Archive for aprile, 2011
Il gattone
Ed ecco il gattone, fotografato in velocità con l’iPhone ieri mattina in zona piazza Risorgimento a Pordenone. La notizia della sua comparsa è stata data anche dal Messaggero Veneto di oggi, che ha la sede proprio lì di fronte. Dice che è stato voluto dai costruttori per rendere un po’ più bellino il tutto. Il tutto non so bene cosa sia destinato ad essere, mi avevano parlato di un grande parcheggio, ma forse si tratta di un ennesimo palazzone da lasciare vuoto.
A me gattone piace, ce ne sono vari in giro per la provincia, non so se tutti della stessa mano o opera di emulatori.
Ne è comparso uno anche poco più in là (ma la foto è ancora nella reflex).
Beh, su gattone non c’è altro da dire. Non fa niente. Non credo abbia neppure disobbedito a qualche legge. E’ solo simpatico. E destinato a vita probabilmente breve (prima o poi verrà gettata la tela che ricopre il palazzo…).
Beata sia talvolta la semplice allegria
Le Piazze
Il dentista suggerisce di non masticare se l’anestesia è ancora in corso. Potrei masticarmi la lingua dice.
Così questa sera ne ho approfittato per un bel gelato seduta sulle panchine nuove di Piazza Risorgimento a Pordenone, inaugurata sabato. Cosa direbbe Gianni Mura vedendole così scarsamente dotate di schienale? Solo una settimana fa ha declamato il valore dello schienale, proprio dialogando con Bolzonello alla presentazione della nuova rivista di Emergency. Ma vabbè. Alle 8 della sera era una piazza di bambini. Fatta apposta per giocare e andare in bicicletta. Bambini coi genitori di tanti paesi diversi che si rincorrevano in perfetto italiano, genitori sotto gli alberi a chiacchierare. La piazza nuova è bella, non c’è che dire, ma come volevasi dimostrare i palazzi intorno rimangono orrori decadenti. Ma tant’è. Almeno si mangiano tanti gelati.
Anche Udine sabato ha inaugurato una sua nuova piazza, o meglio le panchine nella piazza, perchè piazza XX settembre è sistemata da un po’. Hanno pure quelle solo alcuni pezzi di schienale. Secondo me han fatto metà schienale per uno, Honsel e Bolzy, ma bon. Non so com’era prima, ma è una piazza con bei palazzi, bella. E oggi passandoci un po’ di volte ho notato che qualcuno ha già cominciato a scegliersela: c’è una panchina che fa angolo fatta apposta per diventare meeting point per gli adolescenti diciassettenni. Proprio sotto una colonnina informativa messa dal comune. Dall’altra parte il comune ha piazzato un punto per il book crossing. E li signore affacendate sembravano vagare cercando il loro posto.
Le piazze sono luoghi che non si sa per chi si fanno. Qualcuno se le sceglie e decide senza pensarci su di abitarle. Ed è bello vederle le persone che le indagano, gli anziani che le annusano, l’addomesticamento che c’è tra gli spazi e la gente.
E speriamo che sia il giusto amore eterno… che di sapere le mie tasse investite per sistemare piazze sono un po’ stufa. Voi no?
So
So un sacco di cose inutili. Informazioni di nicchia. Tipo che se il pc si imballa è meglio spegnerlo tenendo premuto per 10 secondi il bottone dell’accensione piuttosto che staccando la spina. Tipo dicevo già questa primavera che secondo me il governo non poteva cadere su una cosa così stupida come il caso Ruby.
Infatti non è caduto.
Per me il Governo non cade neanche adesso che tutti dicono che si sta al limite, lì lì.
Perché i Governi, da che Repubblica italiana è Repubblica italiana, stanno lì in rappresentanza di qualche potere. E secondo me il caso Ruby è l’emblema della debolezza di un’opposizione che non sa che fare. Dentro a una politica nazionale che tanto vale quel che vale.
(Certo, il Belgio avrà una gestione molto più federale dell’Italia. Ma com’è che il Belgio sta senza Governo da quasi un anno eppure campa?) Stiamo affrontando una crisi economica durissima eppure non si capisce come stiamo sopravvivendo. Migliaia di migranti sbarcano a Lampedusa (e altrettanti alle solite frontiere via terra, come sempre), i media esasperano il clima di ansia, eppure alla fin fine stiamo continuando a tirare avanti, nel senso che il clima di conflitto ancora non scoppia neppure da questo lato.
Berlusconi è riuscito a produrre l’antiberlusconismo come arma a suo vantaggio: io da questo ragionamento collettivo basato solo sull’opposizione a Berlusconi non mi farei mai governare. E forse non solo io. Per questo tutto si mantiene in piedi.
