Il voto migrante di Monfalcone

Da Carta n°25 del 2010

Ci sono voluti quattro anni di tavoli di lavoro e confronto. Ma alla fine il 4 luglio scorso 856 cittadini migranti del comune di Monfalcone, provincia di Gorizia, si sono recati alle urne per eleggere la prima Consulta degli Stranieri elettiva del Friuli Venezia Giulia. A Monfalcone, città che da sempre ha nutrito i suoi cantieri navali coi migranti, dal Sud Italia prima di aprirsi a tutto il mondo, su una comunità di 28.000 residenti i cittadini migranti sono oggi circa il 15% della popolazione, con venti diverse nazionalità presenti, per la maggior parte bengalesi, rumeni e croati.

Per l’Amministrazione Comunale è una bella soddisfazione: “Prima l’Amministrazione discuteva con un coordinamento formato da associazioni più o meno organizzate dei migranti del monfalconese. Ma dal nostro punto di vista le cose non funzionavano molto bene” spiega Cristiana Morsolin, assessora alle Politiche Sociali. “Quel coordinamento prevedeva il rinnovamento, ma di fatto non è stato mai applicato e non vi era modo di ampliare la rappresentanza dei partecipanti. Per questo ci è sembrato da subito importante lavorare su qualcosa che fosse più democratico e meglio rappresentante le problematiche del nostro Comune.” E soprattutto, come spiega l’assessora, qualcosa capace di permettere anche alle donne di prendere parte alle discussioni e alle proposte, di fatto tagliate fuori dal coordinamento precedente. Ma non è stato affatto facile: “Sono stati i migranti i primi all’inizio a non voler sentir parlare di elezioni: temevano, tra le altre cose, che non sarebbero stati riconfermati pur avendo lavorato per le loro comunità, mentre invece l’esito elettorale ha dimostrato i meriti di ognuno.” Per questo arrivare a produrre un regolamento condiviso non è stato banale e ha portato spesso a momenti di discussione aspra tra le parti.

Eppure alla fine non solo tra i quindici nuovi eletti vi sono alcuni già membri del precedente coordinamento, ma si è ampliata la rappresentanza territoriale, portando a otto le nazioni presenti con un loro portavoce, e di genere, arrivando ad avere quattro donne elette.

E anche a questo guarda con soddisfazione l’assessora Morsolin: perché il lavoro realizzato in questi anni con le donne migranti del comune ha mostrato i suoi frutti. “Quando ancora c’era la legge regionale sull’immigrazione [abolita all’indomani del cambio di giunta regionale nel 2008] abbiamo potuto utilizzare dei fondi per proporre corsi di Italiano Pratico per donne migranti. Mentre per gli uomini che lavoravano è sempre più semplice imparare l’italiano, per le donne casalinghe era praticamente impossibile.” Così da vari corsi, che comprendevano anche lo studio della burocrazia italiana visitando i vari uffici pubblici, è venuto a crearsi un nucleo di donne di diverse nazionalità diventato particolarmente autonomo e attivo nel territorio. Hanno imparato ad auto organizzarsi proponendo iniziative culturali con letture di poesie dei loro paesi d’origine, stand di cucina in occasione delle manifestazioni cittadine, fino ad arrivare a sentire la questione del lavoro, anche per loro. Ed è stato un bel successo per l’Amministrazione vedere due di queste donne diventare mediatrici culturali. Non è un caso se recentemente proprio questa Amministrazione abbia inaugurato una casa per le donne migranti con figli in situazione di provvisoria difficoltà. È anche grazie alla collaborazione di occhi attenti che si riescono a leggere le necessità del territorio.

Nel predisporre il regolamento della consulta si sono individuati alcuni criteri per rispettare una certa rappresentanza territoriale e si è proceduto anche a garantire un 30% di donne elette, senza però imporre misure di quote stringenti. In fondo non è stato necessario: a detta degli scrutinatori non è stato facile trattenere la tenacia politica delle donne candidate, più volte richiamate per aver inseguito gli elettori con i loro santini fino alle urne!

Sono stati più di quaranta i candidati che si sono proposti, in cinque liste diverse: a son di programmi, santini e manifesti si sono confrontate le liste Sedia, Ombrello Aperto, Stella, Ananas, Stelle, due composte solo da bengalesi, una di soli albanesi e due miste. Il regolamento prevedeva infatti liste non suddivise per nazionalità proprio per il lavoro già presente di relazione tra comunità differenti. E si sono viste pure comunità che solitamente vivono la città in modo silenzioso e nascosto: alle urne sono arrivati i cinesi, inaspettata sorpresa per tutti. Affinché non fossero elezioni fittizie non c’è stato nucleo familiare che non abbia ricevuto uno specifico invito a partecipare alla composizione delle liste prima, e poi al voto.

Anche le comunità che non avevano presentato propri candidati si sono impegnate nel voto e questo è stato un segnale importante per valutare l’importanza data a questo gesto. Il suo peso lo ha avuto anche il programma che ogni lista era obbligata a presentare: tutti hanno sentito il bisogno di parlare di integrazione tra stranieri e italiani cercando di portare da subito delle proposte, ma c’è stata anche l’attenzione a proporre spazi di socialità, attività sportive e culturali specifiche di cui è sentita la mancanza. Come in ogni elezione che si rispetti ogni lista ha provveduto poi a inventarsi un simbolo.

Il giorno del voto a raccogliere e scrutinare le schede c’era una buona fetta di chi in questi anni ha creduto che quella elettiva fosse la migliore soluzione possibile: “È una consulta che nasce per promuovere l’integrazione tra le comunità migranti e con i cittadini italiani e che attraverso il meccanismo del voto è la maggiore delle garanzie alla rappresentatività degli eletti. Nulla vietava a un cittadino del Bangladesh di dare il proprio voto ad un senegalese e viceversa: questa crediamo sia una conquista di eguaglianza e democrazia” ha sottolineato qualche giorno il voto Alessandro Saullo, consigliere comunale di Rifondazione Comunista che da anni si spende in questo progetto di partecipazione attiva e che ha così risposto a sottili critiche sollevate all’interno di alcune aree del centro sinistra goriziano “La condizione comune dei migranti, dettata dalle leggi nazionali e dalle condizioni lavorative e sociali determinate dalla crisi economica, è terreno trasversale fertile per la promozione di relazioni aperte, rappresentanze trasversali, innovative e integrate.”

E quindi auguri e buon lavoro ai neo eletti: di questi tempi purtroppo non soffriranno certo la noia.

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