Archive for febbraio, 2012

La laurea e Sara Tommasi

Ebbene, sono una Twitter affezionata da tempo e in questi tempi in cui non mi è quasi mai possibile leggere il giornale o avere notizie dalle chiacchiere che ascolto in giro talvolta è comodo dare uno sguardo veloce al cinguettio twittero per capire che succede.

Prima di questa mia nuova condizione di “scarsamente informata cronica” non badavo molto ai temi di tendenza su Twitter, ma in questo periodo buttarci l’occhio da l’idea dei fatti che scaldano l’atmosfera italiana. Così ieri ho capito cos’era successo in Val di Susa tuffandomi in alcuni link twittati.

Ma molto più difficile è stato oggi capire come mai Sara Tommasi fosse tra i temi di tendenza del momento e nei vari messaggi fosse tanto associata all’argomento del signoraggio bancario. Purtroppo dai tweet c’era poco da capire, se non gli insulti e i soliti qualunquismi, ma per fortuna c’è Vanityfair: la mia ignoranza è stata subito messa a tacere. (Qui un link sull’argomento, è inoltre vivamente consigliato l’approfondimento.)

[Cliccare sull'immagine per ingrandire e qui per ulteriori cinguettii...]

In pratica questa ragazza ha avuto il compito, che le è riuscito a quanto pare molto bene, di attirare l’attenzione sul tema del signoraggio bancario. Per mia sfortuna di questo tema mi si è riempita la testa un giorno in cui per caso (o anche sfortuna) due personaggi si sono accostati per ore a me e ad un caro amico cercando di istigarci a partecipare alle loro iniziative/riunioni/ragionamenti.
Sara Tommasi è stata sicuramente più brava. Ha colpito al cuore degli italiani, come pure Scilipoti che nonostante la sua pochezza è riuscito a farsi conoscere (e in politica in Italia si sa che ciò che conta è essere sempre argomento di chiacchiera e dire cose facili facili di cui possano straparlare tutti).

Ora il signoraggio è invece argomento da chiacchiera. Come pure il nome del personaggio che alla Tommasi si accompagnava (personaggio altrimenti a me abbastanza ignoto e al momento preferisco mantenere tale).

Cosa conta la laurea alla Bocconi della Tommasi con il modo in cui si guadagna da vivere? E’ forse meno dignitoso di chi truffa, raggira, o organizza convegni sul signoraggio bancario tanto per intortare un po’ di gente (e si sa che intortare è un buon modo, sempre, per far girare i soldi)

Mi chiedo se forse il problema non sia, ancora una volta, il fatto che costei sia una donna, anziché un uomo. E non mi si venga a dire “come puoi difenderla?”: io non difendo nessuno, specie chi sa difendersi benissimo da se. Specie quando l’avere chi la difende o chi l’attacca è stare al gioco, gioco che non m’interessa.

Ma non posso non stupirmi dell’attenzione rivolta al legame tra laurea e “decoro”: forse chi ne parla non ha mai frequentato un ateneo o non ha mai avuto 20 anni. Non mi pare che chi partecipa ogni domenica alla Santa Messa abbia una mente che gli permette di ottenere una sfilza più lunga di trenta e lode. C’è forse (e purtroppo) una condizione di partenza diversa tra chi può permettersi di studiare alla Bocconi e chi resta a studiare all’Università pubblica, ma questo non vuol dire che la Bocconi sforni per forza geni. Per diventare economisiti, giuristi, ingegneri, matematici… beh, non occorre essere geni.

E per diventare dirigenti e personaggi di valore, bravi medici, avvocati quotati? Neppure. Non occorre essere geni. Quasi mai. Contano 10000000 punti il tuo conto in banca di partenza, 1000 punti le relazioni, 10000 punti il fascino, 10000 punti il look, 10000 punti il sorriso, il potere che esprimi e tante altre cose. Che non sono molto più “moralmente dignitose” di una coscia. Anzi. Molto più ambigui e loschi, irraggiungibili e dannosi. (Ah, e non venitemi a dire: “così è in Italia, altrove è diverso”. Più una consolazione è di massa più è un’invenzione…)

E non date la colpa a Berlusconi. Che già nel 1938…

(Per chi non lavora con un sacco di uomini che su certi temi sono sempre aggiornatissimi e si è perso la faccenda della farfallina di Belen vi consiglio di chiedere a Google… ci son fin troppe disquisizioni sul tema. Chissà perché…)

febbraio 28 , 2012 at 8:28 pm 9 commenti

Che cosa sono la politica e la partecipazione?

