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La generazione dei geni del male

Sono appena tornata dal supermercato sotto casa, scioccata da una di quelle storielle che di tanto in tanto si sentono alla televisione o si leggono sui giornali e ogni volta ci fanno dire “Ma dai, com’è possibile, io non mi farei mai fregare così!”

A quanto pare un uomo alto, sulla trentina, moro, auto scura, vestito elegantemente se ne va per le case delle vecchine di Monte Mario a Roma ingannandole e trafugando loro consistenti cifre. Intanto studia il territorio bene e sceglie le mamme dei personaggi più noti del quartiere, raccoglie informazioni, si presenta dalle vecchiarelle e dice: “Salve, è la madre di tizio? Mi perdoni, sono il titolare del negozio di computer pinco panco sulla Trionfale [n.b. strada lunga chilometri e chilometri, ma che passa in tutta la zona ed è quindi nota], mi spiace essere arrivato a tanto, ma suo figlio ha un debito con il nostro negozio…” e bla bla.

Ecco, poche ore fa una vecchina qui vicino ha ceduto eccome i suoi denari al signorotto ben vestito e ha iniziato ad accorgersi della beffa solo quando si è accorta che costui, volendo di più, ha allungato le mani in cerca di altri denari o oggetti. Così ha urlato, ma questo nel frattempo se l’era già data a gambe levate. La portinaia, udite le grida, pare abbia potuto solo soffermarsi spaventata sull’aspetto e il colore dell’auto del personaggio.

E non è la prima volta che costui ci prova.

“Ma tua madre, che è la più dritta della via, come ha fatto ad arrivare a darglieli, i soldi?”

“Quando ci arriveremo, se ci arriveremo, noi a 85 anni allora potremo parlare…” è stata la risposta del figlio. Pover’uomo due volte gabbato: prima dalla madre che l’ha temuto così pesantemente debitore verso il giovinastro, poi dal giovinotto che beffando la madre ha beffato indirettamente lui medesimo.

Io, ascoltando quest’infelice storia, ho pensato che l’arte meglio appresa dalla mia generazione sia però purtroppo questa: quella di fregare. Con tanto di giustificazione politica avanzata in questi ultimi anni che tanto “questi hanno avuto sopra i loro meriti, se la sono goduta, perché mi devo sbattere per loro?”

Altrimenti perché usare tanta intelligenza, analisi del territorio, osservazione dei luoghi e delle persone per qualche soldo? Perché rischiare tanto (ed è inutile vi elenchi le pene che il figlio vorrebbe ora far subire a colui che tanto ha preso in giro sua madre), contribuire all’odio, infastidire le genti che gli stanno intorno?

Ecco, mi piacerebbe sapere costui come si giustifica. Così tanto per capire se sul serio si crede abitante di un isola o destinato ad essere a sua volta vittima dei propri misfatti.

Non so, ma a volte, guardando ai miei coetanei, ho come l’impressione che la capacità di trovare giustificazione alla loro abilità di far del male sia senza fine…

 

luglio 2 , 2012 at 6:42 pm 5 commenti


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