Archive for luglio 18 , 2011
Il compromesso della Democrazia tra un condono fiscale e il niente
Vi è in questi giorni un gran parlare del così detto precario del parlamento che a quanto pare sta svelando sì tali segreti da destare la click mobilitazione dei Mi Piace su Facebook. Non ha avuto bisogno di proferir parola per conquistarsi migliaia di fan su Twitter.
In rete vi sono le più sopraffine analisi su chi sia costui: c’è chi dice sia un portaborse licenziato (e, nessuno lo dice, ma quello del portaborse è un lavoro precario per eccellenza, e di gran lusso pure: sei strettamente legato al tuo eletto e al gruppo di cui questo fa parte e sai che se tutto crolla crolli anche tu.), ma fosse un qualsiasi “chi” non dice niente di particolarmente interessante.
Un pochi di anni fa conobbi una ragazza che lavorava in Parlamento, una di quelle persone in divisa che portano fuori e dentro le carte… beh, il numero di gossip e storielle che ci raccontò lei allora era molto più piccante di queste cose uscite in questi giorni. Anche perchè ci ha fatto nomi e cognomi a volontà. Ma son passati 3 governi da allora e io ho dimenticato un po’ tutto. Non capitano cose simili in tutti i Consigli Regionali? Il caso dell’auto blu di Ballaman in Friuli Venezia Giulia ne è la prova. E il Friuli è una regione molto piccola rispetto al resto d’Italia… (Ah, e a livello locale non si può dire di non conoscere chi si vota…)
Ovvio però che nelle pause dal lavoro la curiosità di indagare cosa si dice in rete di questo SpiderTruman mi sia sorta e così saltellando di qua e di là sono capitata in questo blog (di uno che seguo su Twitter) dove ho trovato un articoletto molto interessante: mentre in rete ci si indigna sulla casta Tremonti ha ficcato dentro la manovra un bel condono fiscale! olè! Il condono riguarda i casi in cui le cifre stanno sotto i 20.000 euro, ma la cosa interessante è l’interpretazione che di questo condono si può fare ovvero… un bel giretto di denari tra dare e avere attivo e passivo per sistemare (apparentemente) i conti del bilancio!! Del condono ho trovato nota anche in altri siti (es. qui), ma l’interpretazione delle conseguenze che ne da questo blog piratesco mi pare la cosa importante! Ricordiamoci infatti che nel 2013 si vota e da quel che si legge nella legge toccherà al Governo di allora risistemare i conti. E in fondo non è per questi ghiri gori che son finite male Parmalat&C.?
Comunque a me sta faccenda non piace. C’è tutto un indignarsi e sbollire l’indignazione senza senso, senza direzione. Volano paroloni, s’innalzano proteste e ho come l’impressione che si voglia far saltare qualcosa senza che la massa degli ululanti sappia bene cosa. O magari lasciare che questa sorta d’indignazione e lagnanza si sfoghi a son di click e commenti.
Ma la nostra Democrazia è frutto di un compromesso. E quel compromesso si è alimentato, decennio dopo decennio, fino a raggiungere lo stato di cose presenti. Forse sbaglio, ma se c’è corrispondenza tra il nostro livello di Democrazia e il compromesso che la permette, far saltare quest’ultimo mi sembra tragicamente pericoloso. Non sarebbe molto più semplice farci popolo partecipe di questo accordo di mediazione? Ne siamo in fondo dentro fino al collo da sempre, ma non ho mai visto la storia degli ultimi 15 anni immersa sul serio dentro un sentimento desideroso di farne parte.
Si dice che sia finito il tempo delle ideologie, dei grandi ideali. Invece, purtroppo, temo siamo nel bel mezzo di un gran parlare che guarda ad un idealismo senza meta, fatto di lenti distorte, bambini risvegliati da un sogno, disegni pennellati nell’aria senza riferimenti sulla realtà, senza sassi tenuti come punti fermi, senza riconoscimenti di questo presente dentro una più lunga storia italiana.
Possiamo giocare sui punti dell’apparenza, ma questi non bastano a cambiare il tasso di occupazione, non bastano a modificare il ruolo dell’Italia nel panorama internazionale, non bastano a ricostruire un dialogo con quei Paesi che ci hanno massacrato l’economia comprando quel che l’Italia svendeva per poi abbandonare le carcasse. E ci rendiamo conto o no che non c’è legge elettorale che tenga?
La democrazia non la fanno gli altri (gli Altri chi poi? La Casta cosa?). La facciamo noi. Da più di 50 anni, nel bene e nel male.
Osservazioni al volo
Da qualche tempo prendo il treno. E finalmente oggi mi pare di poter fare un’analisi sociologica dei pendolari friulani. Ditemi se sbaglio.
A Pordenone salgono prevalentemente uomini, ragazzi, signori in età che lavorano a Udine o a Trieste. Almeno nel mio treno, buono per arrivare in orario da ufficio tanto a Udine quanto a Trieste.
Poi ci sono gli studenti universitari: prevalentemente ragazze. A mano a mano che ci si avvicina a Udine la popolazione pendolare cambia: molte più donne salgono a Codroipo.
Così ho pensato che:
- In una famiglia la vita da pendolari vale la pena se è per uno stipendio di un certo livello. Quindi è più probabile veder pendolare sulle medie distanze gli uomini, che solitamente ricoprono posizioni economicamente più vantaggiose. (Non a caso l’eccezione è data da 4 babe che ricoprono incarichi di prestigio a Trieste. Voi direte: ma che ne sai? Beh, non fanno altro che raccontare i loro affari e scelgono di sedersi sempre vicino a me per evitare i colleghi marpioni. Così non solo conosco lo stato delle loro abitazioni, le loro mete per le vacanze, l’uso più o meno abituale che fanno della canottiera, ma anche pressapoco che lavoro fanno. Poi uno si chiede perché è cosa buona e giusta ascoltare musica ad alto volume in treno?)
- Come 10 anni fa ancor oggi non si ritiene “conveniente” che una ragazza passi gli anni dell’università fuori casa. Così che si facciano pure quelle due orette quotidiane di su e giù, in proporzione molto superiore ai ragazzi che compaiono solo il venerdì, in direzione inversa, quando scendono con la valigia dello studente universitario… (le ragazze trolley ci sono, ma non a caso, come 10 anni fa, rientrano un po’ più spesso il giovedì.)
- Quando si arriva a Codroipo salgono molte impiegate donne dirette a Udine. E il sospetto è che vengano in treno non avendo la macchina, mentre la maggior parte dei loro colleghi maschi sceglie forse questo secondo mezzo (la prova l’ho avuta oggi che il treno viaggiava con 30 minuti di ritardo…). Altrimenti non ci dovrebbero essere ragioni per non avere una popolazione pendolare omogenea.
Per validare ancor di più questa mia teoria dirò che in questi ultimi sei mesi non mi sono mai abituata alla sveglia delle 5.20. E non rientro in nessuna delle categorie precedentemente illustrate, segno che per sopportare la vita da pendolari occorrono motivazioni che mi mancano. Poi sarà che so che tra poco finisce. Ma tant’è.
Magari mi sbaglio e guardo le cose un po’ di parte. Ma a me, a occhio, pare proprio che le cose stiano così, che il treno non sia neutro nella sua natura di mezzo di trasporto e che racconti di noi molto più di quanto pensiamo.
(Ah, se da settembre Trenitalia ha bisogno di qualcuno che scriva un bel libello sulla vita dei pendolari italiani io son disponibile
! )