Ci penso da anni, a che cos’è la politica e che cosa significa partecipare.

A cosa vuol dire “fare politica” in Italia, a cosa significa essere parte del Paese. Beh, almeno un po’ significa tenerlo in piedi in modo sano.

Ho seguito in questi anni movimenti di ogni tipo: dai comitati ambientali a quelli pacifisti, dagli studenti alle battaglie sindacali, dai movimenti referendari per la 194 a quelli per l’acqua pubblica, spesso sapendo di vedere tante battaglie (tutte?) sconfitte.

Quante persone ho incontrato in questi anni? Quante riflessioni sui metodi di lotta, sul perché delle lotte? Negli anni ho visto persone costrette a riprendere i libri in mano per cercare di capire temi che non gli erano mai toccati: “Cosa succede se mi mettono l’inceneritore vicino a casa?” “Ma cosa succede alla scuola di mio figlio che perde il tempo pieno?” Problemi dei singoli forse, che hanno valore collettivo.

E allo stesso modo ho incontrato persone qualificate, riconosciute nel proprio percorso professionale, prendere una parte e contribuire pragmaticamente all’elaborazione di un ragionamento: docenti universitari, ricercatori, medici, etc etc

Tutta questa fatica culturale non è tale da essere di massa. Ma esiste. E attorno ad essa, magari spesso semplificata, qualche massa si muove prima ancora che attorno al bisogno di un difendere il proprio giardino: la Val di Susa è oggi forse il frutto massimo di tutto questo partecipare ed essere parte del Paese e la solidarietà in tante città d’Italia, in forme diverse, che si sta muovendo in queste ore ne è la prova.

Perché la gente della Val di Susa non solo ci racconta di un territorio che vuole preservato, ma anche di un popolo che non si fida più del proprio sistema di Paese. Leggevo in questi mesi che dal lato lato del traforo non ci sono state tutti questi problemi. Com’è che in Italia si?

L’Italia ha visto milioni di euro buttati per progetti sul Ponte dello Stretto buttati. Ha visto autostrade “essenziali” mai terminate. Ha sotto gli occhi, da ogni parte del Paese, opere pubbliche su cui si sono riversati interessi speculativi ben più pesanti degli interessi collettivi.

Dov’è il patto che tutela le genti locali (e non solo) in un dibattito che comunque ha anche molti economisti a dubitare l’economicità della TAV? Non solo non c’è, ma sfido chiunque a dirmi che esiste oggi un Italia capace di garantire i grandi appalti liberi dalle infiltrazioni mafiose. Tanto più quando in palio ci sono capitali europei molto golosi.

Certo, poi si può o non si può condividere qualche forma di protesta (a me non è mai piaciuto Pannella con i suoi scioperi della fame, certo è che la protesta/minaccia è stata talmente legittimata dai media in questi anni da risultare “conveniente”. E di questo siamo tutti colpevoli se ci poniamo all’ascolto delle questioni solo in condizioni di tragedie), ma fermarsi li è negare il problema.

Così mi chiedo se chi punta il dito contro chi dice no alla TAV è sul serio convinto di contribuire allo sviluppo del Paese. Bastano in condizioni come queste 4 numeri a risolvere la situazione? No.

Perché al di sopra di ogni questione ideologica c’è in ballo, in questo momento delicatissimo per la democrazia in Italia, molto di più di una ferrovia: a son di tralasciare pezzi delle istanze di questo nostro essere paese da ogni parte non vorrei vedere i pezzi di queste istanze tralasciare il nostro essere paese.

E senza partecipazione muore la politica, quando vuole essere democratica.

(E non mi si venga a dire che occorre accettare di essere stati sconfitti e che chi governa decide e il popolo deve accettare: adottare i modelli della democrazia ideale in un sistema di compromesso è un po’ un parlare farlocco che non si usa dai tempi del dopoguerra. Tanto più col Governo che abbiamo adesso. Che tutto è tranne che un buon esempio di Democrazia.)

febbraio 27 , 2012 at 10:08 pm 2 commenti

#esplorazioniromane e #degustazionifriulane

E finalmente un po’ di sana vita mondana romana è finalmente giunta a scorrer nelle mie vene! Ieri sera infatti c’è stata la cena coi prodotti Slow Food made in Friuli Venezia Giulia a non troppi chilometri da qui e così, grazie all’invito di Rossella, sono andata ad assaggiare un po’ di prodotti di casa fuori casa cogliendo l’occasione di affacciarmi per la prima volta su Corso Francia.

