Casa

Da Carta del 5/07/08

Inquilini a casa nostra

di sara r.

Se stai cercando casa a Pordenone, a Udine o a Monfalcone prova a dare un’occhiata agli annunci pubblicati ovunque: “3 camere, 1 bagno, cucina, salotto, soffitta. Privato affitta ad € 550,00”. Forse visto che i prezzi di un monolocale sono sulle stesse cifre, se la tua busta paga supera di poco i 1000 euro hai già calcolato che forse è meglio adattarsi a cercare un coinquilino per dividere l’affitto.

Ma non è così semplice per una famiglia, visto che oltre all’affitto ci sono le spese condominiali che superano facilmente i 100 euro al mese.

Tanto vale tentare la sorte attraverso i bandi dell’ATER: l’ultimo che si è chiuso da poco ad Aviano ha messo in lista 93 aspiranti per 20 nuovi alloggi. Chissà, forse chi sta all’ultimo posto avrà molta più fortuna di chi occupa la posizione 1200 nella lista per i 60 alloggi assegnati a Udine. E dando un’occhiata agli elenchi si confermano i dati pubblicati in questi giorni dai quotidiani locali, dove si legge che gli immigrati sono circa il 43% dei richiedenti.

Perché se è difficile per una famiglia italiana risolvere il problema della casa la questione si fa estremamente più complessa per gli stranieri che arrivano nel nostro territorio. In queste città rappresentano circa il 9% della popolazione, con un picco del 12% per il Comune di Pordenone: molto spesso sono famiglie o singoli che si preparano al ricongiungimento famigliare i cercatori di affitti a prezzi accessibili.

A Udine opera dal 1993 l’associazione Vicini di casa (www.vicinidicasa.net). Tutto ebbe inizio quando nella parrocchia di San Domenico cominciarono a far capolino le prime “presenze straniere”, piccoli gruppi che scappavano dalla guerra e che il Comune era del tutto impreparato ad accogliere. Così che il sacerdote del posto e un gruppo di cittadini locali cominciarono a pensare di inglobare all’interno dei progetti per la nuova canonica anche qualcosa di utile all’accoglienza, realizzando tre appartamenti da destinare ai primi immigrati. Poi arrivò una famiglia intera ed ogni famiglia del posto prestò un milione di lire fino a raggiungere i 100 milioni necessari all’acquisto di un altro appartamento. E allora si accorsero che il problema cominciava a farsi molto più ampio ed era necessario provare soluzioni diverse. Oggi Vicini di Casa è presente nei 9 ambiti della provincia con uno sportello, l’Agenzia Sociale, che offre servizi a chi cerca casa provando a creare quello che manca: agiscono da filtro tra chi cerca e chi offre alloggi fornendo da un lato informazioni dall’altro agendo da garante sulle persone proposte per i contratti. Gli operatori ad ogni ricerca si attivano per verificare le disponibilità del mercato in base alle possibilità economiche di chi cerca una sistemazione, seguono gli inquilini nelle procedure di stesura del contratto e nell’inserimento nella nuova casa svolgendo le azioni di mediazione culturale necessarie al caso: spiegano il regolamento e il bilancio condominiale, intervengono a risolvere le controversie che si manifestano, permettono a chi conosce poco la nostra lingua di evitare raggiri. Ma non solo: grazie al Fondo Rotazione e Garanzia istituito dalla Regione nel 1996 forniscono dei microprestiti alle famiglie per pagare la caparra, alleggerendo così il superamento di un gradino spesso troppo oneroso. Nel 2007 sono stati 117 i prestiti concessi attraverso l’associazione.

Ma non è finita qui. “Oggi chi cerca casa o si rivolge al libero mercato, col conseguente problema dei costi, o alle case popolari. Dal 2003 al 2007 mentre i redditi in Regione sono cresciuti dell’11% gli affitti hanno avuto un incremento del 46,8%. Manca un mercato intermedio per l’alloggio calmierato. Ed è questa la proposta che cerchiamo di fare come associazione” racconta Maurizio Ingegneri, tra i fondatori di Vicini di Casa. Dopo i primi alloggi costruiti in parrocchia ne sono seguiti altri. Tanti da portare l’associazione a fondare una cooperativa per la gestione del patrimonio abitativo. Ci sono 15 case di proprietà, 18 prese in affitto che vengono a loro volta subaffittate, 15 in gestione per conto dei vari comuni. E ci sono poi 40 strutture in comodato sparse per tutta la provincia: strutture messe a disposizione da privati e ristrutturate e gestite dalla cooperativa. Il tutto funziona con un accordo tra le parti: la cooperativa calcola le spese di ristrutturazione, basse grazie alla collaborazione di volontari che intervengono nelle fasi di progetto, e i tempi che impiegherà per ammortizzarli con gli affitti. Trascorso il tempo concordato la struttura viene resa al proprietario. L’obiettivo in questo caso non è solo contribuire all’offerta abitativa, ma risanare i luoghi attraverso il recupero edilizio, rivitalizzare dal punto di vista sociale i piccoli centri facendo crescere anche in periferia la cultura dell’integrazione.

