La generazione dei geni del male
luglio 2 , 2012 at 6:42 pm 5 commenti
Sono appena tornata dal supermercato sotto casa, scioccata da una di quelle storielle che di tanto in tanto si sentono alla televisione o si leggono sui giornali e ogni volta ci fanno dire “Ma dai, com’è possibile, io non mi farei mai fregare così!”
A quanto pare un uomo alto, sulla trentina, moro, auto scura, vestito elegantemente se ne va per le case delle vecchine di Monte Mario a Roma ingannandole e trafugando loro consistenti cifre. Intanto studia il territorio bene e sceglie le mamme dei personaggi più noti del quartiere, raccoglie informazioni, si presenta dalle vecchiarelle e dice: “Salve, è la madre di tizio? Mi perdoni, sono il titolare del negozio di computer pinco panco sulla Trionfale [n.b. strada lunga chilometri e chilometri, ma che passa in tutta la zona ed è quindi nota], mi spiace essere arrivato a tanto, ma suo figlio ha un debito con il nostro negozio…” e bla bla.
Ecco, poche ore fa una vecchina qui vicino ha ceduto eccome i suoi denari al signorotto ben vestito e ha iniziato ad accorgersi della beffa solo quando si è accorta che costui, volendo di più, ha allungato le mani in cerca di altri denari o oggetti. Così ha urlato, ma questo nel frattempo se l’era già data a gambe levate. La portinaia, udite le grida, pare abbia potuto solo soffermarsi spaventata sull’aspetto e il colore dell’auto del personaggio.
E non è la prima volta che costui ci prova.
“Ma tua madre, che è la più dritta della via, come ha fatto ad arrivare a darglieli, i soldi?”
“Quando ci arriveremo, se ci arriveremo, noi a 85 anni allora potremo parlare…” è stata la risposta del figlio. Pover’uomo due volte gabbato: prima dalla madre che l’ha temuto così pesantemente debitore verso il giovinastro, poi dal giovinotto che beffando la madre ha beffato indirettamente lui medesimo.
Io, ascoltando quest’infelice storia, ho pensato che l’arte meglio appresa dalla mia generazione sia però purtroppo questa: quella di fregare. Con tanto di giustificazione politica avanzata in questi ultimi anni che tanto “questi hanno avuto sopra i loro meriti, se la sono goduta, perché mi devo sbattere per loro?”
Altrimenti perché usare tanta intelligenza, analisi del territorio, osservazione dei luoghi e delle persone per qualche soldo? Perché rischiare tanto (ed è inutile vi elenchi le pene che il figlio vorrebbe ora far subire a colui che tanto ha preso in giro sua madre), contribuire all’odio, infastidire le genti che gli stanno intorno?
Ecco, mi piacerebbe sapere costui come si giustifica. Così tanto per capire se sul serio si crede abitante di un isola o destinato ad essere a sua volta vittima dei propri misfatti.
Non so, ma a volte, guardando ai miei coetanei, ho come l’impressione che la capacità di trovare giustificazione alla loro abilità di far del male sia senza fine…
Entry filed under: Avvenimenti, città. Tags: Italia, Monte Mario, reati, roma, trentenni.
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1.
Juan | luglio 3 , 2012 alle 8:24 am
hai presente quando si ridicolizzava il senso di colpa?
L’esame di coscienza?
tutte sciocchezze dei cattolici, vero?
ecco, ora stiamo raccogliendo i frutti di aver eliminato il senso del peccato (o se preferisci del male) dalla coscienza individuale e collettiva.
C’è poco da ridere, no?
2.
sarasx | luglio 3 , 2012 alle 1:56 pm
io non credo sia il senso del peccato, ma forse la morale è cambiata, l’idea di etica, e questo ha a che fare con le semplici relazioni umane…
3.
fuoridaglischemi | luglio 3 , 2012 alle 3:56 pm
secondo me c’è un grosso problema di rispetto nella nostra società, nel senso che le persone devono capire che la propria libertà termina dove inizia quella dell’altro. Per libertà intendo la possibilità di esprimersi nella parola, nei gesti e nelle azioni. Questo va oltre qualsiasi credo o religione, è un concetto di convivenza civile che mi pare da diverse generazioni sia andato sparendo.
4.
sarasx | luglio 3 , 2012 alle 4:05 pm
Certo i ladri ci sono sempre stati. Ma mi chiedo se in effetti non sia quest’assenza di limite, quest’incapacità di accorgersi di far parte di una collettività dove non si può innescare una guerra tra poveri per sopravvivere…
5.
francesca bb | luglio 3 , 2012 alle 12:39 pm
Che storiaccia brutta!