Non sono una complottista, ma ho come l’impressione che la crisi del senso di politica e democrazia rifletta molto bene la mancanza di speranza e voglia di gioia che c’è in Italia oggi. Dov’è finita la fantasia? Dove sono finiti i sogni? Dove sono le idee che rilanciano le imprese? Dove sono i sorrisi che fanno calare separazioni e divorzi?
Il compito della società italiana dovrebbe essere quello di mantenere viva la democrazia in Italia. Non di delegare ad “altri” essere indefiniti la sua realizzazione.
Ci avviciniamo al 25 aprile (nota: io sarò a fare il discorso per l’Anpi a Valeriano di Pinzano…) e vorrei che ci fossero più fatti che comunicazioni fittizie. Più consapevolezza dei fatti e del proprio senso e del proprio ruolo.
So, per una sorta di istinto, che raggiunto il fondo risaliremo. Se l’Europa saprà fare l’Europa e gli italiani sapranno fare gli italiani. Certo è che se gli altri paesi europei si sfasciano dentro tante nuove destre emergenti… beh, non so.
Comunque non sarà guardando sto mausoleo di Silvio in tv che cambierà qualcosa. No no.
Ma vabbè. Il mio Sara angolo politico per sta sera finisce qui…
Le voci dell’inchiesta a Pordenone
Fino a domani sera a Pordenone ci saranno le Voci dell’Inchiesta. Giovedì sera si parlava di rifiuti e questo tardo pomeriggio mi son vista un bel documentario sulla Monsanto e gli OGM. Interessante, tanto più se si pensa a cosa è accaduto a Pordenone con la faccenda dei campi di Fidenato piantati l’anno scorso a OGM…
Il documentario “Il mondo secondo Monsanto” di Marie-Monique Robin ha svelato sugli OGM un sacco di cose a me ignote. O meglio: ci sono temi che sappiamo importanti, cose che so che dovrei seguire con cura, ma poi me ne arrivano sempre notizie secondo il modello un po’ tragedio-indignativo di Report o un po’ moralista dei passionari. E così facendo il risultato è che mi lascio attraversare da tali questioni senza seguirle.
Invece questo documentario accompagna passo passo secondo un filo attento dentro alla storia della Monsanto e poi dentro alle cose che accadono ai produttori di mais messicani, ai produttori di cotone indiani.
In India il cotone transgenico non ha per nulla diminuito i costi della produzione, nè aumentare i raccolti, ma ormai in giro si trovano solo quelle sementi lì. E i piccoli coltivatori, distrutti dai debiti, si suicidano sempre di più. Nel senso vero della parola.
In Messico, dove il mais ha avuto origine, la Monsanto fa svolazzare in un modo o nell’altro le sue sementi (nel senso che sono state ritrovate piante contaminate…) e i contadini hanno paura di perdere la loro specie autoctona: già perchè il problema è che se le piante si impollinano con cose transgeniche ne escono mostri, non prodotti normali, così che le sementi vanno buttate.
In Uruguay, dove si coltiva un sacco di soia, il 2% dei produttori possiede l’80% (se non ricordo male) delle terre coltivate. E i tanti piccoli produttori sono circondati da piantagioni sempre più grandi, dove i diserbanti invadono anche le case, mettendo a rischio la salute delle bestie e dei bambini. E proprio da questi contadini ho sentito una frase che mi ha molto colpito: “Quello che produciamo dalla terra è nostro, non vogliamo andare a vivere in città, dove se non hai soldi devi frugare nei cassonetti”.
Oggi passavo per un giardino dove un anziano stava sistemando il prato mettendo giù della terra nuova. E mi sono resa conto che era un odore che non sentivo da tanto, quello della terra. Proprio i oche in questo periodo fino a 13 anni fa piantavo le mie belle zucchette che poi passavo l’estate ad annaffiare con i secchi d’acqua e i bagnafiori…
In città si dimentica presto l’odore della terra. S’impara un ABC e se ne scorda un altro.
Amori Boliviani
Ieri alla Bibilioteca di Pordenone Letterio Scopelliti ha presentato “Amori Boliviani“, il suo ultimo libro, una sorta di diario di un viaggio da lui intrapreso in Bolivia assieme all’associazione Braccia Aperte di Treviso. E’ una questione di solidarietà e per questo in biblioteca fino a sabato 16 aprile ci sarà anche una toccante mostra fotografica fatta di foto dei tanti bambini incontrati da Scopelliti nel suo viaggio.
Il libro costa 15 euro e vorrei tanto poterci dire qualcosa, ma l’ho comprato solo ieri. Così dirò qualcosa solo di chi l’ha scritto. Anche se neppure di lui posso dire sul serio un granchè. Ma quando facevo il corso di giornalismo della Casa dello Studente di Pordenone, 15 e più anni fa, la nostra insegnante, bravissima, ce ne parlava spesso.
