Archive for luglio, 2011

La cena degli ingegneri tristi

L’altra sera abbiamo fatto una cena. L’abbiamo chiamata così: “la cena degli ingegneri tristi“. Ed eravamo un pochini di noi, noi che ai tempi dell’Università ci facevamo riempire la testa di illusioni circa il nostro futuro lavorativo, noi che ci ritrovavamo certe notti sui libri a sostenerci per tirare fino a tardi senza distrazioni dentro a pagine di appunti che ormai chissà chi ricorda più.

Ho detto a qualcuno che andavo a questa cena: mi hanno deriso. Ho twittato che andavo a questa cena. Lì qualcuna ha aggiunto pure “sono con voi spiritualmente”. Poi anche su Facebook si sono aggiunte note di solidarietà da parte della “categoria”. Perché non era il nostro gruppetto una storia sbagliata dell’Italia di oggi. E’ una fetta di verità. Censurata.

Non a caso da parte di chi ama stare agganciato agli stereotipi questa è apparsa come una sciocchezza.

Perchè guai a dire che le cose non stanno per la maggior parte dei casi come te la raccontano. Guai a dire che volenti o nolenti a studiare ingegneria si assume un minimo di senso critico, guai a dire che quel bisogno di mettersi in gioco nel problem solving finisce con l’essere quotidianamente censurato nella quotidianità lavorativa.

Guai a dire che ad essere ingegneri non si guadagna più di un operaio come ci raccontavano 10 anni fa. [Poi, per carità. Io quell'esame di stato che serve a scrivere Ing. davanti al nome non l'ho mai fatto. Non sarei proprio ingegnere, ma vabbè. Consolante sentir dire da chi lavora da qualche anno che in fondo non serve a niente: "anzi l'anno prossimo conviene togliersi dall'albo, così si risparmia il bollo d'iscrizione, va."]

Il fatto è che ci siamo trovati a dire che non eravamo banalmente scontenti. Essere scontenti per 12 ore di lavoro al giorno, come tocca a qualcuno per 1500 euro al mese senza ombra di straordinari pagati, capita a molti. Essere scontenti per essere assunti con uno scopo e ritrovarsi a fare tutt’altro pure. Il fastidio è quello di trovarsi nelle condizioni di sapere come poter fare le cose meglio, ma senza la possibilità di essere tenuti in considerazione. Perché assumere un ingegnere per un lavoro che può fare benissimo (“anzi meglio”) un perito se poi non gli si da la possibilità di portare delle risoluzioni ai problemi? Uno che ha studiato tanto alla fine finisce frustrato. E l’azienda non sa che ha in casa risorse che valgono più di quanto crede.

Così che la frustrazione raddoppia! Perché non è meramente una questione economica: è pure quel minimo di soddisfazione che viene negata.

Perchè se poi lo dici in giro la gente non ti crede. E ti rendi conto che il tempo passa e non riesci mai ad avere l’occasione di fare l’esperienza giusta, e vedi poi aziende che si svegliano cercando profili capaci di fare ogni cosa possibile dopo che nel territorio da anni, su certe cose, non c’è azienda che formi più nessuno.

Così ci siamo raccontati tra di noi. Paradossalmente (secondo i luoghi comuni) credo sia la prima volta che mi capiti di fare un discorso schietto con la gente della mia età: e pensare che si tende sempre a dire che chi ha studiato ingegneria è fuori dal mondo. E invece no. Quando si cambiano 5 lavori in 5 anni cercando sempre di trovare condizioni migliori per la propria esistenza non credo si sia fuori dal mondo. Credo si sia persone in ricerca, incapaci di sopportare che “c’è la crisi e tocca accontentarsi”.

Ecco, occorre coraggio per dire la verità. Per far sapere alle zie che le cose non sono tutte d’oro come si vantano dal panettiere “Ah, me nevodo, l’ingegnere e ciò el lavora lavora tant.” Per far sapere che non è tutto così facile della serie “Beh, con una laurea come la tua che problemi hai?”

Perché senza verità, dentro a un mondo d’apparenza, poi non cambia niente. Ma in epoca di crisi occorrono consapevolezze collettive. Gli stereotipi non servono proprio a niente. Alimentano l’impantanamento e nulla più. E poi che ce ne facciamo? Non si mangia di pure parvenze, non ci si aiuta, non si individuano i punti deboli e le potenzialità di un tessuto territoriale.

