Quale futuro per il welfare friulano?
Cosa sta per accadere in Friuli Venezia Giulia con l’approvazione del nuovo piano sanitario 2010-2012? A leggere le preoccupazioni degli addetti ai lavori, dal mondo sanitario a quello sindacale, è largamente condivisa l’idea che ombre buie vadano allungandosi sul panorama sanitario regionale, fino ad oggi considerato esempio positivo a livello nazionale.
Per questo l’associazione udinese La Rinascita, in collaborazione con il Centro Culturale “E. Balducci” e il Centro Servizi Volontariato del Friuli Venezia Giulia, ha deciso di riunire attorno ad uno stesso tavolo le esperienze di medici e rappresentanti sindacali che da mesi sollevano perplessità forti relative ai piani della Giunta Tondo. L’incontro “Welfare e Sanità: quale domani?”
si terrà sabato 22 maggio, a partire dalle ore 15.00 presso il Centro Balducci di Zugliano (UD) e sarà un momento importante per comprendere verso quale modello si vuole spingere la sanità regionale.
Ennio Di Bortolo, presidente dell’associazione La Rinascita, spiega che sono tantissimi gli aspetti preoccupanti di questo piano. E come associazione culturale, hanno deciso di contribuire al dibattito perché la gente di queste cose non parla volentieri, ma “la situazione non è accettabile passivamente”.
“Innanzi tutto è un piano insufficiente a risolvere i problemi complessi che questa regione si troverà a vivere a seguito dell’inevitabile riduzione delle entrate.” Ma non è certo solo questo il problema: perché l’assessore sanitario Kosic, che all’inizio del suo mandato pareva ricevere consensi trasversali da parte delle forze politiche, si è dimostrato in questo contesto agire da “mero esecutore” dei piani politici del centro destra regionale e nazionale. Infatti lo scorso anno Kosic aveva affermato con il suo libro verde “La vita sana nella società responsabile” di voler produrre un percorso di confronto tra soggetti istituzionali, sociali e professionali per arrivare a “prendere decisioni sul futuro del sistema sociosanitario regionale in maniera più partecipata”. Promesse del tutto disattese.
Ad esempio “dov’è finita l’autonomia dei direttori sanitari?” si chiede Di Bortolo. L’offerta ospedaliera prevista è infatti essenzialmente centralistica: si rafforzano le strutture dei capoluoghi, Udine, Trieste e Pordenone andando a scorporare l’offerta dei singoli territori. Non è un caso che sabato sia previsto anche l’intervento del dott. Cugini, dell’ospedale di San Daniele del Friuli che in questi anni è diventato punto di riferimento regionale per quanto concerne la terapia del dolore e non solo: di tutto questo, delle singole realtà territoriali, non si sta tenendo affatto conto. In più questo piano non interviene per quanto concerne il gravoso problema del personale. Come spiega Di Bortolo “Oggi ogni dieci persone che se ne vanno ne sostituiscono due. La situazione è tale che con le ferie estive certi reparti rischiano la chiusura. Abbiamo ormai medici eroici, personale stremato da turni sempre più lunghi”.
Da questo piano emerge soprattutto l’idea di servizio pubblico che si vuole andare a delineare: “Si sta seguendo pari pari il Libro Bianco di Sacconi: la porta al privato è ormai aperta” E non è un caso che questo piano sanitario preveda testualmente, per quanto riguarda il molto discusso ospedale di Pordenone, l’“affidamento della procedura di project financing, progettazione e avvio dei lavori”. “Per non parlare delle case di riposo ad esempio: non è certo un caso se quelle di Blasoni sono ormai 20 in regione!” sottolinea Di Bortolo. Blasoni è vicepresidente della III commissione in consiglio regionale, quella che non a caso si occupa di salute. Ma è anche il fondatore della “Sereni Orizzonti S.p.A.”, società che gestisce case di riposo, con sedi in quasi tutto il nord Italia. “Si poteva decidere di razionalizzare al meglio l’offerta ospedaliera regionale: invece si è scelto il modello lombardo, quello che tende a dare agli amici degli amici.”
Eppure fino ad ora non si era fatto (quasi) senza?
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