La storia dell’Ideal Standard
Un tempo si chiamavano Ceramiche Scala. Ancora oggi il marchio Scala lo puoi trovare sui sanitari di tanti bagni delle vecchie case dei pordenonesi. Erano di proprietà di Locatelli, uno dei così detti “capitani d’industria” locali, assieme a Zanussi ed altri, nomi ormai rimasti solo nella storia economica del territorio. Poi negli anni settanta è arrivata l’Ideal Standard a rilanciare un’industria in crisi, una multinazionale americana con filiali in tutto il mondo, nota per le sue ceramiche di qualità.
Adesso al tavolo delle trattative tra il Governo e i sindacati ci sono quelli della Baincapital, una finanziaria che gestisce di tutto, in tutto il mondo.
“Controlla anche la Burgher King” racconta Giovanni. Tanto per fare uno dei nomi più famosi. Ha comprato l’Ideal Standard nel 2007. Dopo 3 mesi dall’acquisto quelli della Baincapital avevano già venduto il comparto americano: un’operazione squisitamente finanziaria. Poi hanno venduto il comparto asiatico al maggior concorrente giapponese. Restava solo l’Europa. Così hanno cominciato a chiudere un po’ di stabilimenti spostando la produzione verso l’Europa dell’Est. E poi è arrivata la crisi.
“Adesso qui in Italia si riduce tutto alla crisi, ma i problemi della nostra azienda vengono da prima, sono problemi di gestione”. Giovanni Pitton è un operaio, RSU interno allo stabilimento di Orcenico, in provincia di Pordenone, 474 adetti, uno dei 5 presenti in Italia. E questa storia ce l’ha nella pelle. Tra Orcenico, Brescia, Gozzano, Roccasecca, Trichina si parla di 1700 dipendenti: 700 di questi per la proprietà non sono altro che esuberi. E 150 sembra toccheranno alla sede pordenonese.
Passati i tempi della bolla immobiliare con cui era fiorito parallelamente il comparto delle ceramiche, ora la produzione è calata. Ancora una volta si ricorre ai tagli: solo nello stabilimento pordenonese a dicembre sono stati mandati a casa 120 lavoratori interinali. Dietro ogni numero c’è una storia e la maniera di raccontare di chi sa bene di cosa si parla: piani passati, investimenti futuri, effetti sul territorio. In fabbrica si dice che “tanto prima manderanno via gli immigrati”. La guerra tra poveri è già cominciata.
Il sindacato è unitariamente contrario alla chiusura degli stabilimenti e al nuovo assetto che si vuole dare al gruppo: ma pochi restano gli operai combattivi, anche se sono andati a manifestare a Milano, sede centrale dell’azienda, anche se hanno invaso di volantini la Pontebbana, la strada principale di collegamento tra Udine e Pordenone. Anche se sono pronti a rifarlo. Perchè se fino ad ora è stato il Know how locale, il “saper come fare”, che ha mantenuto le aziende nel territorio ora tale conoscenza pare aver scavalcato i confini: il piano commerciale per il triennio 2009-2012 prevede infatti, a fronte di 25 milioni di investimenti in Italia, di portare la produzione di settecentomila pezzi in Bulgaria: saranno duecentomila quelli prodotti a Orcenico. E questo non aiuta a tener viva la speranza.
Altri 25 milioni di euro saranno investiti, secondo il piano, sul settore industriale: quel che serve per centralizzare le tre diverse tipologie di produzione in soli tre stabilimenti, chiudendone due.
Perfino il Ministero per lo sviluppo economico ha ritenuto il piano proposto dalla Baincapital “troppo pesante” dal punto di vista occupazionale. E se Baincapital vuole i fondi dello Stato deve ridurre i licenziamenti.
Ma gli interessano poi così tanto? Mentre gli operai della Ideal Standard dopo mesi di cassa integrazione si preparano ad affrontare le ultime giornate di trattative e raggiungere il fatidico accordo, l’azienda ha sostituito i portinai con le guardie giurate. Un chiaro segno. Temono i presidi annunciati, il disordine.
Intanto proprio Baincapital è rimasto l’unico nome in lizza per acquisire la Safilo, altra grande azienda friulana che in provincia di Udine ha chiuso lasciando a casa 800 lavoratori, per la maggior parte donne, spostando la produzione in Cina. Non serve neppure la fantasia per immaginare storia, tra qualche anno. Qualcuno qui la sta già vivendo tutta.
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1. L’Ideal Standard « Il blog di Sara R | luglio 27 , 2009 alle 11:21 pm
[...] Comunque questo è quanto ho raccolto. [...]
2.
maria | agosto 8 , 2009 alle 10:35 am
Ti ringrazio per questo contributo. Stavo cercando materiale sulle industrie ceramiche per la mia tesi di laurea ed ho trovato questo tuo articolo molto pertinente e molto interessante.
Inserirò il tuo blog tra i preferiti, la tua critica colta e senza sconti mi piace molto.
Maria
3.
sarasx | agosto 8 , 2009 alle 1:37 pm
Grazie
! anche se sul colta non sono proprio convinta
4. Cerca che ti cerca: Ideal Standard e altro « Il blog di Sara R | agosto 23 , 2009 alle 10:33 am
[...] chi di processi economici non ci capisce ancora molto, però mi induce un po’ a riflettere: in Italia vengono chiusi due stabilimenti e si parla di 700 esuberi, mentre poi si vanno a fare investimenti [...]