Il popolo sovrano

Storiella breve di pura fantasia.
Quella volta che è scoppiata la rivolta dietro casa mia dicono che sia partito tutto da una zucchina. Dicono che Bepi Nosel abbia visto tutto dalla finestra, che abbia pure provato a urlare, ma che, niente, un tunisino gli sia entrato nell’orto e gli abbia portato via l’ultima zucchina. E allora ha fatto bene, dicono, a tirar fuori il fucile, a tirare un colpo in aria, a scendere sulla strada con tutti gli uomini del condominio, che scendevano sulla strada a vedere cos’era quel boom nel posto sbagliato, nella stagione sbagliata.
Dicono così, ma io, che sto li nel quartiere, lo so che non ci abita nessun tunisino per chilometri intorno. Dicono così, ma io, che ho l’orto, lo so che le zucchine a fine settembre non le fai neanche se ci metti 7 mucche a concimare tutto l’anno.
Ma adesso c’è ben poco da dire, che quel che doveva capitare è capitato, tutto così come ve lo racconto.
Che Bepi Nosel e tutti gli altri sono scesi sulla strada che sembravano il quarto stato e son venuti avanti urlando fin sotto il condominio mio. Che mi avrebbe fatto comodo se si portavano via il vecchio bavoso del piano di sopra, quello sempre ubriaco, col vocabolario da lurido porco. Ma era al bar e in tutto lo stabile non c’era nessuno. O meglio: la signora bengalese all’ultimo piano e la ragazza marocchina con sua figlia. Io, in malattia. E per loro il vecchio bavoso è il “signore inglese” e basta.
Hanno urlato, ma nessuno ha messo la testa fuori, nessuno ha aperto la finestra, così che quelli hanno sgorlato il portone, hanno tirato calci e poi la signora dalla voce racchiosa della casa di fronte ha tirato fuori 4 bastoni. Così hanno sfasciato tutto, urlando in dialetto, confondendosi con animali che neppure conosco, hanno rotto i vetri del portone e poi non so com’è, ma si sono allontanati. Solo due sono rimasti sul vialetto all’ingresso, a commentare, e gli altri sono andati avanti, con quel passo da pensionati pesanti.
Allora ho visto che uno dei due è il tipo che abita nella casa bella della via, quella con la siepe che non si sa bene cosa nasconda. Quello che secondo me non fa chissà che lavoro, ma vive di rendita. Quello che becco al cinema e a teatro e che non mi saluta mai e lascia credere ai vicini che io sia una poco di buono. Che l’ho sentito una volta dire che gli farebbe comodo comprare tutta la palazzina dove stiamo noi, buttarla giù, rifarne una nuova o non so che. Ma nessuno gli vuole vendere. O offre troppo poco.
Poi non so cosa sia successo, ma sono tornata a dormire, con la febbre a 40, che la rivoluzione se partiva così, non poteva certo continuare.
Dicono che sotto il palazzo del municipio dopo un’ora ci fossero cento persone. E poi mille. Con Bepi Nosel che chiedeva l’aumento della pensione e uno del bar li a fianco che chiedeva il taglio delle tasse, mentre ragazzini invocavano libri gratis e un fabbricante di unghie di plastica piangeva la sua disoccupazione.
E il giorno dopo sui giornali si parlava solo del figlio di Bepi Nosel, che aveva preso in mano la situazione, delle dimissioni del sindaco, di elezioni anticipate e un cassonetto bruciato sotto il portone dell’ATER. E poi c’era una foto con tutta quella gente assieme, e quei fucili, manco fossimo un popolo di cacciatori, quelli che un giorno stavano da una parte e il giorno dopo da quell’altra, quelli che si erano contestati per vent’anni e i ragazzini che non avevano mai contestato nessuno.
E dicevano tutti assieme che il problema era proprio quello. Già quello.
Che bisognava riscrivere la Costituzione.
Che il popolo è sovrano.
Questo è quello che dicono.
Questa storiella me la sono inventata io. Però sulla voce della vicina…
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Pubblicato su Me, Politica, Riflessioni

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