#socialtaster primo round
febbraio 16 , 2012 at 7:33 pm 3 commenti
“Polenta? Qui dentro c’è polenta? Oh ma se lo sapevo questo pacco non glielo consegnavo, eh!” mi ha detto l’impiegata delle poste, invidiosissima, nel leggere il contenuto dichiarato in etichetta. E non conosceva il resto!
Ebbene si, finalmente il pacco per la mia esperienza da #socialtaster è finalmente giunto nelle mie mani. Certo, la neve romana non ha facilitato l’arrivo del tutto e così ci sono voluti quasi 15 giorni per farmi ritrovare il prezioso omaggi di Elena, ma ne è valsa veramente la pena.
Così l’altra mattina sono giunta in ufficio col paccone appena ritirato dall’ufficio postale e quando la sera si è avvicinata l’ora di andare a casa, sole già sceso da un pezzo, non ho potuto evitare di scartarlo e compiere una prima opera di degustazione social sfruttando i colleghi di mezza Italia. (Mi sentivo troppo in colpa a saperli li in attesa dell’ora di cena e poi ero curiossissima di aprire il tutto!)
“Chi vuole assaggiare la pinza triestina?“
“Pinza? Pizza?” (con le s e el z a Roma c’è qualche problema…)
“No, pinza-pinza è un dolce del nord est! Su su assaggiate!”
E così un pezzo di pinza ha raggiunto me a Roma, ma anche le pance di qualche romano, siciliano, campano, ligure, marchigiano (alla faccia dell’immobilismo dei giovani italiani) che si apprestavano a resistere ai morsi della fame prima di cena.
Ah, da quando una pinza non mi finiva tra i denti? Era una delicatissima delizia artigianale, profumava di dolci di casa! Così mi sono ricordata di lontani anni universitari, quando sovente la pinza ci faceva compagnia come dolce per la colazione o come diversivo godereccio per qualche festicciola (accompaganta da marmellate e note creme al cioccolato!).
Ed è stato un bel scaldare il cuore, condividere le distanze e le memorie attraverso sapori di uova e farina, burro e zucchero in compagnia. Fossi stata da sola mi sarei detta “ok, ho mangiato una buona pinza”. Così invece è diventata una socialpinza con un valore aggiunto non indifferente.
Beh, forse non è stata degustata nei tempi e nei modi più precisi, ma per una friulana a Roma con tanti anni di Trieste alle spalle lo è stato nei modi più utili che in questa città mi potessero al momento capitare
(inoltre ne è rimasta per permettermi dolci risvegli tuffandola nel caffè: da ricordare poi che la pinza tradizionalmente era un dolce pasquale e quindi nei ghiacci romani è stato per me istintivamente un anticipo di primavera
).
Ma non è finita qui. Il pacco conteneva, come preannunciato anche farina gialla per polenta, refosco e un particolarissimo formaggio di capra descritto da Elena. Io, come molti sapranno, ho qualche difficoltà nell’affrontare il formaggio. Ma la sua presenza non ha lasciato disinteressato un giovane collega genovese giramondo, anche lui lontano da casa, che si è prestato come mio taster supporter. (In verità non mancavano i candidati!!)
“Guarda, questo formaggio ha fatto un lungo viaggio, non so come sarà tra il freddo dell’ufficio postale e i 40 gradi di questo… comunque è fatto con particolarissime specie di capre rare! Tu provalo e poi mi dici l’effetto che fa.”
“Ok!”
Il giorno dopo un sorriso sfavillante è entrato dalla porta: “S-U-B-L-I-M-E! Mai mangiata una cosa così! Nel gusto, nel profumo persino! Ah, meraviglioso!”
Ebbene si: sarà stato il freddo, sarà stato il racconto delle capre ritrovate e della produzione rilanciata in questi anni (tra l’altro non sapevo che ci fossero tutti questi formaggi tradizionali in Friuli!), ma a quanto pare devo imparare a degustare anch’io questo prodotto visto i sorrisi che riesce a produrre nei colleghi a inizio turno!
E’ proprio vero che il cibo è il miglior biglietto da visita che ci si possa portare in giro
Così, ora che il baluardo della difesa del formaggio di capra friulano sposta i suoi confini lautamente oltre il Friuli, ora che la pinza triestina esiste oltre la pizza, in qualche immaginario in più anche oltre l’Isonzo, i prossimi passi saranno dedicati al “fare la polenta a Roma”. (Dibattito con cui ho lasciato alcune signore in un negozio di casalinghi oggi e forse sono ancora li…)
“Che ci farà Sara con queste cose?! Se le mangia e se le beve come vuole e con chi vuole…ma noi aspettiamo di sapere ricette, emozioni e utilizzo! ” era la mia missione.
Chissà se l’inizio è stato all’altezza delle aspettative… e alla prossima mangiata
Entry filed under: Avvenimenti, città, friuli, Lavoro, Riflessioni. Tags: enogastronomia, formaggio di capra, friuli, pinza triestina, polenta, roma, socialtaster.
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1. #socialtaster n. 1 atto secondo tra Carso, ricordi e pecore « itsawineworld | febbraio 16 , 2012 alle 8:50 pm
[...] ecco qui il post di Sara, #socialtaster primo round che piacerà sicuramente anche a voi perchè ci rende partecipi della condivisione, del sapore e [...]
2.
Rossella | febbraio 17 , 2012 alle 12:11 pm
Ricordati anche di altre taster supporter
3.
Massimiliano Zemanek | febbraio 18 , 2012 alle 5:06 pm
Siamo felici e modestamente orgogliosi che i nostri formaggi siano stati apprezzati così lontano dal luogo dove con grande passione li produciamo. Un grazie di cuore ad Elena che ha valorizzato il nostro prodotto.
Grazie!!
Team Pecuarius
Formaggi di Capra in Fossalon (GO)