Archive for dicembre, 2011
Il primo giorno
Com’è che si dice? “Chiusa una porta si apre un portone!”
In fondo non succede così nei film e nei libri, quando i protagonisti vivono un susseguirsi di storie d’amore sfigate?
Beh, sono qui in coda al Centro per l’Impiego per l’iscrizione alle liste di disoccupazione. Cosa già fatta in passato, ma più per prassi che per necessità. Non mi era mai capitato di fare coda in altre occasioni (1994, 2006… Un altro nord est).
Ci saranno una cinquantina di persone: tante si conoscono, vengono tutte da una stessa fabbrica. In crisi. “Lei ad esempio no vero?” mi chiede un impiegato. Spera di poter liberare in fretta la mia sedia in attesa. Ma i pc sono bloccati, i server dell’Insiel fermi. Non si muove nulla da più di mezz’ora. Ci sono un po’ di mamme coi bambini, si parla di Capodanno, qualche mamma ha accompagnato il figlio maggiorenne. Qualche moglie parla solo dopo il marito.
E in questa paralisi che racconta meglio di una cartolina, meglio di un’indagine statistica, di come sta il Friuli adesso, qui non c’è porta sentimentale che si è chiusa. E nessuno ha bisogno di portoni romantici, ma di monete per il parcheggio, chiarimenti sul titolo di studio (“dovrò scrivere diplomata? Che ho fatto ragioneria?”), sospensioni sui dubbi rispetto al futuro.
Ecco, tra una riga e l’altra è passata un’altra ora. E le signore si cominciano a preoccupare, che gli occorrono le carte, che hanno appuntamento al Patronato, che l’anno sta per finire, che l’Inps, che la mobilità, che la carta d’identità scade.
E la coda aumenta assieme ai colori delle giacche, alle facce corrugate, alle preoccupazioni.
Ma nessuno, nessuno si lamenta. Al massimo la paura di una multa “Eh, le monete del parcheggio, uffa…”
Quasi a dire, dentro a una specie di rassegnazione “Tanto abbiamo dato tanto avremo”.
Qui,condensate in un corridoio, corrono le fantasie dell’Italia normale. Che in Germania un operaio prende anche 9000 euro se fa gli straordinari. Che sicuramente tra dieci minuti si sistema tutto (“no se possibile che no se sistemi”). Che lavoro ce n’è ce n’è “basta che te speti”.
(Quasi tutte queste persone potrebbero essere mia madre, mio padre sorelle o fratelli di molto maggiori. E non riesco a capire perché dovrei incolparli di avermi rubato il futuro, incolpare loro d’impedire l’Italia migliore.)
Tra Natale, wok e libri
E anche questo Natale è andato, con i suoi pranzi, alberi e pacchetti. Quest’anno già sapevo quale sarebbe stato il pezzo forte dei miei regali. Mamma Natale infatti mi ha fatto trovare sotto l’albero un bel wok in ferro così da potermi finalmente sfogare nei miei esperimenti di tempura
. Per curiosità quest’anno ho anche partecipato ad un corso sulla tempura, ma, aimè, mi son sempre mancate le giuste pentole. Adesso non ho certo più scuse.
Di wok parla anche Allan Bay nel suo ultimo libro “Nella mia cucina. I 100 strumenti di un cuoco curioso” (ed. Mondadori) che qualche settimana fa mi è arrivato a casa con un bellissimo bigliettino di miss @Electaeditore : ho partecipato a primo giveaway di questa casa editrice e ho vinto questo regalo veramente interessante. Devo dire che non avevo mai letto niente di Allan Bay (sono tendenzialmente sospettosa di chi ha tanti titoli sugli scaffali…), invece devo dire che ha una tecnica di presentazione degli argomenti non solo chiara, ma anche affascinante.
In questo libro infatti non parla soltanto di oggetti da cucina, che vanno dall’abbattitore al wok, ma presenta per ognuno anche qualche ricettina interessante: ancora una volta devo dire che avere un libro di ricette è tutt’altra cosa che frequentare i siti di cucina! I libri volenti o nolenti ti parano davanti idee che certo, poi puoi andare ad approfondire, ma intanto altrimenti a un’apprendista dei fornelli quale io sono non sarebbero mai venute in mente
. E se le cose non le conosci e non ti vengono in mente… difficilmente hai le parole per cercarle.
Beh, insomma sono proprio soddisfatta del mio nuovo strumento di cucina e anche se me ne mancano almeno 90 di quelli della cucina di Allan Bay… adesso mi manca soltanto la spesa giusta per verificare la sua arte ricettaria
(che insomma gli strumenti si conquistano un po’ alla volta e certi, mah, non so quanto mai mi serviranno… anche se il cannello da cucina a gas per la creme brulè adesso mi pare immancabile
)
P.S: Se siete su Facebook vi consiglio di seguire Electa Editore che non si sa mai… parlano d’arte e di un sacco di cose interessanti e magari la risposta al prossimo giveaway viene a voi…
Correva l’anno
In questi giorni è uscito Year in hashtag, una sorta di mega album di quanto accaduto in questo 2011 nel mondo, di come questo 2011 sia stato rappresentato dalla rete, amplificato, condiviso. E’ uscita anche la classifica stilata da The Indipendent sulle voci non famose più influenti su Twitter per il 2011. L’unica italiana è Marina Petrillo (@alaskaRP), conduttrice di Radio Popolare, che dopo aver seguito per un anno quanto accadeva nei paesi arabi è scesa in piazza Tahrir per raccontarci coi suoi occhi cosa succedeva in Egitto alla vigilia della prima tornata elettorale.
Così ho pensato che fare il punto su quello che è stato un anno appena trascorso fa sempre bene. Allora ho riguardato le mie foto del 2011, tra reflex e iPhone e ho pensato che rileggersi dentro gli avvenimenti reali, dentro le osservazioni virtuali, forse aiuta a fare ordine. E allora ecco cos’è stato per me il 2011 quest’anno… (Osservando che i fatti valgono per i luoghi in modo a volte indipendente dai tempi)
Gennaio
Il 15 gennaio, come ogni anno, si ricordano a Pordenone i 9 partigiani uccisi nel ’45 all’ex caserma Martelli. Il muro è ancora quello che precede la ristrutturazione e in questa foto compaiono Mario Bettoli e Cesare Marzona, partigiani.
Quest’anno, sarà perché dal 1945 ad oggi sono passati 66 anni, seguire l’Anpi mi è sembrato più importante che mai. Quando tutto crolla i fondamentali occorre tenerseli stretti…
Febbraio
Il 12/13 febbraio le donne di Se non ora, quando? occupano le piazze italiane. Tantissime scendono in piazza anche a Pordenone e l’attenzione dei media è alta.
L’effetto è anche legato alla campagna sostenuta da Repubblica.it che mira a far cadere il Governo Berlusconi (cosa che poi accadrà, ma sulle ragioni chissà se avremo mai un’idea comune…)
Marzo
Il 12 marzo, a un mese dalla manifestazione delle donne, le piazze ritornano a riempirisi in difesa della scuola pubblica, attaccata dalla ministra Gelmini, e della Costituzione, di cui si vede attaccata la libertà d’espressione dalla così detta “legge bavaglio”.
In preparazione ai referendum sull’acqua si infilano banchetti in tutte le iniziative: e i Subsonica il 31 marzo, dando il via al loro tour proprio dal palco del Palasport di Pordenone, inviteranno tutti al voto (e ci faranno entrare al concerto gratis).
Ma questo mese segna anche l’inizio della guerra in Libia: il 19 marzo ha inizio l’intervento militare da parte di vari paesi europei, tra i quali l’Italia. Ritorna a farsi sentire il popolo della pace, ma complice la situazione politica interna, complice la connivenza del centro sinistra con l’intervento militare, la voce si fa sentire roca…
Aprile
Il 26 marzo lo Zapata organizza una manifestazione in piazza XX Settembre a Pordenone alla quale aderiscono altre realtà del Pordenonese.
Il 2 aprile, con il precipitare degli avvenimenti libici, Emergency convoca una manifestazione a Roma. Non ci saranno le folle: no, il 2011 non sarà ricordato come anno per la pace, come tempo di laboratorio politico per fermare guerra e follia. Purtroppo.
Il 30 aprile si inaugura a Pordenone come luogo sacro alla memoria e alla Resistenza il monumento ai 10 martiri. Siamo in piena campagna elettorale e la partecipazione è altissima.
Per l’occasione sono presenti anche le scuole del territorio e sembra di ritornare a quei 25 aprile di tanti anni fa quando noi scolari imparavamo Bella Ciao da cantare al monumento dei caduti…
Maggio
la festa del lavoro del 1° maggio di quest’anno, con la crisi che si fa sempre più pesante, me lo ricorderò come momento massimo della celebrazione dell’Inno nazionale, risuonato più che mai nelle piazze anche di conflitto quest’anno. E’ stato anche l’anniversario del centenario della Casa del Popolo di Torre, che per l’occasione ha organizzato un pranzo e rispolverato le vecchie bandiere.
Il 6 maggio la CGIL proclama uno sciopero generale: un grande corteo attraversa Pordenone e per la prima volta vedo sfilare tantissimi lavoratori del settore del legno: il gruppo Florida ha preannunciato lo stato di crisi, a rischio 400 posti di lavoro.
A metà maggio il Comune di Pordenone va alle urne per il rinnovo del consiglio comunale: la campagna elettorale peggiore d’ogni tempo si chiude con la vittoria del centro sinistra. In una sfida tra uomini vince un uomo. (Ma le ragioni di festa sono ancora da analizzare per bene). A Milano vince Pisapia. Ma è un’altra storia.
Giugno
Il 12 e 13 giugno i SI trionfano per l’acqua pubblica, contro il nucleare e contro il legittimo impedimento (ci penserà la crisi a rirubarci l’acqua…). Votare per un referendum ricomincia ad avere un senso.
Le bandiere si moltiplicano su tanti balconi. Chi ha vinto sarà ragione di dibattito per mesi e si arriverà al paradosso di dubitare che sia stata una vittoria sensata…
Tra il 17 e il 19 giugno i genitori e gli insegnanti della scuola pubblica di Pordenone mettono in piedi un presidio di protesta
contro i tagli davanti all’Ufficio Scolastico Provinciale. I tagli da parte della Ministra Gelmini rispetto all’organico non permettono di mantenere gli attuali tempi scuola. Un bel po’ di mamme e bambini si danno il turno. Nonostante il fine settimana piovoso…
I primi di giugno mi impegno anche ad andare al Festival dell’economia di Trento, quest’anno
particolarmente caratterizzato dal tema della crisi economica globale. Ne torno a casa con un sacco di riflessioni interessanti e i tormentoni dell’anno infilato un po’ ovunque: sprechi, casta, Stato e costi della politica sono ancora adesso per l’Italia i grandi nodi popolari della crisi. (Non a caso nel corso dell’autunno il numero leggendario di auto blu in circolazione supererà il numero di abitanti del Paese, almeno nelle chiacchiere da bar.)
Luglio
A luglio sarà successo sicuramente qualcosa, ma a me sembra non sia successo un granché di nuovo per il mondo. Certo, compare Spidertruman a raccontare che in Parlamento si mangia un sacco a buon prezzo, ma niente di che. Sembra quasi un periodo di calma. In cui riapre la Stazione di Topolò ai confini con la Slovenia e per una sera sembra d’essere in un mondo parallelo.
In cui mi capita di finire a Melfi e riscoprire le cantine dei Vini Carbone di Sara e degustare deliziosissimo Aglianico del Vulture. E qui sarebbe un po’ il personale che si intreccia con gli eventi pubblici, ma se tutti quest’anno piangono, certo non possono fare lo stesso le cantine vinicole che nel 2011 hanno continuato a tenere bene.
Agosto
Beh, anche agosto, mentre Londra brucia per mano di giovani arrabbiati, non si caratterizza per un grande furor di popolo.
Sancisco gruppo dell’anno i Perturbazione e esalto il loro tour dopo un concerto a Cison di Valmarino.
La rete scopre i blecs e spignatta per conquistare ambiti premi: anche questo è parte del potere di Twitter, strumento web dell’anno, molto più culinario, in Italia, che ribelle.
Settembre
Il 6 settembre la CGIL riconvoca lo sciopero generale e per la seconda volta in un anno un grandissimo corteo attraversa Pordenone.
La presenza della FIOM è numerosa, la crisi ha ormai stretto i lacci attorno alla metalmeccanica provinciale e anche l’Electrolux da tempo è crisi coi lavoratori a casa in cassa integrazione.
Baumann fa visita a Pordenonelegge. Nell’anno in cui tanto si parla della crisi dell’editoria le code non mancano neppure quest’anno (anche se forse cala la ressa uniformemente diffusa). Scopro che è inutile girare Venezia leggendo “Venezia è un pesce” di Tiziano Scarpa e sperando di tirovare gli stessi posti. Scoprire che esistono i luoghi fisici e quelli letterari
eh!
Ottobre
Dal 30 settembre al 2 ottobre si tiene Internazionale a Ferrara, quest’anno focalizzato sulle rivolte che hanno colpito i paesi arabi. Ascolto i blogger egiziani e mi incanto nei discorsi di Hossam el Hamalawy a cui viene consegnato il premio Anna Politkovskaja. La lotta egiziana arriva in Italia e ridà legittimità alle parole lotta di classe e anticapitalismo… Fosse stato per la stampa italiana non avrei mai capito.
E alla fine di ottobre gli studenti delle scuole superiori di Trieste piantano le tende a
Piazza Unità: dopo #occupywallstreet ha inizio #occupytrieste. La mobilitazione, ancora in corso con l’occupazione di uno stabile in centro città, avrà il sostegno del sindaco e delle amministrazioni locali e riuscirà ad ottenere il blocco delle bollette di luce ed acqua per le famiglie che non hanno i soldi per pagarle durante l’inverno.
Il 15 ottobre a Roma ritorna la paura dopo duri scontri con la Polizia. Anche a Pordenone viene organizzata una piccola manifestazione che trova nella stessa piazza PD, partiti della sinistra e circoli anarchici. Si farà finta sia tutta colpa del caso, in realtà c’è tanta gente stanca di stare a guardare (anche se non sembra poi che all’improvviso spicchi tutto sto desiderio di fare…).
Novembre
Il 12 novembre Silvio Berlusconi si dimette dal Governo. La stampa italiana festeggia. A un mese e mezzo di distanza verrebbe da dire che non è cambiato niente, ma ancora oggi guai a dirlo, è ancora tabù. Al suo posto viene beatificato Mario Monti. Le parole d’ordine di questo mese sono debito e spread, di cui si parla ancora anche al bar come se niente fosse.
A Pordenone in via Montereale si celebra per la prima volta il partigiano Franco Martelli davanti al nuovo monumento. Per l’occasione (ma è difficile pensare che sia solo per l’occasione…) all’iniziativa partecipano anche partigiani e partigiane friulane.
I giovani, in molti convinti di aver contato qualcosa nella caduta del governo Berlusconi e convinti di contare qualcosa per quello Monti, in molti convinti di esser stati Resistenza attiva durante non si capisce bene cosa, non si vedono come sempre. Però gli anziani, chi è sopravvissuto ai campi di prigionia, i parenti dei caduti, beh, loro ci sono. A ricordare.
Dicembre
Il 9 dicembre i Ragazzi della panchina di Pordenone organizzano uno spettacolo, come ogni anno. Quest’anno ha il sapore amaro di una sede sotto sfratto per opera di chi ci vuole guadagnare il più possibile. Ora in attesa di una fissa dimora aspettano. Quella sera hanno parlato, eccome.
Il 12 dicembre sono invece tornate in piazza le donne di Se non ora, quando? affinché le manovre del nuovo governo tengano finalmente presente la situazione delle donne in Italia.
A Venezia qualche centinaio di donne ha occupato una delle piazze, molti interventi, belle canzoni. Poche ragazze. Ma chissà. Quando stancate di esser raccontate, prima o poi, ci racconteremo…
Il 18 ottobre del 2011 moriva Andrea Zanzotto. Una ragazza l’ha portato in piazza con un cartello che recitava un suo epigramma: In questo progresso scorsoio / non so se vengo ingoiato / o se ingoio
E che il 2012 sia l’anno in cui la maggior parte di tutto ciò non valga la pena d’essere ricordato.
La scrittura, la politica e le idee che non si incontrano (quasi) mai
L’altra sera c’è stata la presentazione di Cosa succede in città di Massimiliano Santarossa (Baldini Castoldi Dalai Editori ) organizzata dall’Arci di Cordenons e tra le varie riflessioni che sono saltate fuori mi è rimasta particolarmente impressa una risposta che Massimiliano ha dato a una domanda del pubblico in merito al rapporto tra la scrittura e la responsabilità/ruolo sociale degli scrittori.
Così è saltato fuori lo scarso legame che c’è tra chi oggi scrive, racconta e la politica: cosa legge chi fa politica oggi? Dice Massimiliano che nelle riflessioni che spesso fanno tra scrittori salta spesso fuori che nessuno li interpella mai o li invita alle iniziative legate alla vita politica, neanche quando si fa più culturale. “L’ultima volta che sono stato a una Festa dell’Unità era per cuocer salsicce” ha detto pressapoco.
A dir il vero di questo scollamento mi era in passato capitato di parlarne anche con altri. E il ritornarci non ha fatto altro che ribadire in me l’idea che grazie tante se le cose non vanno poi così bene. Il pensiero, politico in questo caso, ha per forza bisogno di strumenti interpretativi. E a me pare abbastanza palese che in questi anni non è bastata alla sinistra citare Baumann per riscoprire strumenti di lettura della realtà. Come non basta ascoltare gli scrittori durante i festival: l’80% delle volte è pura spettacolarizzazione di un’oretta. Niente di che.
Se ci penso bene in questi anni, fatti di tanti incontri e dibattiti politici, ho imparato a non subire la rappresentanza istituzionale, e ad apprezzare cosa significa potersi confrontare con chi la politica la pratica a tutti i livelli da anni. Ma veramente poche volte mi è capitato di vedere sullo stesso tavolo chiacchierare su temi importanti scrittori e rappresentanti politici. E no, se tornasse Aldo Nove in Friuli e mi ricapitasse di pranzarci assieme ancora non mi sembrerebbe una cosa normale e resterei incredula a guardarlo con la forchetta a mezz’aria.
Certo, sarebbe facile cavarsela col dire che non c’è poi tutta questa scrittura interessante in giro oggi. Ma il fatto è che pure la politica stagna. Mentre di scrittura ancora qualcosa magari si trova di un poco illuminante… Di scrittura come racconto intendo, anche a volerla prendere un po’ alla lontana, che sceglie da che parte stare e quella parte la porta agli occhi della gente.
E così facendo contribuisce al far pensare, contribuisce a legare e a costruire senso.
La libertà della parola, del racconto, il poter pubblicare (l’avere un pubblico) sono tutte cose che si nutrono di una condizione politica.
L’avere una chiave di lettura sulle cose, le parole belle, le storie sono pane con cui si costruisce il pensiero politico. Ed ecco che non so se le due parti si possono permettere sul serio di correre su strade che non si intrecciano mai. Non so se chi scrive si può permettere di non arrabbiarsi o tacere la propria indignazione per la paura di non vendere più e non so se chi vuole raccogliere il consenso della gente lo può fare senza farsi sostenere dalla letteratura del proprio tempo.
Non so quanto funzioni l’atteggiamento di chi è sempre amico di tutti per garantirsi una poltrona o un finanziamento per un qualche festival. Io sinceramente mi interesso del grigio medio solo quando voglio scattare una foto esposta decentemente. Ma per il resto oggi, di grigio medio che bisogno c’è?
Oggi occorrerebbe sentirsi tutti utili, tutti necessari. Ché la sopravvivenza della nostra libertà di singoli dipende dal nostro saperci rifare collettivo. Con chi ha bisogno di parole che trova il tempo di mescolare forchette a mezz’aria con chi le parole le ha. Con chi ha delle cose da dire che non si tira indietro e le dice.
Altrimenti tutta quella ricchezza e saggezza e bellezza che c’è ancora oggi dentro tanti pennaiuoli italiani non avrà mai un palco. E il palco non avrà mai qualche briciolo di qualcosa di buono da dire. E alla fine il prezzo del fondo lo pagheremo tutti.
Però vabbè, sarà solo una mia percezione, la conseguenza del bisogno del confronto, del bisogno di ascoltare e domandare a chi ricerca per professione e passione.
La linfa delle parole, da qualche parte, a gocce, per non sentire la gola che si secca, per uscire dal vortice dei rosari e delle litanie quotidiane.
P.S: Santarossa, che è anche editor, come scrittore del momento ci ha stra elogiato Emanuele Tonon (che ha pubblicato da poco per ISBN Edizioni “La luce prima” e di cui ho sentito da più parti tessere le lodi). Vedrò di farcela, queste vacanze sono più impegnative di quanto avrei mai immaginato
Riassunti resistenti
Ieri ho sistemato le foto che negli ultimi dieci giorni erano rimaste a sedimentare in una scheda di memoria.
Ci ho trovato gli scatti fatti al convento di San Francesco in occasione del Premio Bruno Cavallini, ideato da Sgarbi, che quest’anno ha portato a Pordenone Roberto Vecchioni e Alessandro Spina. Di tutte le celebrità presenti, tra assessori regionali, comunali, sindaci, ex sindaci, scrittori e compagnia briscola, Alessandro Spina era a me il meno noto. Devo dire che mi ha però conquistata coi suoi racconti e le sue analisi, la convinzione delle sue parole, la precisione. Ha raccontato della resistenza libica durante l’occupazione italiana, ha condannato il silenzio con cui il nostro paese l’ha da sempre negata (persino le Garazantine, ha raccontato, tacciono il nome del capo dei resistenti libici di allora) e poi, dell’arrivo di Gheddafi. Io, maledetta ignoranza, non lo avevo mai incrociato, ma in fondo anche Google ne parla come parla sempre delle persone d’altri tempi.
Poi ho tirato fuori le foto dello spettacolo, sempre al Convento di San Francesco, organizzato da I
ragazzi della Panchina venerdì scorso: interventi toccanti e melodie arabe hanno riempito quel poco di vuoto presente ancora in sala. Purtroppo l’agonia in cui continuano a lavorare per colpa dello sfratto a cui sono stati sottoposti si fa sentire. E sono anni che la cosa va avanti in maniera a dir poco insopportabile. Però la serata è riuscita molto bene (io, lo ammetto, con le melodie arabe, cuccandole ogni mattina, acquisisco una certa sonnolenza, ma era palese l’allegria del pubblico), e tutta la gente presente penso abbia fatto capire che c’è un po’ di questa città, gente d’ogni età, che almeno a qualcosa ci tiene…
Certo che risulta sempre un po’ strano osservare le dinamiche di chi tanto si vuol mostrare sensibile al sociale e poi, alla prova dei fatti, si rivela per quello che è. Una fabbrica di atti vergognosi.
(E purtroppo in questo periodo pare che le dimostrazioni di quanto feccia sia certa gente siano in svendita al mercato della vita…)
Infine avevo un sacco di foto da sistemare portate a casa dalla Manifestazione di Se Non Ora Quando organizzata come gruppi del triveneto a Venezia la scorsa domenica. Nonostante lo sciopero dei treni in regione FVG (che credo abbia toccato punte del 99% vista la paralisi ferroviaria) siamo riuscite comunque a raggiungere la piazza…
Beh, che dire, purtroppo l’età media ehm, era un poco altina. Certo, il pensiero femminista dice che la coscienza parte da sé, che prima o poi accadrà una presa di consapevolezza… ma intanto rimango perplessa rispetto a lecite rivendicazioni di asili che vengono sostenute più dalle nonne che dalle dirette interessate. E mi chiedo quanto questo effettivamente funzioni, quanto valga, quanto centri poi alla fine il problema. Non so.
Certo è che mancavano anche gli uomini. Anche se mi ha riempito di contentezza vedere che davanti a tutte c’era fermo un anziano statuario, con la bandiera dell’ANPI di Venezia. E forse forse, la butto lì, il problema della democrazia incompiuta, beh, forse dovremmo riprenderlo in mano tirando fuori parole d’ordine un po’ più vecchie.
Capaci di mettere al pari nella lotta uomini e donne (per quanto ci siano voluti anni dopo la Resistenza, per riconoscere la cosa). Così, altrimenti, mi sembra sempre di sentire discorsi che mancano di parti, che mancano di qualcosa, racconti sulle cose, non racconti delle cose. E non mi basta un granché.
(Ecco, a qualcuno potrà sembrare che queste tre cose messe assieme siano un po’ un quadro mal combinato. Sembrava anche a me. Ma ora mi accorgo che di Resistenza ha parlato Spina, che la Resistenza era rappresentata a Venezia e che I ragazzi della Panchina resistono, da 15 anni, tutti i giorni.)
La bambina di neve aspettando il Natale
Ricordo che da ragazzina qualche volta nello scartare i regali in famiglia c’era giusto la sorpresa di quale titolo ci avrebbe inchiodati chi al divano, chi al letto, chi sulla sedia: con quale storia avremmo passato noi fratelli le vacanze di Natale? Avremmo fatto in tempo a scambiarceli prima del rientro a scuola?
E in questi giorni di lunghe ferie tenendo questo libro tra le mani, mi è sembrato di tornare un po’ a quei giorni li, fatti di divano e copertina, col cielo grigio alle finestre e le storie che si infilano a riempire le giornate lente, post pranzi lunghi. Porte verso altrove.
“La bambina di neve” di Eowyn Ivey (ed. Einaudi) è proprio un libro di Natale, da inverno. Ci troverete l’Alaska, la neve, una storia e sopratutto una favola. Ma no, non è propriamente un racconto da bambini. Sono 400 pagine da cui vale la pena farsi coccolare da grandi.
“Qualche lacrima doveva esserle scesa sulle guance sporche di terra dandole un aspetto spettrale.
-Scusa, le vecchie signore hanno le lacrime in tasca, -disse, e cominciò a cercare qualcosa con cui strofinarsi il viso…”
Ecco, ci sono frasi brevi e certi dialoghi fatti per stamparsi in mente e atmosfere leggere come i fiocchi di neve che vogliono raccontare. Ma c’è anche tanta umanità e fatica. E ci vuole un libro così per ritrovarsi e vedere i voli delle pernici e scoprire il gulo gulo, sentire le betulle, immaginare l’aurora boreale.
Già è proprio un libro di Natale. Di quelli da regalare alle amiche, altro che la Clerici. E agli amici, altro che Vespa.
Magari spedendoglielo, quasi fosse un pensierino. Senza spiegare bene da dove arriva, né perché…
Assieme a una tazza, magari. E a qualche bustina di the.
Domani Se non ora quando in piazza!
Domani 11 dicembre le donne (e gli uomini) di “Se non ora quando” ritornano in piazza. Le manifestazioni si terranno un po’ in tutta Italia in particolare è stata organizzata, per il nord est, una manifestazione a Venezia a cui parteciperà anche il comitato Se non ora quando di Pordenone.
Il ritrovo è fissato per le 10.30 davanti alla stazione di Venezia S.Lucia e quindi da Pordenone si partirà col treno delle 08.44… chi vuole venire basta che si faccia il biglietto in stazione.
Questo è un modo, dopo la manifestazione del 13 febbraio, per tenere alta l’attenzione sulle questioni di genere in Italia. E certo, un modo. Non l’unico…
Tonino Guerra – Diario di un poeta
L’abbiamo potuta visitare solo di grande fretta: ma quanta tenerezza, quanta fantasia! La mostra di Tonino Guerra, “Diario di un poeta” in corso a Pordenone è tutta acquarelli, farfalle, colori. E poi opere ormai arrugginite che costringono a una risata leggera. Mi sarebbe piaciuto vedere l’effetto che le opere di Guerra possono fare su i bambini: perché sembrava una cosa fatta apposta per loro.
Non sono una grande esperta d’arte e tanto meno di Tonino Guerra (si, proprio lui, quello de “l’ottimismo è il profumo della vita”, tormentone di qualche anno fa), ma passeggiare tra le pareti dei suoi disegni è stato un andare ristoratore. Decisamente.
Dato che è gratis provate a farci un salto anche voi: così poi vediamo un po’ l’effetto che vi fa. Fatemi sapere se non avrete voglia di una parete abbastanza grande per le sue stoffe gigantesche e uno spazio da qualche parte per quel cavallo gigante. E ditemi se per caso vi viene voglia di sfiorare una di quelle farfalle tracciate su certe specie di affreschi.
Così tanto per sapere. Se erano condizioni dettate dal caso.
Per l’occasione ho persino portato a casa il catalogo. Che no, non rende, ma vabbé.




