Torre
La Casa del Popolo di Pordenone. La memoria è viva e vegeta [Carta Est Nord Aprile 2009]
di Sara R.
“Mercoledì cena: bigui in salsa” Il cartello è appeso sotto quello con le foto delle feste di compleanni del sabato. Di solito il mercoledì si ritrovano i ballerini di “una certa età”: potrebbero sfidare qualsiasi giovinetto ed uscirebbero probabilmente vincitori per l’arte di conciliare valzer, polke e palato assieme a qualche bicchierino di rosso. “Il martedì c’è il corso di ballo e la domenica si possono trovare contemporaneamente la chiesa pentecostale africana, la chiesa colombiana e i buddisti, ogni gruppo in una sala diversa” spiega Mario Bettoli, classe 1925 e attuale presidente dell’Associazione della Casa del Popolo di Torre, storico quartiere operaio di Pordenone. Nel 2008 sono state registrate 658 iniziative, oltre a tutti gli incontri della LAV e altre associazioni che hanno lì la sede. Il tutto per un costo complessivo di undicimila euro, la maggior parte dei quali costi di riscaldamento. “Tutto il resto è possibile grazie al volontariato e all’autogestione”. E infatti è normale intravedere qualcuno che pian piano bagna le piante o tira fuori l’aspirapolvere per pulire il salone centrale. Non sono certo i contributi pubblici in questo caso a tener viva un’istituzione quasi centenaria.
Anche per questo non è andato giù a Bettoli, così come a tutte le realtà della sinistra pordenonese, l’attacco durissimo arrivato da Alleanza Nazionale ai primi di febbraio: con la scusa di criticare un’iniziativa sulle Foibe organizzata dal neonato Comitato per il 25 aprile, si è voluta attaccare la Casa del Popolo per verificare la possibilità di mettere in difficoltà anche l’amministrazione comunale guidata dal centrosinistra.
La polemica sollevata da Alleanza Nazionale ha coinvolto prima le sue leve giovanili che hanno condannato un’immagine utilizzata dai ragazzi del Comitato per pubblicizzare su Facebook l’iniziativa. Ma sull’”errore” compiuto nella scelta dell’icona [una rivisitazione del tetris ideata qualche anno fa da un giornale sloveno, dove al posto dei blocchetti ci sono corpi umani che cadono in una fossa] gli organizzatori hanno dato subito ragione ad Azione Giovani ribadendo però l’importanza di svolgere l’iniziativa. Dopo qualche giorno la polemica sembrava essersi spenta.
Invece poi i consiglieri comunali di AN si sono spinti a compiere un’interrogazione in consiglio affinché la Giunta si esprimesse sui contributi [1000 euro nel 2008] dati alla Casa del Popolo.
E poi è arrivata una definizione che ha fatto rizzare i peli ai più: “Baracca del Popolo”. Roberto Menia, parlamentare triestino di Alleanza Nazionale, assieme ad Alessandro Ciriani, presidente della provincia di Pordenone, sempre di AN, non hanno avuto mezzi termini per attaccare quella che è certo una delle associazioni più importanti della storia del territorio pordenonese. Così che Mario Bettoli ha dovuto tirar fuori statuto e macchina da scrivere per insegnare loro i fini e il senso dell’Associazione.
Pensare che proprio a fine novembre 2008 è stata riposta davanti alla facciata della Casa del Popolo una pietra in ricordo di Tranquillo Moras e Pietro Sartor. Furono tra i maggiori sostenitori delle Barricate di Torre del 1921, momento storico della lotta antifascista pordenonese, e furono entrambi, giovanissimi, uccisi nello stesso anno dai fascisti. All’epoca si costituì addirittura un gruppo di Arditi del Popolo per difendere Torre e il movimento subì una dura condanna da parte del Partito Comunista di allora che non approvava chi non seguiva perfettamente la linea posta dal partito.
A più di qualcuno è sembrato quindi inevitabile sospettare velate d’antica vendetta le parole degli esponenti di AN, vista la lotta serrata condotta dalla popolazione contro l’arrivo delle squadre fasciste.
Torre infatti fu ad inizio secolo luogo di forte presenza socialista. Scioperi e manifestazioni legati alle industrie tessili del luogo attraversarono in più occasioni le vie della città. E come in tanti altri pezzi della nostra Italia anche la Chiesa sociale trovava in questi quartieri di tradizione contadina forte radicamento. Non è un caso che la piazza di Torre sia dedicata a Don Lozer, noto non solo per il continuo scontro e confronto che ebbe con le organizzazioni socialiste, ma anche per le prime forme di credito cooperativo che sperimentò nel territorio. È dentro a questo contesto che nel 1909 viene eretta la Casa del Popolo, inaugurata poi nel 1911: “pel miglioramento intellettuale, politico ed economico dei […]soci” come recita il primo statuto della Società fondatrice. Saper leggere e scrivere era requisito essenziale per poter votare: fu così che la cultura ebbe da subito ruolo fondamentale nelle attività della struttura, assieme al teatro, al ballo, al cinema e alle discussioni di carattere politico. Da subito sorse la prima biblioteca e tutt’oggi vi sono accolti centinaia di volumi: moltissimi libri di storia, biografie di importanti partigiani locali e numerosi libri rari. Fu grazie al lavoro volontario di tanti operai e alle loro private offerte che venne messa in piedi la struttura. I grandi finestroni progettati allora caratterizzano l’edificio ancor oggi nonostante i restauri avvenuti nel 1976 dopo il terremoto del Friuli che la danneggiò notevolmente.
