Archive for aprile 20 , 2011
sbriciolu(na)glio
Allora, per essere onesti, la dobbiamo raccontare tutta, la storia. Perché se proprio vogliamo chiederci dove stanno andando a finire i libri, beh, secondo me, che non sono del mestiere, che non ci metto in mezzo il mio stipendio, dobbiamo prima chiederci dove stanno andando a finire le storie, verso cosa vanno. Perchè i libri sono funzionali alle storie e non viceversa. Forse. Così come quando mangi una mela c’è tutta l’atmosfera della pubblicità del Trentino che ti fa compagnia, così alla fine oggi una storia si porta appresso il suo contorno. Cerco la storia e allora mi compro il libro. Conosco Simone Rossi a Milano e allora gli compro il libro. E la storia è già cominciata, per me.
Questo sembra un libro di racconti slegati, invece sono racconti che fanno una storia scritto il tutto con un stile che ci sta, un ritmo che tiene, parole belle. Ma è…
E’…
E’ che è troppo corto. Ci ascolti sopra un paio di volte la colonna sonora di Ameliè ed è finito. Vai da Pordenone a Udine e torni indietro che devi ogni tanto guardare fuori dal finestrino perchè non finisca. Devi importi di prendere fiato per collegare tutti i pezzi per bene. Poi ogni tanto viene da chiedersi se la scabbia se l’è presa sul serio. E se sul serio ha trovato una col cane vestita come lei. Un poco ci si perde, ma è perchè la storia chiama altra storia e ci vorrebbero altre pagine, da farmi venir voglia di portarmi dietro altra musica e fare altri pezzi di treno e sbriciolare aglio leggendo mentre preparo la cena.
Però fa parte della storia che uno se ha in mano questo libro sa che dietro non c’è tutto quel lavoro che ci mettono le case editrici, con gente che legge e rilegge e corregge e consiglia per mestiere. Simone sto libro l’ha scritto, ha cercato 20 acquirenti sulla fiducia. Poi l’ha stampato senza casa editrice e si è girato l’Italia per presentarlo. Da Forlì mi ha raccontato che è capitato anche all’Osteria dei Poeti di Aviano, che è tutto dire quant’è piccolo il mondo. E insomma 500 copie sono andate. Ma mica era il suo primo lavoro eh! Se guardate il suo sito ci trovate un sacco di roba e informazioni e cose. Poi se guardate su Anobii vedrete che si è preso un sacco di stelline. E lì mica le regalano le stelline.
Insomma, poi non so se ne ha ancora di copie di questo libro, ma penso di sì, che se lo ha venduto a me lo venderà anche a voi e magari siete di uno di quei posti dove lui andrà nei prossimi giorni e che trovate nel suo blog. E detto tutto questo non vi ho raccontato praticamente niente della storia scritta, ma potrei raccontarvi di perché ho conosciuto Simone e altra gente proprio in gamba e sarebbe una storia sopra la storia e la carta del libro solo un dettaglio… quindi prima che tutto questo possa accadere fatevene mandare una copia, che ne vale la pena, poi magari gli dite che è troppo corto e lui ne fa uno nuovo.
P.S: Io vorrei un mecenate. E forse se ne meriterebbe uno pure lui.
Il bene ostinato
Il bene ostinato, di Paolo Rumiz, appena uscito per le edizioni Feltrinelli, si legge in fretta perchè è breve. Ma anche perchè è uno di quei libri che si fa leggere, per forza, fatto come dev’essere fatto un libro che ha il compito di infilartisi nel cuore.
Qui Rumiz racconta la storia del CUAMM, la ONG dei Medici con l’Africa di Padova, ne ripercorre la storia, ne racconta il lavoro andandolo a guardare coi suoi occhi nelle terre d’Africa dove operano i volontari.
Legge le cose che vede tendendo un occhio all’Italia di oggi: esempio di tanta dedizione verso il prossimo quanto di estremo razzismo dilagante. E scrive Rumiz:
“Il cristianesimo forte lo senti nelle periferie. Come abbiamo fatto a dimenticare tutto questo? Baldassarre, Maurizio, Nicola, forse Gesù stesso, inquieto palestinese dalla pelle olivastra.
Finirebbero tutti nei centri di identificazione e di espulsione, come vengono chiamati i nostri campi di raccolta per clandestini.
Figurarsi: un nero che dice di essere re e voler adorare il Bambino, un africano sans papier sedicente generale che afferma di aver combattuto sulle Alpi, e poi un pazzo che si dichiara vescovo e gira con un sacco pieno di dolciumi per i bambini…
E che dire dell’invasato che dorme sotto gli ulivi e tuona contro i ricchi e i mercanti nel tempio…Tutti da espellere, subito.
Povero paese mio, che demonizzi la pelle color dell’ebano e non sai di rinnegare le tue radici, la tua storia di accoglienza, il tuo presepe, la stessa natività. Italia, che si lascia convincere a serbare rancore verso lo straniero, e non capisce che questo rancore è costruito ad arte per nascondere i problemi veri del paese. Lo smantellamento dei valori, il consumismo spinto, la burocrazia parassita, le cricche, le connivenze tra economia, politica e malavita.”
Ed ecco che pure una come me, che non si lascia facilmente distrarre dai sentimentalismi e dagli appelli ad essere tutti più buoni, questa volta un pochino è stata toccata.
Quindi portatevelo a casa questo libro e regalatelo in quest’ennesima settimana santa.
Che certamente male non fa.