E poi, vorrei aggiungere a chi dice che le lauree in ingegneria permettono di trovare subito lavoro, che beh, forse è così: ma perché ci si accontenta di fare un po’ di tutto in fin dei conti. Senza poterlo fare mai bene, perchè quando ti inventi di fare qualcosa di diverso da ciò che sai fare vorresti poterti formare a dovere, approfondire e invece ti ritrovi pure a fare i conti con una formazione regionale interessata più all’autosostentamento che ad altro.

La sera della cena, attraversando il centro cittadino pieno di gente per i negozi aperti, sono stata intercettata da un’amica: “ma Sara, cosa ci facevi in giro con quattro figoni??” “Erano miei amici Ingegneri” “Ah si??? Davvero???” Eh, valle a spiegare che non per forza gli ingegneri sono magri, senza capelli e bruttini…

Ecco, anche a questo occorrono le storie…

P.S: Con questo non vuol dire che va a tutti male. Ma che a molti va male. Mentre potrebbe andare semplicemente meglio :) .

luglio 31 , 2011 at 3:04 pm 2 commenti

Tentare e ritentare: vota Sara!! (e magari vinci un iPad)

Volete partecipare all’estrazione tra i votanti e vincere un iPad2? In palio ce ne sono ben 5!!

Ebbene si, mi sono imbarcata nell’ennesimo esperimento/tentativo/azzardo.

Ho deciso di partecipare al concorso lanciato da Wimdu, un portale che da la possibilità di cercare alloggio per viaggiatori che vogliono vivere assieme alle persone del posto.

Hanno pensato bene di lanciare una campagna promozionale veramente d’effetto: in palio ci sono 8 settimane in giro per le capitali europee, vitto, alloggio, macchina fotografica, un iPad2 e… 1000 euro al mese! I partecipanti devono postare un video della durata massima di 1 minuto e raccogliere più voti possibili.

Come potevo perdere un’occasione del genere?? E così dopo 10 ore di duro lavoro tra montaggi, registrazioni, apprendimento dell’uso dello strumento, sono riuscita a produrre il mio minuto :) usando iMovie. Insomma quando si cerca lavoro occorre mettersi un pochino d’impegno, no ;) ?

Bene, per ammirare l’opera e per votarla è necessario cliccare qui. Purtroppo si può votare se e solo se si ha un account su Facebook: se non lo avete che ne dite di aprirne uno? Potrebbe essere l’occasione giusta per scoprire che non si tratta di niente di diabolico.

Insomma mi occorrono sul serio tanti voti. Dai datemi una mano e fatemi un pochina di pubblicità. Prometto cartoline!!

luglio 28 , 2011 at 11:03 am Lascia un commento

A cosa serve scrivere un curriculum?

Qualche giorno fa è uscito su La Repubblica un articoletto secondo il quale inviare i curriculum è oggigiorno inutile: meglio scrivere un blog. Mia madre allora non ha mancato di farmi notare che sono proprio fortunata ad essere in cerca di lavoro e in linea già da tempo con le tendenze in tema di trovalavoro!

Non ho potuto fare a meno di farle notare che il curriculum non mi è mai servito per trovare lavoro. Neppure ai tempi in cui il web non esisteva proprio. Ho messo in piedi questa valutazione ritrovandomi per l’ennesima volta a cercar d’imbastire nel miglior modo possibile una presentazione di me: CV europeo o no? Termini tecnici si o no? Sfondo rosa? Bianco? Bordino? etc etc… In fondo l’unico CV che mi ha procurato un lavoro, beh, poi non l’ho mai visto pagato, quel lavoro. E quanti ne ho spediti in giro in questi anni? Ormai non lo ricordo neppure più. Mi viene anzi da pensare che l’unico modo di trovare lavoro grazie al Curriculum Vitae sia scrivere un bel manualetto su come scrivere il Curriculum Vitae perfetto. Ce ne sono così tanti in libreria! Qualcuno, nella disperazione odierna, potrebbe sul serio comprarli tutti.

Diciamocelo: alla fin fine ho sempre trovato lavoro tramite il passaparola. Oppure tramite concorsi che, al di là del titolo di studio, valutavano i candidati attraverso prove pratiche. In fondo, fatto via mail o fatto via colpi di telefono sempre di passaparola si tratta, no? Così adesso ogni volta che mi ritrovo davanti al mio pc mi chiedo se in fondo non sto solo perdendo tempo. (Quanto tempo se ne va così, ogni giorno, in tutta Italia? Quante energie corrose nella tensione di una ricerca dai tratti estenuanti?)

Soprattutto mentre agosto si avvicina: gli uffici delle Risorse Umane lasceranno accumularsi nelle loro caselle di posta centinaia di file, che leggeranno, se leggeranno, di corsa, senza dargli troppo peso. Magari li faranno catalogare da qualche stagista che tralascerà di inserire nel DB proprio le competenze più interessanti.

