Archivio per dicembre 29 , 2011

Il primo giorno

Com’è che si dice? “Chiusa una porta si apre un portone!”
In fondo non succede così nei film e nei libri, quando i protagonisti vivono un susseguirsi di storie d’amore sfigate?
Beh, sono qui in coda al Centro per l’Impiego per l’iscrizione alle liste di disoccupazione. Cosa già fatta in passato, ma più per prassi che per necessità. Non mi era mai capitato di fare coda in altre occasioni (1994, 2006… Un altro nord est).
Ci saranno una cinquantina di persone: tante si conoscono, vengono tutte da una stessa fabbrica. In crisi. “Lei ad esempio no vero?” mi chiede un impiegato. Spera di poter liberare in fretta la mia sedia in attesa. Ma i pc sono bloccati, i server dell’Insiel fermi. Non si muove nulla da più di mezz’ora. Ci sono un po’ di mamme coi bambini, si parla di Capodanno, qualche mamma ha accompagnato il figlio maggiorenne. Qualche moglie parla solo dopo il marito.
E in questa paralisi che racconta meglio di una cartolina, meglio di un’indagine statistica, di come sta il Friuli adesso, qui non c’è porta sentimentale che si è chiusa. E nessuno ha bisogno di portoni romantici, ma di monete per il parcheggio, chiarimenti sul titolo di studio (“dovrò scrivere diplomata? Che ho fatto ragioneria?”), sospensioni sui dubbi rispetto al futuro.
Ecco, tra una riga e l’altra è passata un’altra ora. E le signore si cominciano a preoccupare, che gli occorrono le carte, che hanno appuntamento al Patronato, che l’anno sta per finire, che l’Inps, che la mobilità, che la carta d’identità scade.
E la coda aumenta assieme ai colori delle giacche, alle facce corrugate, alle preoccupazioni.
Ma nessuno, nessuno si lamenta. Al massimo la paura di una multa “Eh, le monete del parcheggio, uffa…”
Quasi a dire, dentro a una specie di rassegnazione “Tanto abbiamo dato tanto avremo”.
Qui,condensate in un corridoio, corrono le fantasie dell’Italia normale. Che in Germania un operaio prende anche 9000 euro se fa gli straordinari. Che sicuramente tra dieci minuti si sistema tutto (“no se possibile che no se sistemi”). Che lavoro ce n’è ce n’è “basta che te speti”.
(Quasi tutte queste persone potrebbero essere mia madre, mio padre sorelle o fratelli di molto maggiori. E non riesco a capire perché dovrei incolparli di avermi rubato il futuro, incolpare loro d’impedire l’Italia migliore.)

dicembre 29 , 2011 at 11:14 am 2 commenti


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