La location, il ristorante Il 25 in via Flaminia era proprio super gradevole (come non potete capire dalle foto, visto che avevo un obiettivo un po’ scarsino :P ).

Ma l’effetto più interessante l’hanno dato le pietanze e i vini accompagnati rispettivamente dalle spiegazioni preziose di Rossella Di Bidino, che ha arricchito i piatti con un po’ di sana storia del Friuli, e di Marco Cecchini, che ha presentato i vini della sua cantina con un’escalation di passione narrativa d’effetto.

Vorrei potervi illustrare ognuno dei piatti degustati accompagnandolo da una bella foto, ma aimè, nonostante i buoni propositi molti sono stati spazzolati prima che il mio dito si ricordasse di posare la forchetta e scattare.

Ma vi garantisco che le prelibatezze non mancavano: dalla pitina all’aglio di Resia passando per il pestat e il formadi frant i prodotti Slow food c’erano quasi tutti. Mancava il radic di mont che, come ha spiegato Rossella, tecnicamente non poteva giungere in quantità tali da soddisfare tutti i 50 commensali, e il pan di sorc per via del suo recente ingresso nella lista dei prodotti slow food.

E poi c’era il mio adorato muset e brovada, uno dei piatti più impegnativi presentati ieri sera, che non a caso ho potuto degustare in abbondanza rubacchiandolo dalla mia vicina che proprio non ce la faceva più.

Degnissimi di nota però anche i vini della cantina di Marco Cecchini, valorizzati da abbinamenti molto indovinati. Hanno onorato i nostri calici del Riesling, seguito da un uvaggio di Friulano e Verduzzo, del Refosco dal Peduncolo Rosso e infine un Verduzzo dolce.

Era tantissimo tempo che non mi capitava di assaggiare del riesling e questo mi è piaciuto assai, ma sopratutto dopo tanto tempo ho riapprezzato il verduzzo dolce perchè non era semplicemente un vino zuccherino, ma qualcosa di molto più “complicato” e armonioso. Insomma, peccato non aver avuto il tempo di seguire il consiglio del vignaiolo di chiederne un bis! E’ che i vini del Collio hanno il Collio che ti sale dal naso e una fotografia di colline d’autunno ogni volta che ne prendi in mano un calice buono.

Insomma buonissima serata e fatta non soltanto di Friuli life! In tavola c’era infatti il pane di Gabriele Bonci, un famosissimo esperto di impasti romano la cui pizza, resa a me nota dai racconti di Rossella, pare potersi reperire non troppo lontano da qui. Pane ottimo. (Le stesse mani hanno anche interpretato una personalissima gubana.)

Inoltre a tavola ho potuto anche apprendere le regole per cucinare una perfetta pasta alla Norma. Che dire? Le #esplorazioniromane continuano!

febbraio 25 , 2012 at 8:55 pm Lascia un commento

Re-Cycle al Maxxi

A quattro passi da piazza Mancini a Roma c’è il Maxxi. Un bel posto che si migliora nel tempo e che fino al 29 aprile ospita la mostra Re-Cycle, un lavoro che raccoglie alcuni esempi di riciclo in campo architettonico eseguiti in varie città europee.

Io di architettura non ne capisco un granché, ma l’impatto visivo di quest’esposizione educa gli occhi meglio di tanti libri. E costringe a fare i conti con un territorio che non possiamo riempire per sempre pensando che ciò che lasciamo vuoto si salverà da se.

A fare perfetta compagnia a Re-Cycle è esposta al Maxxi a mostra permanent error di Pieter Hugo, artista che ha esplorato le baraccopoli del Ghana, dove montagne di rifiuti elettronici vengono ogni giorno smontati, bruciati, indagati per trarne rame ed altri materiali che i ragazzi scambiano per vivere. Foto impressionanti direi, perchè ogni qual volta pigiamo i tasti del nostro pc, parliamo al telefono, scattiamo una fotografia, tendiamo a dimenticare la responsabilità e le conseguenze dei nostri gesti. Talvolta ignorando, talvolta non potendo ignorare, dove le cose finiscono dopo un po’ (pannelli fotovoltaici compresi…).

L’ingresso al Maxxi costa 8 euro, ma con una tessera da 50 ci si entra gratis tutto l’anno. All’esterno ci sono installazioni a tema con le mostre all’interno e tanto spazio per farci scorrazzare bambini e pattini.

