Cosa tiene accese le stelle
agosto 7 , 2011 at 3:48 pm 3 commenti
Ogni tanto occorre leggere libri così. Occorre leggerli a 13 anni, prima di cominciare le scuole superiori, occorre leggerli a 19, quando ci si trova nel bel mezzo del bivio “Continuo a studiare che? Cerco lavoro? Bah…”
Purtroppo non è che ci siano “libri così”: perchè quel che racconta e trasmette Mario Calabresi in “Cosa tiene accese le stelle” è, per l’Italia di oggi, per la mia generazione, una specie di tabù. Oggi o dici che fa tutto schifo e che tocca accontentarsi o scappare o non sei cool.
Oggi se ti lamenti perchè certe cose si potrebbero fare bene e meglio ti dicono che non sai leggere “i tempi in cui viviamo”, che si sta facendo tutto il possibile, che… Non si pensa che si possa contribuire a cambiare le cose: così le cose sono e così restano, sempre che non ti venga chissà quale idea geniale che non sia meno del teletrasporto.
Per cui, cari tredicenni, diciannovenni, x-enni, se volete avere una lettura sull’Italia di oggi un po’ fuori dalla solita retorica, beh, vi tocca proprio leggervi questo libro di Calabresi. Che poi è scritto così bene che male di certo non fa.
A me a leggere questo libro è venuto in mente che vorrei fare 1000 cose e che tutti mi dicono che sono cose che non comportano tornaconto economico e quindi non possono funzionare.
Ma oggi a me pare che ciò che produce scambio economico, al di là dei beni alimentari, non sia poi così, beh, eternamente utile e funzionante.
A me a leggere questo libro è venuto in mente che ho fatto tutto quel che andava fatto secondo il pensiero maggioritario degli ultimi 15 anni per avere “un futuro tranquillo” eppure tranquillo non vedo neppure il presente. Il fatto è che “quel che pensan tutti” (tipo le discussioni di questi mesi su La Casta…) non è frutto di visioni ragionate e complesse, ma di banalità. Se un pensiero non fosse abbastanza banale come potrebbe essere compreso da tutti dall’oggi al domani?
In rete, ma anche in libreria, esistono un sacco di libri ambigui sulla felicità personale, etc etc. Cose che leggerei solo per disperazione. Ma questo di Calabresi è tutta un’altra cosa. Ad esempio io non sapevo che l’ideatore di Wireshark, già Ethereal, fosse un italiano. E neppure immaginavo valesse così tanto. Eppure quante volte l’ho usato! Ecco, ci insegnano che sono le cose grandiose, quelle che non stanno nella nostra testa, troppo grandi per noi, ad essere quelle che valgono, vincono, etc… invece no, non è così. Non è vero che occorre essere ricchi e geni per cercare di vivere bene, non è vero che occorre dare sempre la colpa al “Sistema”. Certo, non è forse neppure vero che se ci si pone degli obiettivi e li si persegue poi li si raggiunge, ma a saper avere una misura delle cose, ad avere il coraggio di capire che certe volte non si perde proprio nulla, beh, male non si fa.
(E male non si fa ad ascoltare chi sta qualche livello sotto di te, che magari di cose ne vede, ne sente e ne immagina molte più di quante tu possa immaginare… certo, se sei un dirigente che non festeggia i compleanni nè taglia panettoni e colombe c’è poca speranza… Anzi, per dirla tutta, i festeggiamenti dei compleanni dei dipendenti delle aziende andrebbero fissati per legge: avrebbero effetti molto maggiori del cambiare la Costituzione con l’obbligo del pareggio di bilancio)
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1.
Matteo Pascal | dicembre 11 , 2011 alle 8:56 pm
In realtà l’ideatore di Wireshark non è italiano…
http://www.wireshark.org/about.html
Nel libro di Calabresi si intervista uno dei tanti sviluppatori, spacciandolo per il creatore…
2.
sarasx | dicembre 11 , 2011 alle 9:10 pm
mi sa che un pezzetto di sua azienda abbia contribuito a Ethereal e di li a Wireshark. Poi a capire chi ha messo il la… uff mi hai rotto l’incanto
… eh, noi italiani siamo un po’ nazionalisti anche quando c’è di mezzo il crowdsourcing 
)
(Grazie
3.
Ildan | dicembre 12 , 2011 alle 1:04 am
Poteva allora prendere piuttosto come esempio: http://en.wikipedia.org/wiki/Leonardo_Chiariglione