L’acqua è un bene comune
Da Carta Est-Nord del 29 febbraio 2008
LA MONTAGNA IN BOTTIGLIA
di Sara R.
Se guardate bene tra gli scaffali dei supermercati tra qualche settimana potrete cominciare a trovarvi un nuovo prodotto autentico e naturale: l’acqua minerale Dolomia, l’ultima scoperta della Val Cimoliana.
Provate a chiedere cosa ne pensano i 439 residenti del Comune di Cimolais, località montana della provincia di Pordenone: prima di raccogliere qualche perplessità dovrete scavare a fondo. D’altronde, raccontano testimoni affidabili, la prima sfornata di bottiglie regalata dalla neonata azienda alla popolazione, è andata a ruba. Le bottiglie sono rimaste sulla piazza del paese il tempo sufficiente per caricarle in macchina e ritornare dentro l’uscio di casa. L’Amministrazione Comunale, soddisfatta per il risultato, ha voluto ribadire l’iniziativa effettuando una seconda distribuzione, ufficializzata da comunicati ad ogni famiglia.
La lista civica al governo lo è già almeno da 2 mandati e alle ultime elezioni non ha avuto problemi a riconfermarsi: era l’unica lista candidata e tra i cavalli di battaglia portava proprio terminazione degli allacciamenti per l’acqua minerale. Così che far emergere le opposizioni è ancor più difficile: il paese è piccolo e, mormora qualcuno, è faticoso fermare poi le malelingue.
I dieci nuovi posti di lavoro, promossi dalla società Sorgente Valcimoliana S.r.l. sembrano essere la manna dal cielo per questa piccola comunità montana i cui abitanti diminuiscono di anno in anno. Non manca poi la promessa di guadagnarne presto di nuovi: c’è in ballo la possibile realizzazione di un impianto termale, come lascia comprendere Umberto Anolini, amministratore delegato della società e già direttore dello stabilimento termale di Bibione. Gli oltre 20 milioni di bottiglie previste l’anno contribuiranno poi, sempre secondo le uniche voci diffuse sui giornali, a rilanciare l’immagine del territorio in tutto il triveneto e saranno il biglietto da visita per i paesi stranieri in cui la “leggerissima” acqua sarà spedita.
Intanto il trasporto di bottiglie è l’unico elemento che ha destato la preoccupazione dei paesi vicini: ma la soluzione è arrivata ancora prima del problema, tutto sembra risolversi se c’è di mezzo la Sorgente Valcimoliana S.r.l.. Le bottiglie, dichiarano, viaggeranno di notte e le strade non saranno appesantite dai mezzi, inoltre è stato studiato un percorso tale da non sollevare ulteriori polemiche.
Ma se questa vicenda a leggerla sui giornali sembra tutta rose e fiori a guardarla bene non sembra poi tanto chiara. L’ acquedotto del paese è guarda caso, allacciato alle tubature dell’impianto di imbottigliamento. I lavori delle condutture sono stati benedetti quest’estate dal parroco del paese in persona e finanziati con fondi pubblici. Lo dichiara la stessa Sindaca d’altronde: la stessa acqua che finirà nelle bottiglie uscirà dai rubinetti di casa e quindi il vantaggio sarà doppio per i valcimoliani visto che non solo il loro portafoglio ne trarrà profitto, ma anche il loro lavandino. Non è che per caso si voglia far passare un intervento utile all’azienda come un “bene comune”?
Nel frattempo il vero bene comune per eccellenza continua ad essere sottratto dalle montagne friulane: già l’acqua Pradis del comune di Clauzetto è famosa nelle tavole dei pordenonesi in concorrenza alla Goccia di Carnia dei vicini udinesi. Per non parlare poi dell’acqua Paradiso, anch’essa prodotto del Made in Friuli. Eppure questo non frena lo spopolamento dei piccoli paesi montani della regione: dal 2001 al 2006 solo 10 comuni montani su 58 hanno aumentato il numero dei loro abitanti. Mandare 2 figli a scuola da Cimolais a Pordenone costa più di cento euro al mese solo in abbonamenti ai mezzi pubblici, per molte famiglie il lavoro si trova comunque a mezz’ora di macchina e spesso traslocare semplifica i disagi. Purtroppo ancora una volta gli unici che sembrano aver voglia di montagna sono gli astuti imprenditori: dalle cave ai nuovi impianti sciistici, dalle bottiglie alle terme non c’è acqua sufficiente a colmarne le seti.
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1.
zakunin | giugno 26 , 2008 alle 11:34 pm
Quando lavoravo in supermercato, reparto acque minerali, se mi chiedevano un consiglio su quale marca fosse la migliore, io rispondevo (come si dice a trieste)”l’acqua de spina”…l’acqua di rubinetto.
L’acqua in bottiglia è un aberrazione, con un costo sociale enorme.
L’acqua è un bene prezioso e che dovrebbe essere sottratto alle logiche perverse del mercato.
ciao.
2.
lele pantiane | novembre 22 , 2008 alle 3:00 pm
io amo la nostra montagna xò vedendo lo spopolamento mi chiedo xkè siamo arrivati a questo punto di non ritorno e viceversa mi chiedo quale miracolo sia successo in Alto Adige. Perchè da loro la montagna non si spopola e la gente vive benissimo? Eppure anche da loro scuole e fabbriche sono lontane ! Perchè resistono e invece da noi la montagna si spopola e/o viene depredata da gente che vuol solo far soldi come nel caso dell’acqua.
ho paura che sia una questione culturale(ma spero di sbagliarmi) e quindi nessun amministrsatore illuminato potrà mai cambiare le cose se la gente non vorrà ripopolare la montanga..Non sò più cosa pensare ma ogni volta che scendo da qualche montanga e arrivo al primo paese mi viene una malinconia ed un senso di impotenza tremendo e scendo sparato verso la pianura xkè non sò che cazzo fare
Scusate o sfogo
Lele
3.
zakunin | dicembre 1 , 2008 alle 8:16 pm
@ Lele
Credo che, nel caso dell’Alto Adige, il collante più che culturale sia economico.
Province a statuto speciale significa una sola cosa: vagonate di soldi.
4.
sarasx | dicembre 1 , 2008 alle 9:09 pm
Già! Inoltre il turismo montano è certo più sostenuto di quanto lo sia qui… che sia un bene non è affatto detto, le piste da sci segnano il paesaggio e l’Alto Adige non ne è certo esente…
5.
Lele Pantiane | dicembre 4 , 2008 alle 11:43 pm
Si però le piste da sci li mantengono in vita e le vagonate di soldi che arrivano vengo spese per il territorio e x la comunità (per fare solo un esempio a S.Candido i soci fondatori ed azionisti della piscina comunale sono le famiglie del paese) e non per cemento o progetti improbabili tipo il villaggio turistico sullo zoncolan. X lo statuto speciale ricordo poi che ce l’ha anche il friuli e non lo usa così bene. Poi se uno conosce davvero lo spopolamento della nostra montanga ed ha veramente a cuore quei posti penso che non disdegnerebbe maggior autonomia o soldi x mantenere in vita i paesini ma il punto è che da noi servirebbe a poco. X questo ritengo che la questione sia culturale e non economica e/o giuridica. Inoltre l’autonomia (quella vera) non è la CAUSA del loro benessere ma è l’EFFETTO dell’aggregazione e dell’identificazione di una popolazione con il territorio, così come lo spopolamento è, per converso, il frutto di una valutazione puramente materialista (la comodità della città “facilmente a portata dei singoli” piuttosto che la lotta x mantenere in vita una comunità; lotta apparentemente dura contro un territorio impervio ma che alla fine ti potrebbe regalare una vita molto più semplice ed a portata di uomo. Quella vita che molti di noi ora in città tanto invocano contro l’omologazione e la spersonalizzazione ma che non riescono ai raggiungere). INTERROGHIAMOCI PERCHe’ ABBIAMO SCELTO LA PRIMA STRADA PIUTTOSTO CHE LA SECONDA, SOLO COSI’ SAREMO IN GRADO DI CAPIRE IL VERO NODO DEL PROBLEMA
mandi !
6. Acqua italiana « Il blog di Sara R | febbraio 8 , 2010 alle 11:38 am
[...] già vissute in varie realtà italiane, delle acque minerali. Così mi sono ricordata di questo pezzo che ormai ha un paio d’anni, frutto di una micro ricerca sul nuovo stabilmento della Dolomia a [...]