Inoltre è disponibile un app sull’Applestore, ma sinceramente non vale un granché…

febbraio 24 , 2012 at 4:43 pm Lascia un commento

#esplorazioniromane mangerecce

Questo week end mi sono dedicata a laute esplorazioni in giro per Roma: una visita al Maxxi, una al palazzo espositivo Fandango, una alla libreria Minimum Fax… e dopo tanto girovagare come non azzardare anche una prima uscita mangereccia romana?

Tanto più dopo aver ricevuto in regalo la scorsa settimana la guida di Roma del GamberoRosso 2012…

Così un po’ per fame, un po’ per ispirazione, un po’ per caso (e poi abbiamo scoperto esser pure nella guida) io e il mio bello siamo finiti a mangiare alla Trattoria de Gli amici in piazza Sant’Egidio a Trastevere.

E’ stata una cena molto piacevole, un po’ perchè a Roma prima delle 21.00 la gente non esce per cena (e quindi alle 20.00 era tutto quasi vuoto), un po’ forse perché l’ansia di arrenderci all’ultima trattoria per turisti aveva arreso ogni pretesa, ma non solo.

Come si legge nel loro sito, questa trattoria è nata da una costola della Comunità di Sant’Egidio (nota agli “onori” della cronaca recente perché uno dei Ministri di Monti è tra i fondatori della stessa), volta all’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate e questo fa si che il clima sia tranquillo, privo di quell’ansia che mi provocano sempre i camerieri di queste parti. inoltre alle pareti sono appesi grandi quadri colorati un poco astratti che modernizzano e scaldano il tutto.

Certo, non ho grandi paragoni con altri locali romani, ma anche la cucina non era male affatto: in particolare il pane cotto a legna e le verdurine sott’olio mi sono piaciute proprio tanto. E cosa quanto mai interessante la carta dei vini: noi ci siamo dati al vino della casa e mi è piaciuto proprio (quante delusioni spesso dal vino della casa!).

Insomma una bella e buona esperienza :) (anche se il conto per fortuna non l’ho pagato io :P ).

Tra l’altro mi è venuto in mente che una cosa simile sorgerà presto anche a Casarsa della Delizia, dove sta per aprire un bar + ristorante gestito da una cooperativa costola de Il Piccolo principe, cooperativa per l’inserimento lavorativo di persone disabili, e mi pare che i due progetti siano tra di loro abbastanza simili.

Chissà che a Casarsa capiti lo stesso successo di Roma :) e speriamo di avere presto l’occasione di sperimentarlo.

febbraio 19 , 2012 at 6:46 pm Lascia un commento

#socialtaster primo round

Polenta? Qui dentro c’è polenta? Oh ma se lo sapevo questo pacco non glielo consegnavo, eh!” mi ha detto l’impiegata delle poste, invidiosissima, nel leggere il contenuto dichiarato in etichetta. E non conosceva il resto!

Ebbene si, finalmente il pacco per la mia esperienza da #socialtaster è finalmente giunto nelle mie mani. Certo, la neve romana non ha facilitato l’arrivo del tutto e così ci sono voluti quasi 15 giorni per farmi ritrovare il prezioso omaggi di Elena, ma ne è valsa veramente la pena.

Così l’altra mattina sono giunta in ufficio col paccone appena ritirato dall’ufficio postale e quando la sera si è avvicinata l’ora di andare a casa, sole già sceso da un pezzo, non ho potuto evitare di scartarlo e compiere una prima opera di degustazione social sfruttando i colleghi di mezza Italia. (Mi sentivo troppo in colpa a saperli li in attesa dell’ora di cena e poi ero curiossissima di aprire il tutto!)

Chi vuole assaggiare la pinza triestina?

“Pinza? Pizza?” (con le s e el z a Roma c’è qualche problema…)

“No, pinza-pinza è un dolce del nord est! Su su assaggiate!”

E così un pezzo di pinza ha raggiunto me a Roma, ma anche le pance di qualche romano, siciliano, campano, ligure, marchigiano (alla faccia dell’immobilismo dei giovani italiani) che si apprestavano a resistere ai morsi della fame prima di cena.

Ah, da quando una pinza non mi finiva tra i denti? Era una delicatissima delizia artigianale, profumava di dolci di casa! Così mi sono ricordata di lontani anni universitari, quando sovente la pinza ci faceva compagnia come dolce per la colazione o come diversivo godereccio per qualche festicciola (accompaganta da marmellate e note creme al cioccolato!).