Comunque visto che il 10 settembre finisce la #vitadapendolari e si concluderà forse anche l’#alzarsipresto obbligatorio (peccato twitter abbia così pochi ricordi e si ricordi solo le ultime frasi!), beh, sappiate cari amici, amiche, lettori, curiosi, che non vedo l’ora di trovare dei nuovi hashtag quotidiani, nuove strade da fotografare, nuove città da raccontare, nuovi calendari eventi da immaginare, nuovi volti, nuove scrivanie o banconi o sedie, nuovi contratti d’affitto se necessari.

Quindi se per caso vi giunge all’orecchio qualcosa di interessante per me… Vediamo un po’ se è vero che scrivere un blog aiuta a trovare lavoro… ;) .

(Che poi, vorrei dire, dentro a un blog ci sono un sacco di pezzi di vita. E nel bene e nel male son una duplice garanzia delle capacità e incapacità del proprio aspirante lavoratore. In fondo per lo meno queste le scrivo io. Le chiacchiere e gli spettegolezzi no.)

E tanto per concludere con qualcosa di colto…

Che cos’è necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.
E’ d’obbligo coincisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio in vista.
E’ la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.
(Wislawa Szymborska, Vista con granello di sabbia, Adelphi)

luglio 25 , 2011 at 1:09 pm 3 commenti

Esperimenti

Ho chiuso un vecchio account di Tumblr che non seguivo già da un po’. Ne ho aperto uno nuovo dove buttarci dentro un po’ di foto che sto facendo passeggiando in giro con l’iPhone.

E’ così facile fare foto apparentemente carine così! Si scatta e poi “basta” trovare il filtro giusto con Instagram oppure predisporre prima i parametri di Hipstamatic e poi voilà, il gioco è fatto. O quasi.

A me come esercizio sembra più che altro interessante per vedere se mi riesce di capire come si ottengono attraverso Photoshop questi stessi effetti: in fondo una foto dall’iPhone non potrà mai diventare grande grande, mentre una foto fatta con la reflex resta sempre una foto che si può stampare, etc etc.

Il nuovo Tumblr si chiama Camminare Guardando e per il momento racconterà i miei pezzettini di Friuli.

Un domani chissà ;) .

 

luglio 23 , 2011 at 10:04 am Lascia un commento

Attenzione! Segnalazione!

Bene, alcune cosette da appuntarsi in agenda o semplicemente ricordare:

- Domani alle ore 19.00 c’è la Twit Pizza a Pordenone, incontro di gente che si segue su Twitter e che alla fine si incontra molto spesso nella vita quotidiana (alla faccia di chi fa discorsi sul vedersi negli occhi etc etc… ;) . L’avvenimento ha dell’incredibile perchè per l’occasione si aggiungeranno anche personaggi addirittura dall’Emilia Romagna. Per saperne di più, beh, seguite su twitter l’hashtag #TwitTappaPN3 su Twitter e iscrivetevi :) . Tra l’altro ci sarà in piazza XX settembre a Pordenone alle ore 17.00 l’inaugurazione di un nuovo negozio della Apple. Abbiamo deciso di fare la twitpizza apposta, così potremo partecipare in massa all’estrazione di un iPhone 4 che il negozio ha messo in palio. E mangiare tutto il rinfresco, ovvio. [Nota, non è per fare pubblicità al negozio quanto per un amico che ci lavora e che è bravo:)]

- Il 3 agosto in piazzetta Calderari a Pordenone (“lì del Municipio”, tanto per esser chiari) ci saranno i Perturbazione in occasione di Visioni Sonore per musicare il film Maciste. Questo gruppo esageratamente bravo sarà anche a Cison di Valmarino (TV) il 9 agosto, data per la quale spero di aver recuperato un passaggio :) .

E visto che magari non li conoscete… ecco un assaggino (lo so, questa canzone l’ho stra postata, ma questo video no :P )

luglio 22 , 2011 at 12:07 pm 2 commenti

Chi sono e chi non sono

Ieri mi è arrivata una mail di un ragazzo per propormi un articolo da inserire in questo blog. Riguardava il ricorso presentato dall’avvocato Ortis rispetto a 4 quesiti referendari regionali che il Consiglio Regionale del FVG ha giudicato inammissibili l’anno scorso.

Ebbene, io di questi quesiti referendari non mi ricordavo minimamente. Comunque sono inerenti alla cancellazione della buonuscita e del vitalizio per consiglieri e assessori regionali.

