, fatto sta che alla fine quando l’ho tirata fuori la mia coinquilina ha esclamato: “sembra un croissant gigante!” Ehm, a differenza di un croissant però se lo tiri in testa a qualcuno questo ci resta secco!! :D !

Ma al di là di questi dettagli estetici… Il gusto è molto buono. Specie il ripieno!!! Per il bene dei vostri occhi posto solo un pezzettino del dettaglio finale. Potreste prendere un cattivo esempio!!

OSSERVAZIONI: la creazione di tutto ciò ha richiesto un 5 orette buone di lavoro. Ma una mia amica mi raccontò anni fa che sua nonna tarvisiana di origine slovena faceva una volta l’anno questi dolci e ci dedicava 3 giorni. Ebbene, mi sa che una ragione c’era :P !

Vabbè, va, adesso inforno i biscotti che ho fatto con tutti gli ingredienti avanzati… speriamo bene! E la putizzona domani casualmente finirà a contornare il pranzo di famiglia: a casa preparate il ramandolo please!

febbraio 19 , 2011 at 5:53 pm 2 commenti

L’unità di misura della nostra vita

Accade, quasi magicamente, che mentre ci interroghiamo su qualcosa capitano intorno cose che sembrano dirci “Ecco, fai bene a pensarci su!” Tipo segnali, pietruzze, che viene da pensare stiano lì apposta, lasciate da qualcuno, per te.

Che poi si tratta solo di sensibilità che si accendono, oh, lo so bene, ma intanto è una sensazione che va così.

Così mi è caduto l’occhio su questa sorta di lettera aperta mandata a La Repubblica da un’insegnate milanese. Dice: “Alla luce della mia esperienza personale posso dire che il latino, la letteratura e la filosofia non servono a nulla.” Perché, aggiunge, i suoi studi le hanno dato un lavoro precario e 1.250 euro al mese.

Sarebbe curioso sapere quanto le è servita nel suo ruolo di insegnante di lettere la matematica che ha sicuramente studiato a scuola. E quante volte ha tratto guadagno da quell’ora a settimana di educazione fisica?

Allora ho pensato di scriverle così:

(more…)

febbraio 18 , 2011 at 12:52 pm 10 commenti

“Non è la fatica è lo spreco…”

“…che mi fa imbestialire…”

(Perturbazione)

Qualche giorno fa ho scattato le foto all’alba, dal treno, andando da Pordenone a Udine. Poi ci ho attacato questa canzone dei Perturbazione, che ha un testo, beh, che dice tutto.

Dice di come ci si trova quando a un certo punto si fanno i conti.

O si vorrebbero fare.

Ecco penso che ci sia un mucchio di gente della mia età (e non solo) che a volte si chiede il senso. Che a volte fa fatica a rassegnarsi. Specie quando magari si deve alzare così presto la mattina che, toh! Adesso è già ora di andare a dormire… E tutto questo perché?

febbraio 16 , 2011 at 9:27 pm 2 commenti

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