Ed è stato un bel scaldare il cuore, condividere le distanze e le memorie attraverso sapori di uova e farina, burro e zucchero in compagnia. Fossi stata da sola mi sarei detta “ok, ho mangiato una buona pinza”. Così invece è diventata una socialpinza con un valore aggiunto non indifferente.

Beh, forse non è stata degustata nei tempi e nei modi più precisi, ma per una friulana a Roma con tanti anni di Trieste alle spalle lo è stato nei modi più utili che in questa città mi potessero al momento capitare :) (inoltre ne è rimasta per permettermi dolci risvegli tuffandola nel caffè: da ricordare poi che la pinza tradizionalmente era un dolce pasquale e quindi nei ghiacci romani è stato per me istintivamente un anticipo di primavera :) ).

Ma non è finita qui. Il pacco conteneva, come preannunciato anche farina gialla per polenta, refosco e un particolarissimo formaggio di capra descritto da Elena. Io, come molti sapranno, ho qualche difficoltà nell’affrontare il formaggio. Ma la sua presenza non ha lasciato disinteressato un giovane collega genovese giramondo, anche lui lontano da casa, che si è prestato come mio taster supporter. (In verità non mancavano i candidati!!)

“Guarda, questo formaggio ha fatto un lungo viaggio, non so come sarà tra il freddo dell’ufficio postale e i 40 gradi di questo… comunque è fatto con particolarissime specie di capre rare! Tu provalo e poi mi dici l’effetto che fa.”

“Ok!”

Il giorno dopo un sorriso sfavillante è entrato dalla porta: “S-U-B-L-I-M-E! Mai mangiata una cosa così! Nel gusto, nel profumo persino! Ah, meraviglioso!”

Ebbene si: sarà stato il freddo, sarà stato il racconto delle capre ritrovate e della produzione rilanciata in questi anni (tra l’altro non sapevo che ci fossero tutti questi formaggi tradizionali in Friuli!), ma a quanto pare devo imparare a degustare anch’io questo prodotto visto i sorrisi che riesce a produrre nei colleghi a inizio turno!

E’ proprio vero che il cibo è il miglior biglietto da visita che ci si possa portare in giro :)

Così, ora che il baluardo della difesa del formaggio di capra friulano sposta i suoi confini lautamente oltre il Friuli, ora che la pinza triestina esiste oltre la pizza, in qualche immaginario in più anche oltre l’Isonzo, i prossimi passi saranno dedicati al “fare la polenta a Roma”. (Dibattito con cui ho lasciato alcune signore in un negozio di casalinghi oggi e forse sono ancora li…)

“Che ci farà Sara con queste cose?! Se le mangia e se le beve come vuole e con chi vuole…ma noi aspettiamo di sapere ricette, emozioni e utilizzo! ” era la mia missione.

Chissà se l’inizio è stato all’altezza delle aspettative… e alla prossima mangiata :P

febbraio 16 , 2012 at 7:33 pm 3 commenti

Stanca di imparare dove stanno le pentole

Io sono stanca di imparare ogni volta le regole degli altri. Capirne le abitudini. I detersivi giusti.

Imparare dove mettono le pentole.

Io sono stanca di viaggiare in treno e ascoltare le storie dell’Italia divisa a metà. Dei ragazzi che migrano dal sud al nord con le ragazze che li raggiungono il week end. Delle famiglie part time coi padri che tornano a casa solo nel fine settimana “o così o perdevo il posto”. Dei figli che tornano a prendersi cura dei genitori in ospedale coi sensi di colpa per essersene andati lontano.

Si, certo, questo è il mondo normale.

Ma io sono stanca di sentirlo censurato.

Vederlo sovrascritto da quel mondo di bamboccioni partorito dalle fantasie di Padoa Schioppa e poi manipolato dalle distorsioni di Monti, Fornero e compagnia. Inventato dai giornali. Statisticamente autorizzato (come se la statistica ormai in Italia non fosse quella disciplina che inventa i fenomeni prima ancora di misurarli).

Rivoltato.

Sono stanca di leggere dei cervelli in fuga e dell’Italia che si svuota, come se andare all’estero fosse ormai una regola. Almeno intervistassero ogni tanto quei tantissimi camerieri, cuochi, banconieri che finiscono a far la stagione in giro per il mondo… no, guai. (All’estero vanno solo i nostri geni. Tanto che chi resta è per forza scemo.)