Eppure, nonostante le lotte degli operai, il fascismo riuscì ad appropriarsi dell’edificio nel ’25. Il sottoprefetto di allora lo definì: “minaccia per l’ordine costituito”. All’epoca la Casa del Popolo divenne Casa del Fascio ed un unico simbolo è rimasto a ricordare quegli anni: l’alzabandiera dove oggi sventola la bandiera della pace. Ma questo non bastò a frenare la passione e la coscienza politica che aveva caratterizzato gli anni precedenti, tanto da indurre nel 1928 le operaie dell’industria tessile locale a scioperare, in pieno regime. Anche don Lozer dopo molti anni raccontò tale sciopero come “gesto di estremo coraggio”. L’attività dei gruppi che prima facevano capo alla Casa del Popolo continuò in clandestinità, tanto che nel 1931 Teresa Noce, in seguito eletta all’Assemblea Costituente, venne a Torre per incontrare le donne lavoratrici. È significativo ricordare che da Torre partirono in tanti per la Resistenza e qualcuno anche per la Guerra di Spagna.
Ma la tenacia dei locali non mancò di farsi valere anche alla fine del regime: infatti nel 1945 fu solo grazie al ritrovamento degli atti di proprietà, fatti redigere da apposito notaio nel 1920 e depositati poi in luogo sicuro, che la Società della Casa del Popolo, poi costituitasi in Associazione, riuscì a riappropriarsi del suo edifico e a non lasciarlo nelle mani dello Stato, sorte che invece toccò alla maggior parte degli edifici confiscati al fascismo. “Carta canta e villan dorme” fu il pensiero del Presidente della Società nel 1920 e tale intuizione è ciò che permette oggi a tantissime associazioni e gruppi non organizzati di avere uno spazio d’incontro.
È anche uno dei pochi edifici del quartiere che, pur avendo assunto una forma più moderna rispetto a inizio secolo, non è stato sostituito negli anni da palazzoni condominiali e nuove strutture.
La Casa del Popolo si è dotata anche di un sito [www.casadelpopolo.org], dov’è possibile ricostruire immagine per immagine la storia del territorio, scoprire i volti delle sue genti del secolo scorso e consultare i vari appuntamenti in calendario giorno per giorno. Inoltre l’Associazione ha curato numerose pubblicazioni che raccontano del quartiere di Torre, molte delle quali ad opera di Teresina Degan, appassionata ricercatrice ed esperta che mantiene meticolosamente vivo il racconto di queste terre, dalla storia delle Barricate a quella delle industrie tessili pordenonesi.
Oggi le industrie tessili non ci sono più, sparite assieme ad un movimento fatto di coscienze di tante donne e uomini che per decenni hanno tenuto vitale un territorio tutelandone la laicità e costruendone la democrazia. Ma ecco che in calendario c’è scritto qualcosa: domani nella saletta piccola c’è un incontro aperto per ideare un presidio antifascista da organizzare in solidarietà ad un ragazzo picchiato perché disabile e gay. La storia dopo un secolo torna a ripetersi. Verranno gli anarchici, forse dei socialisti, qualche comunista, ma soprattutto ci saranno anche certi ragazzi giovani che di queste parole non s’interessano per niente. Ma ci tengono a dichiararsi antifascisti, questo si. E anche grazie alla polemica sulle foibe hanno scoperto di questa Casa del Popolo e ci hanno messo piede alcuni per la prima volta.
Forse a volte la storia ritorna, avvisando di aver bisogno di cure e attenzioni per non ripetersi del tutto uguale, ancora una volta.
Mario ha già consegnato le chiavi a chi di dovere: rimettere a posto le sedie ne modo giusto! Che non si pieghino le gambe, fare pile non più alte di sei. Non parcheggiare davanti all’ingresso per disabili. Le cicche non vanno lasciate davanti alla porta. Ogni volta che glielo si sente ripetere vuol dire che c’è qualcuno di nuovo ad impararlo. E di questi tempi è proprio un buon segno.
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2. Serendipità dentro la città « Il blog di Sara R | giugno 8 , 2010 alle 12:06 pm
[...] dal PCI. Non lo sapevo. Di Teresian Degan ho letto un poche di cose quando ho scritto questo pezzo qui. Ma non sapevo facesse parte anche di questo pezzo di [...]