Archive for giugno 4 , 2012
Navigando nel patriarcato della luna
Capitano talvolta esempi concreti di Serendipità.
Uno di questi è stato senza ombra di dubbio il trovarsi tra le mani un pezzo ormai da collezione, ovvero “Il patriarcato della luna” di Carlo Sgorlon, un libro per forza in prestito (non si compra più…) e consigliatomi con cuore da parte di Rossella.
E aveva ragione. Sarà che da migrante si apprezzano di più certe sfumature, ma ecco che trovare in un libro di narrativa, che fu pubblicato da Mondadori e quindi diffuso su scala nazionale, addirittura citato Chions e l’Arcon, il paese dove sono cresciuta e il canale che ci corre attorno, beh, è stata una bella emozione.
Chi mai ci ha omaggiato così tanto?
Ma tutta la storia che Sgorlon ci racconta è un omaggio: è la narrazione di un Friuli magico che già all’epoca intravedeva divorato dalle lamiere dei capannoni, è il sogno di una terra talmente avanti da riconoscere l’innovazione come strumento di tutela e cura del territorio e della sua comunità e non come diabolica arma di consumismo e potere.
E’ l’idea dell’uomo che in un qualche modo supera il dualismo tra modernità e tradizione e riesce a guardare avanti, a migliorare la vita per tutti e non solo per se stesso, a pensare le città come organizzazioni che si tutelano e non che mirano all’autodistruzione attraverso lo smog e l’inquinamento.
In queste 300 pagine Bufalo Bill porta il suo circo ad Azzano Decimo e Lawrence d’Arabia s’innamora di una ragazza di Bannia e Udine diventa la prima città illuminata a corrente elettrica (cosa non del tutto falsa a dir il vero, come ho scoperto sbirciando in giro). Qui Morvàn anticipa i tempi e dimostra al magnate americano, convinto di poter trivellare il Patriarcato della Luna cercando petrolio, che la vera risorsa del Friuli è l’acqua. Ed è sempre grazie ad una visione ragionata che il riciclo e il riuso, tanto nel manifatturiero quanto nell’urbanistica, diventano il campo di ricerca su cui vale la pena investire.
Negli anni ancora marchiati dallo scandalo del vino al metanolo, Sgorlon riaffida proprio al vino la rappresentazione del patriarcato a lui tanto caro. Come aveva ragione, a guardare lo sviluppo delle cantine friulane di oggi!
C’è in queste pagine, lette con gli occhi di oggi, la prova che la lettura, la ricerca, la passione per gli scritti altrui che hanno sempre caratterizzato la vita di Carlo Sgorlon, possono diventare punti di partenza fondamentali per costruire una visione di sistema capace di guardare avanti.
“Gli uomini avevano accettato il sistema della grande menzogna, e così la povertà crescente era accuratamente dissimulata. Il modo giusto di vivere, per quanto sembrasse incredibile, era quello di tenere da conto e di riciclare ogni cosa. Il progresso era finito da un pezzo, se per progresso s’intendeva soltanto l’aumento del benessere, solo che gli uomini non se ne erano ancora avveduti.”
Ecco, sapere che racconti come questo spariscono dalla domanda del pubblico fino a sparire dai cataloghi delle case editrici, fino a consumarsi nelle biblioteche e poi neppure più in quelle, beh, fa un po’ male.
Perché è accorgersi che nel momento in cui le pubblicazioni svaniscono arrivano ad un punto in cui potrebbero anche non reincontrare mai un pubblico. Là dove le scuole non osano (seppure ricordo di aver affrontato con sofferenza Il vento nel vigneto alle scuole medie, salvo poi rivalutarlo dopo 20 anni), dove i territori non si fanno promotori del tenere vivi i racconti ecco sparire tutte quelle carte che al di là di tutto rappresentano momenti importanti per la storia culturale del Friuli (e dell’Italia) recenti.
Di Sgorlon avevo letto un po’ di cose l’anno scorso in occasione del concorso fotografico Lo Sguardo di Carlo organizzato dal Comune di Cassacco. Per recuperare i suoi libri avevo girovagato un po’ di librerie e poi avevo dovuto darmi alla biblioteca: ben poco infatti della sua grande produzione letteraria si trova ancora in commercio. (E forse è anche per questo che su Amazon uno dei suoi libri più belli, L’Armata dei fiumi perduti, è in vendita a 140,95 euro ed altri si trovano, in copie usate, a 80 euro e più.)
Ed ecco, è vero che forse di chi tanto scrive non tutto si salva. Ma saper riconoscere che qualcosa vale eccome è necessario.
Così forse sarà anche solo la consolazione che richiede la distanza, ma se fossi sindaco del Comune di Chions, di Azzano Decimo, di Fiume Veneto, farei una colletta e ne combinerei almeno un ebook. Alla memoria di chi tanto ha amato le proprie origini da renderle note all’Italia. Che Bufalo Bill chissà quando lo faranno tornare…
Caro blog
Ebbene si, caro blog, ti sto trascurando.
Adesso poi mi son fissata di partecipare a un contest ideato da Linkiesta.
Ho pensato di provare a buttare di là un po’ di riflessioni che qui non mi costringo mai ad ordinare con cura.
Però rendere interessanti situazioni normali non credo mi sarà poi tanto facile. Magari però potresti regalare qualcuno dei lettori di qui alle cose di li.
Ma, caro blog, non temere, non ti abbandono.
E’ una cosa che passa in fretta, c’è solo il fatto che ci devo pensare su… trovare il giusto andazzo, e questo mi porta via tempo.
Ma magari ecco, adesso mi lavo i denti e comincio a buttare giù qualche pensiero che da un po’ mi frulla per la testa…

