Archive for novembre 23 , 2011

Le favole belle

Mi è capitato sotto gli occhi un link a un post di Tumblr dal titolo Dai un appuntamento a una ragazza che legge. Non ho potuto fare a meno di leggerlo, ovviamente, e pur rendendomi conto che dei vari libri citati me ne mancano assai (e forse ormai ho perso pure gli anni) per essere considerata una ragazza che legge, beh, mi ha momentaneamente affascinata.

Cert’è che le affascinazioni di questi scritti che periodicamente conquistano la rete non mancano mai di insospettire il mio animo critico e così sono un po’ andata a cercare chi fosse mai la tipa che firmava questo “brano”. E così ho trovato un post (in inglese) che racconta in una (forse) intervista di una tale Rosemarie Urquico, filippina, che avrebbe composto la cosa come esercizio di scrittura.

Il brano, tradotto in italiano (chissà poi chi l’ha tradotto per primo/a?), gira con un paio di traduzioni diverse in centinaia di blog.

Che questa Urquico esista oppure no non interessa probabilmente a nessuno: frasi d’effetto, raccontini, poesiuole vagano nella rete e prima nelle pagine dei diari degli adolescenti, con firme che molto spesso hanno ben poco a che fare con il creatore delle stesse.

E poi vagano, di spazio in spazio per quanto prive di verità, struttura, poesia, armonia. E tanto più sono esotiche tanto più funzionano, fanno volteggiare. La cosa incredibile è che funzionano di lingua in lingua, di luogo in luogo e c’è di sicuro una logica o un chissà che le fa valere sempre.

E tramandandosi in giro, spesso infilandosi dentro a una qualche catena di S.Antonio, resistono, sopra il tempo, di generazione in generazione, destinate a funzionare sempre, passando dalla carta al web e imparando a tornare indietro, quasi fossero parole di pongo.

Poi possiamo anche dire che non ci piacciono per niente. Ma in verità, segretamente, almeno mezzo minuto ci cozziamo contro volentieri: ché non possiamo resistere sul serio alle favole belle, le leggerezze, le costruzioni, fatte apposta come un po’ facevano un tempo i cantastorie.

Che poi a pensarci bene, quelli che riuscivano a vivere intortando gente di piazza in piazza dovevano essere veramente bravi. Come le varie Rosemarie dei giorni d’oggi.

Chissà.

P.S: Che poi come lavoretto mica sarebbe male, devo solo scovarci l’aspetto remunerativo… :P

novembre 23 , 2011 at 11:44 am 2 commenti


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