Da Carta del 17/07/09
di Sara R.
“Preti di frontiera” li ha definiti qualche giornalista locale. Eppure le loro parole stanno periodicamente, lì. Tentativi di lettura di una società, di comunità, di un territorio, che ogni tanto provano a raccogliere dentro lettere aperte che scrivono ai giornali friulani. L’ultima, emblematica, è stata una lettera aperta che ha girato tantissimo grazie a internet, su un caso simbolo della situazione politica friulana. Ad un’iniziativa pubblica in cui si discuteva dell’emigrazione italiana all’estero organizzata dall’Efasce, l’associazione dei Pordenonesi nel mondo, il presidente del consiglio regionale Eduard Ballaman, leghista noto per le sue uscite sempre provocatorie, si è alzato indignato e ha abbandonato la sala. Pare che non abbia affatto gradito le parole del Vescovo della diocesi di Concordia-Pordenone, monsignor Ovidio Poletto: “un tempo gli immigrati irregolari clandestini erano gli italiani all’estero”, giudicandole affermazioni che “vanno al di là del suo ruolo istituzionale”. E la polemica è stata al centro di intense discussioni nei consigli comunali di Casarsa della Delizia, dove si è svolto l’incontro, e Azzano Decimo, roccaforte leghista. Anche in questi giorni, a un mese dai fatti, Ballaman ritorna sui giornali dichiarandosi ancora offeso dalle parole del Vescovo.
Così dieci preti, noti nei loro territori per l’impegno sui temi della pace e dell’immigrazione, hanno scritto ai giornali per parlare alla Chiesa e allo stesso Ballaman: “È molto strano, signor Presidente, che anche Lei, come tanti altri, così attento e zelante agli appelli strumentali alle radici cristiane, alla civiltà cristiana, al Presepio, al Crocifisso, favorisca una mentalità, atteggiamenti e scelte contrarie all’insegnamento del Vangelo. È bene che la società tutta e la Chiesa tutta lo sappiano.”. Ma non hanno ricevuto nessuna risposta, né dalla Chiesa, né dalle istituzioni politiche.
In fondo se questi dieci preti, tra i quali c’è anche Andrea Bellavite, che per la scelta di candidarsi a Sindaco nel 2007 è stato sospeso dall’arcivescovo di Gorizia, hanno cominciato ad incontrarsi e a discutere tra loro è proprio per vincere “una solitudine assordante che sentiamo anche da parte della Chiesa” dice don Giacomo Tolot, sacerdote di Vallenoncello, quartiere di Pordenone. Hanno cominciato chiacchierando alcuni anni fa alla Via Crucis Pordenone-Aviano, organizzata dai Beati Costruttori di Pace e dallo stesso don Tolot. E poi si sono resi conto di condividere gli stessi problemi, le stesse difficoltà. Così hanno cominciato ad incontrarsi e a scrivere, mettendo in rete le quattro diocesi della regione. “Probabilmente l’unico caso in Italia” riflette don Tolot.
Si erano espressi anche a gennaio sulla questione del caso Englaro “Non è possibile obbligare qualcuno a vivere in condizioni estreme” avevano scritto, attirandosi le ire di alcuni loro colleghi “integralisti”.
Ma sui temi della pace e dell’integrazione scrivono ogni anno una riflessione che fanno poi circolare. Scrivono partendo dalle loro storie, dalle loro realtà. E non mancano di ricevere l’approvazione della loro base, ma anche tante critiche. Don Pierluigi Di Piazza, uno degli animatori della Rete ragionale dei diritti e del Centro di accoglienza Balducci di Zugliano (
http://www.centrobalducci.org
), paesino in provincia di Udine, osserva: “Si dice che le nostre sono posizioni che fanno politica schierata. Ma noi guardiamo con riferimento al Vangelo: non si può essere complici di ciò che è ingiusto. Il segno della fede dentro la storia è il coinvolgimento con le storie di chi fa più fatica a vivere.”
Lo scorso settembre avevano pubblicato una lettera che contestava i provvedimenti sulle impronte prese ai bambini Rom e invitava ad affrontare in maniera diversa il tema della sicurezza: “Certo che ci sono delle questioni aperte”, scrivevano, “ma non possiamo accettare che il dibattito sulla sicurezza possa riguardare soltanto “noi”, nelle nostre città: è una condizione che riguarda il diritto di tutte le persone, per il solo fatto che vivono sulla faccia del Pianeta.”
Ma la Lega pare non gradire l’attività dei sacerdoti. Solo 3 mesi fa don Tolot era stato accusato da Danilo Narduzzi, capogruppo leghista in regione, di distribuire volantini a “sfondo politico” fuori dalla chiesa. Si trattava in quel caso di una manifestazione pacifica organizzata dal Centro Balducci tra Vajont e il piazzale antistante la base USAF di Aviano.
Certo non fa piacere a chi fa della difesa della famiglia il suo baluardo che vi sia una parte della chiesa che contesta gli ultimi provvedimenti presi in materia di immigrazione a livello Regionale. Non è bastata alla giunta di Tondo cancellare con un colpo di mano la legge 5 sull’immigrazione voluta da Illy e considerata tanto innovativa sul piano nazionale da essere ripresa da altre amministrazioni regionali. Adesso per ricevere i contributi in tema di sostegno al reddito, dal bonus bebè agli aiuti per l’affitto, è necessario dimostrare di risiedere da almeno 10 anni in Italia e da almeno 5 in regione. Così che anche una coppia di veneziani che decide di trasferirsi in Friuli può vedersi negato ogni sorta di sostegno regionale.
Lo scorso 27 giugno più di mille persone hanno attraversato le strade di Udine per contestare tanto la legge nazionale in materia di sicurezza quanto i provvedimenti regionali. In prima linea c’era proprio la Rete dei diritti di cittadinanza con don Di Piazza. C’erano le associazioni di immigrati, i sindacati, i partiti della sinistra, compreso il PD. E il sindaco di Udine Furio Honsell ha preso la parola dal palco, esprimendo pubblicamente una presa di posizione come non accadeva da anni da parte di un’amministrazione importante come quella udinese.
Le storie diventano forti e importanti quando s’intrecciano e diventano racconto. Quando le solitudini si stemperano nella condivisione forse si trova la strada giusta per ricostruire anche a nord est una comunità nuova. Magari, solidalmente, “di frontiera”.









