Storie d’accoglienza

Da http://www.estnord.it/content/view/118/1/
Una storia d’accoglienza a Montereale Valcellina
di Sara Rocutto

Sabato 9 maggio il circolo Arci Tina Merlin di Montereale Valcellina festeggia. Festeggia e va avanti, perché la lotta non è ancora finita, ma intanto tira le fila degli ultimi otto mesi, guarda a quanto è successo e a quanto c’è ancora da fare. A Pasqua Hibrahima ha avuto notizia della sua vittoria: avrà il suo permesso di soggiorno, gli è stato riconosciuto lo status di richiedente asilo. Ed è stata gioia, telefonate di festa per tutta una comunità che negli ultimi mesi si è spesa in passione, lavoro e impegno per difendere un diritto negato. Ma adesso c’è da aspettare la sentenza per Nama, Drahmane e Mohamed. Ed è tutto più difficile. Perché mentre in Guinea Conackry, paese di Hibrahima, c’è stato il colpo di stato che in questi mesi ha rafforzato il valore della sua richiesta d’asilo, in Mali, paese degli altri tre ragazzi, la situazione è diversa e questo rende meno scontato l’esito del loro processo.
Per questo ci si prepara al dopo, al ricorso in Cassazione se ce ne sarà bisogno. “Vogliamo andare fino in fondo” ha detto Fabio Passador, presidente del circolo.
Così per sabato hanno organizzato un incontro: “Il diritto a migrare e il dovere all’accoglienza” dove, a partire dalle 17.00 a Palazzo Toffoli, parleranno tutti coloro che hanno preso parte a questa vicenda. Ci sarà don Di Piazza per la Rete dei diritti, Livia Cantatore che si occupa per l’Arci a livello nazionale di immigrazione, ci sarà Giovanni Iacono, l’avvocato che ha ricostruito le storie dei 4 ragazzi di Montereale e curato la parte legale, Ousmane Cisse dell’Associazione Dounya di Carpi che si è offerto di aiutare i ragazzi del Mali in questo percorso. E ci sarà la mostra fotografica “Un giorno da clandestino” di Gianni Borghi, perché la dove non arrivano le parole chissà che non ci riescano le immagini. Per finire una cena di autofinanziamento per sostenere il ricorso in Cassazione.
Carta ha già ospitato questa storia, ma ripeterla non farà certo male. Anche per capire cosa vuol dire essere arrivati a questo punto.
Nell’estate del 2008 sono arrivati 116 richiedenti lo status di rifugiato ad Aviano, mandati dal CPT di Gradisca d’Isonzo. Dopo qualche settimana sono stati poi distribuiti nei vari comuni del territorio in grado di dar loro ospitalità. Hibrahima, Nama, Drahmane e Mohamed sono arrivati a Montereale Valcellina, pedemontana pordenonese e il circolo Arci non ha potuto fare a meno di legare con loro: da allora sono infatti vicini di casa e come nuovi vicini sono stati accolti ed aiutati.
E quando a novembre è stato loro consegnato il foglio di via, perché la loro domanda è risultata non essere accolta i soci dell’Arci non hanno potuto far altro che cercare di fare qualcosa. Così attraverso l’Arci Nazionale hanno contattato Giovanni Iacono, un avvocato di Monfalcone che si occupa di immigrazione, e il ricorso è cominciato. Assieme al ricorso è partita una catena di solidarietà per dare ai ragazzi alloggio, vitto, vestiti per tutto il tempo in cui l’amministrazione comunale pareva non disposta a proseguire l’ospitalità nei suoi alloggi. E c’è stata una lotta per farle cambiare posizione, anche da parte dei consiglieri comunali che la sostengono.
C’è stato un impegno costante: si sono trovati dei corsi di lingua e alfabetizzazione in collaborazione con l’Associazione Immigrati di Pordenone, sono state trovate attività che potessero impegnare i ragazzi non potendo lavorare. Oggi con Legambiente puliscono sentieri in montagna, hanno ridipinto la sede dell’Arci, stanno imparando a giocare a rugby e quando si muove il circolo per qualche manifestazione o iniziativa loro sono sempre presenti.
L’incontro con l’Associazione Dounya di Carpi è avvenuto poco prima dell’udienza, a marzo. È un’associazione di immigrati dal Mali e ha dato supporto sia fornendo materiale sul paese utile al processo sia mettendo a disposizione un interprete che permettesse ai ragazzi di raccontare al meglio le loro storie.
Di casi come questi nel nord est dicono non se ne siano mai visiti: per questo anche l’Arci nazionale è d’accordo nel contribuire a portare avanti eventuali ricorsi assieme al circolo di Montereale. Basta pensare alla sorte degli altri giunti ad Aviano quest’estate. Un quotidiano locale ha raccontato che undici di loro, provenienti dalla Somalia, hanno ottenuto la protezione umanitaria. Mentre gli altri sono stati inghiottiti dalla dimenticanza in pochi mesi. A Natale due di loro sono stati trovati ad Aviano al freddo ed affamati: avrebbero dovuto lasciare l’Italia e non sapevano cosa fare e dove andare.
Pare strano eppure la sorte di quattro persone è stata legata alla fortuna di un incontro, alla scelta di lottare di una comunità: perchè è così che il diritto si costruisce e si mantiene vivo. Ed è questa forse la prima lezione, la più difficile e la più importante che questi ragazzi hanno imparato in Italia. Forse anche per questo ormai quando qualcuno gli chiede: “Da dove venite?” loro senza pensarci troppo su rispondono “Da Montereale Valcellina”.

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