Io non so quante volte Monti e la Fornero abbiano dovuto imparare il posto giusto dei coperchi. E temo, tremo, non siano consapevoli di quanto stretto sia il nesso tra il lavoro sempre diverso per tutta la vita e i coperchi delle pentole.

Altrimenti saprebbero calcolare quanto costa la precarietà e saprebbero bene che la precarietà costa tantissimo: viaggi per concludere burocrazie vergognose per cambiare medico o residenza, caparre da anticipare da una parte, attese per vedersele ritornare dall’altra, vite da pendolari, rieducazioni culturali continue (e dopo un po’ non è più divertente, specie quando sai che non è ancora finita). Senza contare gli spremiagrumi che semini assieme ai coperchi che hai comprato da una parte e non vale la pena farsi portare dall’altra.

Senza contare che la qualità della vita che trovi, ovunque vai, è sempre una scommessa frustrante.

Senza contare che se ti va bene ti va bene, ma se ti va male?

I giovani e meno giovani non sono scemi: la stabilità è una regola di natura. I sassi vanno verso il basso se li fai cadere per una legge chiamata di gravità.

E mi chiedo se lo squilibrio di animi costantemente in subbuglio, con l’ansia di un periodo di prova che se finisce male comporta lacrime e sconfitte (senza pensare ai mutui, pensiamo pure banalmente ai contratti d’affitto da disdire…), con il portafogli costantemente vuoto per mantenere almeno al telefono un po’ relazioni amicali e sentimentali, con questi piatti da mettere sempre dove altri coinquilini decidono (che se sei precario magari da qualche parte hai pure una casa, ma magari non è quella dove puoi sempre vivere…), sia l’idea di Paese felice che vogliamo.

Io, guardando alla fisica, alla chimica, al buon senso, penso che no.

P.S.: e grazie a Dio che mi piace andare in treno e sopportare i ritardi. E grazie a Dio non ho ancora l’influenza. E per fortuna ho trovato un’inquilina per la stanza a Pordenone. E per fortuna ho trovato in fretta casa a Roma. E per fortuna ho la scorza dura. Ma non sono tutti così.

febbraio 13 , 2012 at 11:16 pm 7 commenti

Versatile Blogger Award

Stavo qui a rimuginare come impostare la mia ultima elucubrazione mentale quando ecco che… ho scoperto di essere stata nominata! Ebbene si, Rossella, blogger friul-romana stra citata nei miei post, mi ha inserita tra i 15 blog che legge di più per questo carinissimo Versatile Blogger Award. E quindi nel ringraziarla non posso che prendere il testimone del gioco e delle sue regole e portarlo avanti.

Le regole, che ho tratto direttamente dal post di Simona’s kitchen:

“Ringraziate la persona che vi ha nominato e linkatela nel post. Condividete 7 fatti che riguardano la vostra vita. Mandate l’award ad altre 15 foodbloggers che ritenete abbiano un blog interessante e comunicate loro il premio.”

E passiamo direttamente ai 7 fatti! Anche se molti lo so, vi saranno stra noti.

1) Non mi piace dire in giro i fatti miei: ma temo molto di più che nessuno sappia dove sono e cosa faccio.

2) Quando sono in un posto nuovo mi piace leggerne la normalità

3) Non mi importa il prezzo del biglietto del treno: andare non ha prezzo.

4) Se posso imparare sempre cose diverse allora sono contenta.

5) “Non è la fatica è lo spreco che mi fa imbestialire”

6) Ascolto le storie dei vecchi: sono sempre zeppe di errori da non commettere nuovamente

7) Si, sul serio voglio vivere almeno 7 anni della mia vita al Quirinale

 

Quindi ecco qui un pochi di blog che vi consiglio in ordine sparso (anche se non sono tutti legati al cibo… una versatile blogger deve saper variare, no? :) ):

1) Ma che ti sei mangiato?

2) It’s a wine word

3) Ideal Scala

4) Monodi

5) Tigella

6) Mediapatica

7) Oggi cucino io

8) mammaeconomia

9) Gastrofanatico

10) Marcolinorules

11) the 80s vampire

12) Who’s the reader?

13) I ragazzi della panchina

14) Nanopausa

15) Puracucina

Poi ce ne sarebbero ancora! Ma scusate devo tener conto dello stato della neve a Roma :P

febbraio 10 , 2012 at 9:37 pm 1 commento

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