Era l’esempio del bravo giornalista da seguire, quello che va dentro le storie, indaga, racconta. Quello che dal locale era riuscito ad andare più in alto e allo stesso tempo sapeva raccontare le storie della solidarietà del territorio, del quotidiano.
Leggevo il giornale cercando i suoi articoli. Ma che lo abbia incontrato o pensato di incontrarlo: era la figura leggendaria ed errante delle massime fantasie giornalistiche che avevo allora. (Quanto basta poco per diventare figure mitologiche senza saperlo a volte!)
Così che ieri mi è parso così strano berci un caffè e poi ascoltarlo la sera.
Fino a scoprire che cambia il senso di mito e di riferimetno quando si diventa grandi. Ma chi sa fare il suo mestiere, portarti sulla strada che ti vuole mostrare, chi sa usare le parole per raggiungere il suo obiettivo no, non delude mai.
Così fate un salto a vedere la mostra, son tutti sorrisi.
E prendete il libro, che è per una buona causa…
Le cose buone
Prendete una giornata di sole, prendete una città di primavera, aggiungeteci la giusta compagnia: non potevano essere migliori le condizioni di contorno per incorniciare la mia prima volta al Vinitaly. E se ci mettiamo poi che il primo incontro è stato quello con Sara Carbone e i suoi vini… non potevo desiderare di meglio!
Già, perché non sono certo una saggia degustatrice di bottiglie, ma una curiosa osservatrice e, dopo aver seguito per settimane le cantine che su Twitter si preparavano alla partenza della fiera, ero troppo desiderosa di mettere il naso tra i padiglioni veronesi!
Così ho scoperto l’aglianico della Basilicata prodotto dalla famiglia Carbone ed è stata una bellissima scoperta. Oh, non chiedetemi di tabacchi e tannini! Non saprei dirvi niente! Ma so che come una foto deve sapermi raccontare qualcosa per piacermi così il mio palato si stupisce quando sente sapori buoni che vogliono dire qualcosa. E le bottiglie di Sara sono particolarmente buone, raccontano qualcosa di diverso rispetto alle cose che si producono quassù (a me è piaciuto in particolare questo qui
). Forse per questo mi hanno così tanto colpito. E’ un vino che regalerei a tutti i miei parenti per farglielo assaporare almeno una volta nella vita.
Perché sono abbastanza sicura che poi la smetterebbero con le guerre non dichiarate a son di bottiglie tirate fuori da misteriose cantine ad ogni Natale o compleanno per dimostrare ognuno di avere il fornitore migliore. Starebbero lì, silenziosi, in contemplazione.
Oh che bellezza sarebbe! Grazie a una delizia della Basilicata finalmente riuscire a degustare una veneta faraona in pace
…
Udine, 8a giornata della comunicazione…
Primo post con le mie nuove tecnologie. Bella mattinata quella di oggi all’8a giornata della comunicazione organizzata da Aipem piena di info per una scarsa come me in tema di comunicazione. E poi la bellissima idea di Davide Nonino di invitare qualche bloggero e twitteri friulano mi ha permesso di conoscere in carne e ossa chi prima era solo parole. Alla faccia di chi dice che la rete non esiste nella realta’. Ci siamo anche divertiti a twittarci su e mi è parso molto interessante che l’ultimo intervento abbia notato un mio twitt sugli “oratori tutti maschi mentre le donne portano il gelato”. Non so se l’ha detto per dire che le osservazioni twittere non sono molto interessanti sulla sostanza, ma si basano solo sull’apparenza o che, certo è che poi anche tra gli organizzatori c’è stato un richiamo al gelato. (Io a dir il vero, chi mi conosce lo sa, guardo sempre e prima di tutto all’elenco degli oratori.) Insomma un twitt può influenzare una discussione? Qualche volta si.
Per il resto mattinata veramente piena di contenuti con presentazioni spettacolari!!!!! Finalmente qualche prova della morte del Power Point
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E ora di fretta c’è il treno per Verona!!!
La casa del Popolo compie cent’anni!!
Oggi è uscito su Carta online un mio articoletto sui cent’anni della Casa del Popolo di Torre :). Son soddisfazioni! Esattamente due anni fa ho scritto per Carta Est Nord un altro articolo sulla Casa del Popolo, dove a chi interessa è riportata anche la storia di alcuni dei suoi protagonisti
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Consigli dubbi perplessità?
p.s: Oggi ho preso pure un nuovo telefono super tecnologico. Se mi riesce di capirci qualcosa di più… comincerò a fare un po’ d raccontini un pochino più live
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