Secondo questo ragazzo, visto che la notizia appariva sui giornali di oggi, se ne avessi dato anticipo ieri avrei fatto un affarone! Ma sinceramente:

- Io nella vita non faccio la giornalista. Certo, mi piacerebbe tanto, mi piace avere notizie su cui indagare e poi scrivere, ma certo con i giusti tempi. E una cosa è esprimere un’opinione o scrivere su qualcosa fidandosi della fonte, un’altra è scrivere su qualcosa di cui non si sa niente, di cui poco ci si interessa, inviata via mail da uno che non mette neppure un numero di cellulare.

- Io delle idee di moda e di massa dubito sempre. Per principio. E quando le questioni si legano alla politica e alle istituzioni, dentro alla debolezza della Democrazia, dubito ancora di più.

Per cui visto che ieri ero molto stanca, tra ricostruzione curriculum e abbozzi di riposo, mi si perdoni se non mi son messa a scrivere un post su una decisione presa da un Consiglio Regionale fatto da gente che salvo solo in minima parte senza andarmi a leggere il perché e il percome di percorsi che non ricordo.

Se poi qualcuno lo fa… eh…

E comunque tutto questo parlare dei costi della politica mi ha veramente rotto. La Democrazia non è gratis. Punto.

luglio 22 , 2011 at 8:15 am 4 commenti

Il compromesso della Democrazia tra un condono fiscale e il niente

Vi è in questi giorni un gran parlare del così detto precario del parlamento che a quanto pare sta svelando sì tali segreti da destare la click mobilitazione dei Mi Piace su Facebook. Non ha avuto bisogno di proferir parola per conquistarsi migliaia di fan su Twitter.

In rete vi sono le più sopraffine analisi su chi sia costui: c’è chi dice sia un portaborse licenziato (e, nessuno lo dice, ma quello del portaborse è un lavoro precario per eccellenza, e di gran lusso pure: sei strettamente legato al tuo eletto e al gruppo di cui questo fa parte e sai che se tutto crolla crolli anche tu.), ma fosse un qualsiasi “chi” non dice niente di particolarmente interessante.

Un pochi di anni fa conobbi una ragazza che lavorava in Parlamento, una di quelle persone in divisa che portano fuori e dentro le carte… beh, il numero di gossip e storielle che ci raccontò lei allora era molto più piccante di queste cose uscite in questi giorni. Anche perchè ci ha fatto nomi e cognomi a volontà. Ma son passati 3 governi da allora e io ho dimenticato un po’ tutto. Non capitano cose simili in tutti i Consigli Regionali? Il caso dell’auto blu di Ballaman in Friuli Venezia Giulia ne è la prova. E il Friuli è una regione molto piccola rispetto al resto d’Italia… (Ah, e a livello locale non si può dire di non conoscere chi si vota…)

Ovvio però che nelle pause dal lavoro la curiosità di indagare cosa si dice in rete di questo SpiderTruman mi sia sorta e così saltellando di qua e di là sono capitata in questo blog (di uno che seguo su Twitter) dove ho trovato un articoletto molto interessante: mentre in rete ci si indigna sulla casta Tremonti ha ficcato dentro la manovra un bel condono fiscale! olè! Il condono riguarda i casi in cui le cifre stanno sotto i 20.000 euro, ma la cosa interessante è l’interpretazione che di questo condono si può fare ovvero… un bel giretto di denari tra dare e avere attivo e passivo per sistemare (apparentemente) i conti del bilancio!! Del condono ho trovato nota anche in altri siti (es. qui), ma l’interpretazione delle conseguenze che ne da questo blog piratesco mi pare la cosa importante! Ricordiamoci infatti che nel 2013 si vota e da quel che si legge nella legge toccherà al Governo di allora risistemare i conti. E in fondo non è per questi ghiri gori che son finite male Parmalat&C.?

Comunque a me sta faccenda non piace. C’è tutto un indignarsi e sbollire l’indignazione senza senso, senza direzione. Volano paroloni, s’innalzano proteste e ho come l’impressione che si voglia far saltare qualcosa senza che la massa degli ululanti sappia bene cosa. O magari lasciare che questa sorta d’indignazione e lagnanza si sfoghi a son di click e commenti.

Ma la nostra Democrazia è frutto di un compromesso. E quel compromesso si è alimentato, decennio dopo decennio, fino a raggiungere lo stato di cose presenti. Forse sbaglio, ma se c’è corrispondenza tra il nostro livello di Democrazia e il compromesso che la permette, far saltare quest’ultimo mi sembra tragicamente pericoloso. Non sarebbe molto più semplice farci popolo partecipe di questo accordo di mediazione? Ne siamo in fondo dentro fino al collo da sempre, ma non ho mai visto la storia degli ultimi 15 anni immersa sul serio dentro un sentimento desideroso di farne parte.

