La polenta, social per definizione
aprile 4 , 2012 at 12:44 pm 2 commenti
Ci mancava solo questa! Provare a fare la polenta a Roma. La farina era lì, bella gialla, ultimo baluardo del pacco da social taster inviatomi da Elena, la pentola non era forse la più adatta, ma non mi pareva poi una scusa plausibile, il tempo c’era.
E fu così che munita di mestolo, acqua sale a farina del Mulino Tuzzi mi sono messa all’opera: quante ne ho girate di polente da mamma? Che sarà mai farne una da zero?
Invece no, non è mica uno scherzo! Perché la polenta si mangia in tanti posti, ma in ognuno in un modo diverso. Ho fatto una social indagine prima e durante il mescolare e c’è chi ci mette il dado (a Carrara), chi il formaggio (in Lombardia), chi l’olio, chi la panna. Ogni regione interpreta la cottura della polenta alla sua maniera.
A Roma le massaie durante i giorni della neve si urlavano da cortile in cortile: “Ecco, con la neve tocca fare la polenta!” e ancora non ho capito se la fanno solo una volta ogni 30 anni.
Per non parlare poi della consistenza! “Deve scivolare sul piatto” “deve mescolarsi alle cose” “deve…”
E qual è la proporzione tra acqua e farina? “Dipende dalla macina”, “a caso”, “1 litro d’acqua 300gr di farina…”
E del tempo di cottura che dire? “Ti passo io la ricetta per farla nella pentola a pressione!” “40 minuti!” “50 minuti!” “finché non fa le bolle”. E avanti così.
Insomma devo dire che il social polentare tra Facebook e Twitter mi ha fatto scoprire un mondo alquanto variegato di vite create a son di mais.
Così alla fine mi sono ritrovata a fare la polenta come l’ho sempre vista fare dalla mia mamma e alla fine là dove non è arrivato il sale che ho messo in quantità troppo scarsa, è arrivato il sughetto preparato per accompagnarla…
Certo, la polenta non è una cosa che si prepara per sé, ma in questo caso dovevo pur fare delle prove prima di avvel… ehm, stupire gli ospiti…
La polenta è social per definizione, è festa di compagnia, è tempi lunghi presi per se e la cucina, pensieri lenti, tra il mestolo e il fuoco, lenti come il tempo necessario poi a disincrostare la pentola bruciacchiata.
E’ forse il simbolo supremo dell’adattarsi: si rallegra per un sugo alla carne e apprezza il radicchio stufato, festeggia se le
affianchi una fettina di pitina e non rifiuta la compagnia delle verze e patate. E non è un caso che a nord est avesse in passato più gloria del pane e fosse buona pure per la colazione, nel latte caldo e via, si va al lavoro.
Così la mia prima polenta imperfetta sapeva comunque di casa e di nord est e mangiandola la domenica ancora morbida e poi pure il lunedì e martedì, abbrustolita nel forno sapeva di Friuli e di sopravvivenza, di tradizioni e tempi andati e di memorie lunghe fin dai tempi della miseria che abitua ad ogni cosa e che in Friuli non è poi storia tanto lontana.
Ho sentito talvolta anziane di varie regioni tirar fuori un piatto che la sposa deve saper fare per potersi sposare. Del Friuli non ho mai saputo vi fosse un piatto da saper fare. Ma adesso a pensarci bene sospetto che silenziosa, come tante cose delle mie parti, sia la Polenta l’alleata di tutte le spose: che se sai fare la polenta sai portarti dietro un gioiello di tradizioni, sensi e storia. Un saper sopravvivere che parte dalla base e tutto abbraccia e che come biglietto da visita è una garanzia.
Beh, la mia esperienza da #socialtaster devo dire che è stata veramente affascinante. Sarà la lontananza da casa, sarà il senso necessario dell’evocare, ma questo mangiare e bere friulano mi è piaciuto ancor di più che se fossi stata a Pordenone
!
Mille mila grazie a Elena per questa bella esperienza! W i #socialtaster !!
P.S: E in programma ci sono pure dei biscotti con la farina di mais!! A naso qualche ricetta tipica ad hoc la dovrei recuperare
Entry filed under: Ambiente, cucina, friuli. Tags: facebook, friuli, polenta, socialtaster, twitter.
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1. #socialtaster…perchè social è bello! « itsawineworld | aprile 6 , 2012 alle 5:42 pm
[...] di convivialità, di storie e di emozioni che si sono sviluppate attorno a questo pacco, con l’atto finale della polenta di pochi giorni [...]
2.
Rex | ottobre 16 , 2012 alle 5:02 pm
Sulla quantità di farina: non serve una misura precisa, si mette sino a che ha la consistenza desiderata. Tenendo conto che poi un po’ si asciuga in cottura. Volendo, se viene troppo dura, si può aggiungere mezzo bicchier d’acqua a metà cottura.
Per il sale idem. Meglio tenersi prudenti, perchè la polenta troppo salata è veramente dura da mangiare. Ma se poi proprio è poco si può aggiungere un pizzico in cottura e mescolare. Dipende poi, appunto come scritto sopra, anche con che cosa si mangia.
Ecco qui tutto quello che volete sapere sulla polenta friulana: http://www.viaggioinfriuliveneziagiulia.it/wcms/index.php?id=6763,3933,0,0,1,0