Quelli che ieri han sbattuto la testa contro il censimento
ottobre 10 , 2011 at 1:52 pm 2 commenti
Insomma da ieri era possibile accedere al sito dell’ Istat per compilare il censimento online.
A una fetta d’Italia (ma non a tutti a quanto pare) è già arrivato a casa il libretto con le domande, dotato di password per i più valorosi desideranti la compilazione online.
Ebbene ieri era domenica.
Era il primo giorno di prova a carico del sistema.
Io non mi ci sarei mai messa. Eppure c’è chi sin dalla notte si è dedicato a tentare, per ore, di completare la propria domanda online. Io dubito che ci proverò. Mi dedicherò al cartaceo.
Odio compilare le domande on line, odio il tempo che impiega l’autocompletamento dei menù a tendina con il nome del comune una volta selezionata la provincia. Odio resistere davanti al pc per pagine e pagine con il dubbio di non aver cliccato correttamente qua e là.
Ma sopratutto a me pare una follia mettersi a fare queste cose di domenica con la presunzione che chi sta dall’altra parte abbia gli occhi abbastanza aperti per correggere eventuali problemi. Io me li vedo questi programmatori con le occhiaie per essersi applicati a finire tutto all’ultimo minuto. Me li vedo li a sperare che nessuno si accorga che facendo click proprio in quel posto li tutto crolla. Me li vedo crollare all’ennesima chiamata telefonica, dopo 15 caffè sparati in vena. In fondo è così che lavorano. Magari in mezzo ci avranno pure infilato qualche stagista, oltre a qualche apprendista per finta.
“Oh, ma non è possibile, oh, ma non è concepibile!” Oh cosa?
Si è visto già un sacco di volte, ad ogni sanatoria per le badanti, corsa alla richiesta di quote per lavoratori in ingresso e chi più ne ha più ne metta che la pazza corsa al click non funziona. Forse sarà anche una questione di banda larga che non c’è. Forse. Ma anche le prime registrazioni dei certificati medici direttamente da parte dei dottori hanno avuto i loro problemi. E non si trattava di 500.000 connessioni al volo.
Cert’è che seguendo le operazioni da parte di utenti che commentavano su Twitter o sui vari blog i loro tentativi di connessione mi pareva di vedere un popolo che mirava a dimostrare la propria abilità nell’individuare un bug, nell’avere qualcosa di che lamentarsi, nel trovare una critica pronta da utilizzare magari per scrivere il solito articolo sui disservizi il giorno dopo o una bella interrogazione. Con una sorta di masochismo misto a sadismo, non ho dubbi. Chi si è lamentato per ore, o anche per più di 15 minuti, dell’impossibilità o difficoltà ad accedere ai sistemi come altro si può definire?
Chissà se si è domandato cosa c’è dietro. Quante persone ci hanno lavorato? Quali risorse avevano effettivamente a disposizione? Quanto tempo? Che problemi?
Eh, ma l’importante è sfidare l’”innovazione”. Dimostrarsi al passo. Come se la vera innovazione non fosse oggi fare in modo che chi svolge determinati lavori lo possa fare al meglio delle proprie opportunità, con il giusto salario, con le giuste ore di lavoro quotidiano.
Ma no, per un giornalista o per un politico è molto più godurioso alimentare il fuoco del non funzionamento. Molto più interessante che interrogarsi su un problema strutturale più ampio.
Talvolta, in casi come questo, mi chiedo se innovazione sia sul serio semplicemente fare click a destra e a manca. E mi rispondo che no, non lo è.
Forse qualche volta è più innovativo porsi un problema e ricercare la migliore soluzione, migliore per se stessi e per gli altri.
Mi dice un amico pignolo che in meno di 10 minuti si fanno tutte le crocette come si deve. A penna. Che non è poi così brillante cozzare troppo la testa contro un muro.
Entry filed under: informatica, Lavoro, Riflessioni. Tags: censimento 2011, censimento online, innovazione, Lavoro.
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1.
laura albertini (@lalbertini) | ottobre 10 , 2011 alle 3:05 pm
come dice Cristaino Valli (http://coserosse.net/c/?p=23885)
“la versione onlain di quei vecchi che si mettono in fila in posta alle settemenunquarto del mattino. e poi alle ottoetrentuno iniziano a sbuffare che non hanno ancora aperto e i giovani non hanno più voglia di lavorare.”
2.
sarasx | ottobre 10 , 2011 alle 3:08 pm