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Il nuovo ospedale di Pordenone
In questi giorni è ritornata in auge tra le pagine della cronaca pordenonese l’annosa vicenda del nuovo ospedale.
Giuseppe Ragogna in un editoriale di oggi sul Messaggero Veneto esordisce scrivendo: “Sarà mai costruito il nuovo ospedale? Boh… Nessuno azzarda pronostici, almeno fino a quando non sarà fatta chiarezza sul quadro finanziario. Ci sono realmente i soldi?…”
Da quando cerco di vivere la politica pordenonese la questione ospedale non manca di farsi sentire e le opinioni a riguardo sono molteplici.
Io non sono in grado di valutare se l’attuale struttura sia sufficiente ad accogliere le esigenze, non sono in grado di valutare se sia espandibile o meno, però non posso mancare nel fare alcune riflessioni e ritenere che certe condizioni di contorno abbiano influenzato non poco le scelte sviluppate in questi anni.
Il clima politico-economico che ha caratterizzato gli ultimi anni a Nord Est ha tratteggiato tendenze non molto confortanti. Già, perchè sarebbe ridicolo guardare alla vicenda pordenonese slegandola da tutto il resto.
Le manovre in campo sanitario vissute dal vicino Veneto non possono permetterci di dire “non ci interessa”: penso al nuovo ospedale di Mestre, costruito con il tanto esaltato project financing, inizialmente auspicato anche per Pordenone, che si è poi rivelato disastroso in termini di gestione della struttura (i dipendenti non sono stati pagati per mesi e le testimonianze che ho raccolto di chi ha dovuto usufruire di quella struttura non sono state delle più rosee: ora in quel maxi investimento chi ci ha guadagnato? Come?). E che dire dei piani di chiusura dell’ospedale di Portogruaro per l’accentramento dei servizi a San Donà? Non mi è poi ben chiaro come la cosa si stia muovendo, ma il sindaco di Portogruaro aveva in piano di permettere a privati l’uso della struttura ospedaliera, andando a favorire la sanità privata, in cambio della costruzione di qualcosa.
E questo solo per tratteggiare un clima perlomeno non troppo trasparente su come viene concepita oggi la sanità da chi ha i denari e il potere necessario per intervenirci. Quindi il futuro del vecchio ospedale, semmai ci sarà il nuovo, mi preoccupa non poco. E non credo alle promesse di verde. Si sa che l’emergenza alla fine chiama… tanto più quando la Grecia insegna che i deficit prima o poi si fanno sentire.
Veniamo poi allo spettacolare clima di speculazione edilizia che ha caratterizzato le scelte degli ultimi dieci anni in città e dintorni: quanti interessi si sono riversati nella trasformazione di denaro liquido in mattoni? Davvero questa scelta di gestione del territorio non ha influito nel pensare all’insediamento verde della Comina come un luogo ben cementificabile?
Davvero altri pezzi della periferia della città non presentano aree recuperabili, riedificabili, inutilizzate?
E infine: davvero ha ancora valore un progetto scritto per difendere un certo modello di sfruttamento del territorio?
Io ho come il sospetto che gli avvisi di certi anziani compagni del tipo “attenzione: tra carcere e ospedale si rischia di finire col dare tutto in mano alla Mafia” non siano da sottovalutare. Ma in fondo c’è chi si ricorda i subappalti su cui cercò di infilarsi la Mafia per la costruzione della base USAF ad Aviano già nel dopoguerra, e c’è chi invece dichiara che nella nostra provincia queste cose non esistono (cosa che non mi rassicura per niente: davvero certi amministratori ritengono che Pordenone sia magica isola felice, non coinvolta in tutte quelle dinamiche esplicitate altrove? Mah!)
Mah.
Tanto la storia insegna che poi basta dire “noi non sapevamo”. Oppure “erano progetti approvati da altri”.
P.S.: intanto sospetto questo ospedale abbia sempre più il sapore del Ponte sullo Stretto. Tra studi e discussioni ormai è riuscito a dar da mangiare di qua e di là rimanendo una sorta di oggetto fantasma.