Eppure tutto questo non basta a rispondere al bisogno di abitazione: nel 2007 le nuove domande di casa approdate agli sportelli sono state 363 delle quali solo 101 si sono concretizzate con un contratto di locazione.

Le cose non stanno diversamente a Pordenone dove dal 2002 opera l’associazione Nuovi Vicini (www.nuovivicini.it), nata sull’esempio dei vicini udinesi per rispondere in maniera puntuale alle crescenti richieste che arrivavano ai centri d’ascolto della Caritas. Oggi gli sportelli del Cerco Casa sono presenti in 4 ambiti della provincia e l’attività è tale da aver portato l’associazione a creare un’apposita cooperativa per gestire l’abitare sociale. Elena Scuccato e Damiana Dalla Colletta sono due delle giovani operatrici della cooperativa Abitamondo (www.abitamondo.it). “Quando abbiamo aperto gli sportelli in tutta la provincia si è cominciato a sentire che il problema della casa non era solo degli immigrati, ma anche degli italiani. Per gli italiani tutto parte principalmente da un problema economico, mentre per gli immigrati anche se c’è solidità sociale non c’è la fiducia da parte dei locatori.” Il giudizio dei locatori sui futuri inquilini si basa molto sull’esperienza pregressa, ma influiscono anche le notizie del periodo: “Quando in tv si parla di continuo dei rumeni capita che per un po’ nessuno voglia affittare a rumeni” racconta Elena. Nel 2007 si sono rivolti ai vari sportelli in 545, per ricercare casa o semplicemente per ottenere qualche informazione, per 79 si è trovata una sistemazione e in 59 casi sono stati concessi microprestiti per la caparra. I numeri delle risposte sono però in calo rispetto al crescere della domanda. Da qualche tempo infatti il fondo di rotazione non è più stato finanziato dalla Regione e i tempi per il recupero dei soldi prestati sono molto lenti. A questo si aggiunge la difficoltà crescente del reperimento nel libero mercato di alloggi a prezzi accessibili. Il problema oggi, spiegano Elena e Damiana, è quello di riuscire ad accreditarsi tra i proprietari, che preferiscono mantenere sfitte le proprietà piuttosto che affittarle.

Lo stesso accade nel comune di Monfalcone che da qualche tempo si affida alla cooperativa Lybra delle Acli di Trieste per cercare di rispondere a quello che ormai è un vero dramma per il territorio. Come racconta l’assessore alle politiche sociali Cristiana Morsolin nella sola Monfalcone il bando per l’abbattimento degli affitti onerosi ha risposto nel 2007 a 463 domande, che sono cresciute a 513 nel 2008. Il cantiere navale ha poi fatto innalzare in pochi anni la presenza di immigrati, che sono oggi il 10% della popolazione residente, ma, continua l’assessore: “Non si vede un grande impegno della grosse realtà industriali nel strutturare degli interventi che possano anche tener conto delle responsabilità sociali delle imprese.” I cantieri lavorano e poi resta alle amministrazioni il compito di sbrogliare la matassa cercando di partecipare ad ogni bando promosso, a livello nazionale e Regionale, proponendo la riduzione dell’ICI e spingendo alla pratica dei contratti a canone concordato. Ne sono stati firmati 563 nel 2007 contro i 186 del 2006.

E per dar corpo al diritto alla casa, nominato anche nella Legge Regionale sull’Immigrazione, grazie a un bando realizzato dal Ministero della Solidarietà Sociale verranno realizzate 10 nuove unità abitative in Regione FVG, mirate a fornire alloggi sociali temporanei per immigrati in difficoltà. In ogni provincia sono state individuate alcune tipologie specifiche d’utenza: donne sole e con bambini, famiglie numerose, persone in reinserimento socio sanitario. Il tutto integra l’esperienza maturata dalle associazioni del territorio con la disponibilità economiche e immobiliari dei comuni, le reti formali e informali che si sono create tra gli immigrati in questi anni.

Se hai trovato casa a Pordenone, a Udine o a Monfalcone tale da permetterti di arrivare comunque a fine mese tientela stretta e non darla per scontata. Perché basta un divorzio, un licenziamento, una malattia, per scoprire quanto fragile e incompiuto sia ancora oggi il diritto a un tetto dove tornare la sera.

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