Alla fine le cose cambiano
martedì 06 luglio 2010
Alla fine le cose cambiano, si possono cambiare. E la storia di S., la mamma egiziana diventata ormai a Pordenone una sorta di esempio di cosa significa partecipare alla vita pubblica, lo insegna [leggi qui la sua storia]. Da quando ha avuto il coraggio di raccontare ai giornali che l’assistente sociale del comune di Pordenone le aveva annunciato che suo figlio, affetto da sindrome di Down, non avrebbe avuto più diritto ad avere l’educatore per l’affiancamento ai centri estivi e a scuola, è riuscita a stravolgere una Legge Regionale. Aveva solo voluto cercare di capire perché e come queste cose fossero possibili. Ed è riuscita a rappresentare gli effetti di una politica razzista fino a farle fare marcia indietro.
E non è poco. Perché chi mai avrebbe creduto che sarebbero bastate meno di due settimane per stravolgere l’impianto leghista di Regione riservata ai “friulani prima di tutto”? Chi avrebbe mai pensato che il Presidente Tondo, sordo da mesi alle richieste di decine di Sindaci ed Ambiti dell’intero Friuli Venezia Giulia, si sarebbe lasciato intenerire da un bambino?
Invece dal primo luglio le clausole all’articolo 4 della legge regionale sul Welfare che dal 1 gennaio del 2010 impedivano l’accesso ai servizi sociali a tutti gli extracomunitari e a tutti i cittadini comunitari non residenti in regione da almeno 3 anni [tutti: S. avrebbe potuto benissimo essere veneta, emiliana, francese…], sono state abolite. L’indignazione non ha potuto che prevalere sulle logiche di propaganda volute dalla destra e anche se Narduzzi, capogruppo della Lega Nord in Consiglio Regionale, minimizza, si è ormai corroso il principio che si stava cercando di far passare da mesi in ogni provvedimento.
Saranno coincidenze, ma mentre il Consiglio modificava l’articolo 4, il tribunale di Udine accoglieva il ricorso fatto dagli avvocati dell’Asgi e da Cgil, Cisl e Uil verso il Comune di Latisana per aver negato il bonus bebè in base ai requisiti di residenza previsti dalla normativa regionale sugli “Interventi regionali a sostegno della famiglia e della genitorialità”, anche questi da poco modificati. Carta famiglia e bonus bebè richiedono al momento di dimostrare addirittura almeno dieci anni di residenza in Italia e almeno cinque anni in Friuli per poter essere assegnati. In molti sospettano che le cose non potranno proseguire così ancora per molto. Infatti i ricorsi presentati dall’Asgi in Regione sono molti altri e, in momenti di crisi, i diecimila euro in spese legali che
il Comune di Latisana sarà ora costretto a pagare non lasceranno ancora per molto indifferenti le varie Amministrazioni. Perché, mentre molti comuni di centro sinistra hanno deciso di disobbedire comunque, lo stesso non si può dire per i comuni fedeli alle linee regionali.
Ma intanto c’è S. che finalmente sorride. E ringrazia. Ringrazia l’Associazione Down che si è mossa a livello nazionale in maniera forte e decisa per la cancellazione delle discriminazioni per legge, ringrazia il Consigliere regionale del PD Paolo Pupulin che con un’interrogazione al Presidente Tondo ha dato risalto a livello Regionale alla questione. Ma ringrazia anche chi le è stato vicino e l’ha convinta che raccontare facesse bene a lei e a tutti.
Cose che fanno iniziare l’estate come si deve. Che fanno sentire di essere stati parte di un qualcosa, di aver contribuito in qualche modo a mostrare i fatti. Sono cose che fanno capire l’importanza delle storie che diventano narrazione comune: è possibile cambiare il panorama che abbiamo davanti agli occhi e capire quel che forse serviva sentire sottopelle per poter essere capito. Quante altre ingiustizie e controsensi potrebbero spaccare le contraddizioni del presente se solo ci fosse il coraggio di raccontarle e lo spazio per raccoglierle?
Adesso il bambino di S. potrà andare sopportare il caldo anche grazie a qualche tuffo in piscina. Sa già nuotare, ma ha bisogno della compresenza dell’educatore per poter frequentare i corsi estivi. Adesso potrà, grazie alla sua mamma. Che forse qualche Sindaco dovrebbe pure ringraziare.
1 commento Add your own
Lascia un Commento
Trackback this post | Subscribe to the comments via RSS Feed
1. Alla fine le cose possono cambiare « Il blog di Sara R | luglio 6 , 2010 alle 7:25 pm
[...] 6 , 2010 Ecco qui il lieto fine della storia di S., la mamma coraggio egiziana che ha aperto bocca coi giornali [...]