Si dice che sia finito il tempo delle ideologie, dei grandi ideali. Invece, purtroppo, temo siamo nel bel mezzo di un gran parlare che guarda ad un idealismo senza meta, fatto di lenti distorte, bambini risvegliati da un sogno, disegni pennellati nell’aria senza riferimenti sulla realtà, senza sassi tenuti come punti fermi, senza riconoscimenti di questo presente dentro una più lunga storia italiana.

Possiamo giocare sui punti dell’apparenza, ma questi non bastano a cambiare il tasso di occupazione, non bastano a modificare il ruolo dell’Italia nel panorama internazionale, non bastano a ricostruire un dialogo con quei Paesi che ci hanno massacrato l’economia comprando quel che l’Italia svendeva per poi abbandonare le carcasse. E ci rendiamo conto o no che non c’è legge elettorale che tenga?

La democrazia non la fanno gli altri (gli Altri chi poi? La Casta cosa?). La facciamo noi. Da più di 50 anni, nel bene e nel male.

luglio 18 , 2011 at 8:50 pm Lascia un commento

Osservazioni al volo

Da qualche tempo prendo il treno. E finalmente oggi mi pare di poter fare un’analisi sociologica dei pendolari friulani. Ditemi se sbaglio.
A Pordenone salgono prevalentemente uomini, ragazzi, signori in età che lavorano a Udine o a Trieste. Almeno nel mio treno, buono per arrivare in orario da ufficio tanto a Udine quanto a Trieste.
Poi ci sono gli studenti universitari: prevalentemente ragazze. A mano a mano che ci si avvicina a Udine la popolazione pendolare cambia: molte più donne salgono a Codroipo.
Così ho pensato che:
- In una famiglia la vita da pendolari vale la pena se è per uno stipendio di un certo livello. Quindi è più probabile veder pendolare sulle medie distanze gli uomini, che solitamente ricoprono posizioni economicamente più vantaggiose. (Non a caso l’eccezione è data da 4 babe che ricoprono incarichi di prestigio a Trieste. Voi direte: ma che ne sai? Beh, non fanno altro che raccontare i loro affari e scelgono di sedersi sempre vicino a me per evitare i colleghi marpioni. Così non solo conosco lo stato delle loro abitazioni, le loro mete per le vacanze, l’uso più o meno abituale che fanno della canottiera, ma anche pressapoco che lavoro fanno. Poi uno si chiede perché è cosa buona e giusta ascoltare musica ad alto volume in treno?)

- Come 10 anni fa ancor oggi non si ritiene “conveniente” che una ragazza passi gli anni dell’università fuori casa. Così che si facciano pure quelle due orette quotidiane di su e giù, in proporzione molto superiore ai ragazzi che compaiono solo il venerdì, in direzione inversa, quando scendono con la valigia dello studente universitario… (le ragazze trolley ci sono, ma non a caso, come 10 anni fa, rientrano un po’ più spesso il giovedì.)

- Quando si arriva a Codroipo salgono molte impiegate donne dirette a Udine. E il sospetto è che vengano in treno non avendo la macchina, mentre la maggior parte dei loro colleghi maschi sceglie forse questo secondo mezzo (la prova l’ho avuta oggi che il treno viaggiava con 30 minuti di ritardo…). Altrimenti non ci dovrebbero essere ragioni per non avere una popolazione pendolare omogenea.

Per validare ancor di più questa mia teoria dirò che in questi ultimi sei mesi non mi sono mai abituata alla sveglia delle 5.20. E non rientro in nessuna delle categorie precedentemente illustrate, segno che per sopportare la vita da pendolari occorrono motivazioni che mi mancano. Poi sarà che so che tra poco finisce. Ma tant’è.

Magari mi sbaglio e guardo le cose un po’ di parte. Ma a me, a occhio, pare proprio che le cose stiano così, che il treno non sia neutro nella sua natura di mezzo di trasporto e che racconti di noi molto più di quanto pensiamo.

(Ah, se da settembre Trenitalia ha bisogno di qualcuno che scriva un bel libello sulla vita dei pendolari italiani io son disponibile :) ! )

luglio 18 , 2011 at 6:45 am 5 commenti

Post più vecchi


Giorni…

luglio: 2011
L M M G V S D
« giu   ago »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Scrivimi!

sara.rocutto[at]gmail.com

Cosa combino…

Foto strada andando...

san francisco o lignano

nel parco

Altre foto

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 143 follower

%d bloggers like this: