Archivio per dicembre 18 , 2011

La scrittura, la politica e le idee che non si incontrano (quasi) mai

foto by arci cordenons

L’altra sera c’è stata la presentazione di Cosa succede in città di Massimiliano Santarossa (Baldini Castoldi Dalai Editori ) organizzata dall’Arci di Cordenons e tra le varie riflessioni che sono saltate fuori mi è rimasta particolarmente impressa una risposta che Massimiliano ha dato a una domanda del pubblico in merito al rapporto tra la scrittura e la responsabilità/ruolo sociale degli scrittori.

Così è saltato fuori lo scarso legame che c’è tra chi oggi scrive, racconta e la politica: cosa legge chi fa politica oggi? Dice Massimiliano che nelle riflessioni che spesso fanno tra scrittori salta spesso fuori che nessuno li interpella mai o li invita alle iniziative legate alla vita politica, neanche quando si fa più culturale. “L’ultima volta che sono stato a una Festa dell’Unità era per cuocer salsicce” ha detto pressapoco.

A dir il vero di questo scollamento mi era in passato capitato di parlarne anche con altri. E il ritornarci non ha fatto altro che ribadire in me l’idea che grazie tante se le cose non vanno poi così bene. Il pensiero, politico in questo caso, ha per forza bisogno di strumenti interpretativi. E a me pare abbastanza palese che in questi anni non è bastata alla sinistra citare Baumann per riscoprire strumenti di lettura della realtà. Come non basta ascoltare gli scrittori durante i festival: l’80% delle volte è pura spettacolarizzazione di un’oretta. Niente di che.

Se ci penso bene in questi anni, fatti di tanti incontri e dibattiti politici, ho imparato a non subire la rappresentanza istituzionale, e ad apprezzare cosa significa potersi confrontare con chi la politica la pratica a tutti i livelli da anni. Ma veramente poche volte mi è capitato di vedere sullo stesso tavolo chiacchierare su temi importanti scrittori e rappresentanti politici. E no, se tornasse Aldo Nove in Friuli e mi ricapitasse di pranzarci assieme ancora non mi sembrerebbe una cosa normale e resterei incredula a guardarlo con la forchetta a mezz’aria.

Certo, sarebbe facile cavarsela col dire che non c’è poi tutta questa scrittura interessante in giro oggi. Ma il fatto è che pure la politica stagna. Mentre di scrittura ancora qualcosa magari si trova di un poco illuminante… Di scrittura come racconto intendo, anche a volerla prendere un po’ alla lontana, che sceglie da che parte stare e quella parte la porta agli occhi della gente.

E così facendo contribuisce al far pensare, contribuisce a legare e a costruire senso.

La libertà della parola, del racconto, il poter pubblicare (l’avere un pubblico) sono tutte cose che si nutrono di una condizione politica.

L’avere una chiave di lettura sulle cose, le parole belle, le storie sono pane con cui si costruisce il pensiero politico. Ed ecco che non so se le due parti si possono permettere sul serio di correre su strade che non si intrecciano mai. Non so se chi scrive si può permettere di non arrabbiarsi o tacere la propria indignazione per la paura di non vendere più e non so se chi vuole raccogliere il consenso della gente lo può fare senza farsi sostenere dalla letteratura del proprio tempo.

Non so quanto funzioni l’atteggiamento di chi è sempre amico di tutti per garantirsi una poltrona o un finanziamento per un qualche festival. Io sinceramente mi interesso del grigio medio solo quando voglio scattare una foto esposta decentemente. Ma per il resto oggi, di grigio medio che bisogno c’è?

Oggi occorrerebbe sentirsi tutti utili, tutti necessari. Ché la sopravvivenza della nostra libertà di singoli dipende dal nostro saperci rifare collettivo. Con chi ha bisogno di parole che trova il tempo di mescolare forchette a mezz’aria con chi le parole le ha. Con chi ha delle cose da dire che non si tira indietro e le dice.

Altrimenti tutta quella ricchezza e saggezza e bellezza che c’è ancora oggi dentro tanti pennaiuoli italiani non avrà mai un palco. E il palco non avrà mai qualche briciolo di qualcosa di buono da dire. E alla fine il prezzo del fondo lo pagheremo tutti.

Però vabbè, sarà solo una mia percezione, la conseguenza del bisogno del confronto, del bisogno di ascoltare e domandare a chi ricerca per professione e passione.

La linfa delle parole, da qualche parte, a gocce, per non sentire la gola che si secca, per uscire dal vortice dei rosari e delle litanie quotidiane.

P.S:  Santarossa, che è anche editor, come scrittore del momento ci ha stra elogiato Emanuele Tonon (che ha pubblicato da poco per ISBN Edizioni “La luce prima” e di cui ho sentito da più parti tessere le lodi). Vedrò di farcela, queste vacanze sono più impegnative di quanto avrei mai immaginato :P

dicembre 18 , 2011 at 2:43 pm 5 commenti


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