Una crisi «made in Italy»
Pubblicato su Carta n°14 del 2010
Quando i lavoratori della Montefibre di Porto Marghera hanno distribuito alla popolazione un volantino per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla loro situazione di crisi e per chiedere il riavvio degli impianti, hanno capito che “più autonomi dalla politica riusciremo a stare e più la gente sosterrà la nostra proposta.” Perché proprio i cittadini hanno riconosciuto come elemento positivo l’apoliticità della loro proposta. Una realtà industriale che chiude e trasforma 330 lavoratori in esuberi per mantenere la produzione in Spagna e in Cina non è solo un danno per 330 famiglie, ma per l’intero sistema manifatturiero territoriale. “Se le industrie se ne vanno e non ci sono progetti alternativi concreti, allora non rimane niente.” Ma quella della Montefibre di Porto Marghera è solo un esempio. Quante narrazioni della crisi si possono incontrare e intrecciare attraversando la pianura padana? Matteo Gaddi nel suo “Lotte operaie nella crisi” (ed. Punto Rosso, con la prefazione di Vittorio Rieser) ci ha provato. E quel che ne è uscito, utilizzando il materiale raccolto da un lavoro d’inchiesta dentro alle fabbriche portato avanti da Rifondazione Comunista, è un disegno pesante della situazione in cui ancora stanno scivolando tanti territori dell’ormai ex locomotiva d’Italia. Allo stesso tempo il risultato è una chiave abbozzata per leggere le storie della crisi attraverso i lavoratori, le paure e le attese rispetto ad avvenimenti finanziari dentro a cui si sono trovati spesso inaspettatamente catapultati.
C’è l’effetto in questo libro di percepire una mancanza: mentre si legge della storia dell’Ideal Standard di Brescia ecco che al lettore friulano potrebbe apparire “stranamente” simile a quanto accaduto nello stabilimento della stessa azienda di Pordenone. Così che i lettori d’altre regioni, dentro alla storia raccontata per la ex Ineos di Marghera, forse troverebbero analogie con la cronaca degli stabilimenti della chimica di Mantova, Ferrara e Ravenna. Ecco allora che può capitare di accorgersi che la Crisi, che entra solo nei casi più eclatanti dentro alle colonne dei giornali locali, svanisce spesso dalle narrazioni nazionali senza permettere di leggere il puzzle complesso della realtà economica del Paese. Per questo lo strumento dell’inchiesta, proposto qui come strumento di pratica per leggere le dinamiche del mondo del lavoro e le possibili modalità d’intervento di un partito che vuole dirsi “sociale”, diventa oggi l’elemento della costruzione più complessa di un’informazione svanita rispetto alla narrazione della vita e del sentire di migliaia di persone. Forse è da questo che parte il sentire una mancanza, e forse è anche questo un po’ lo scopo nascosto tra una pagina e l’altra: portare il lettore a guardarsi attorno e a contribuire all’indagine successiva, quella che completa il quadro per permettere di leggere il presente oltre le solite frasi fatte. “E’ ancora largamente diffusa l’attitudine a ragionare solo per parole d’ordine e slogan, magari con lo stesso volantino da Bolzano e Enna, con gli stessi temi indipendentemente che si tratti di un Centro di ricerca sulle nanotecnologie o di un’acciaieria.” Gaddi pone con queste sue parole una critica all’azione di Rifondazione Comunista, ma non è forse molto più generalizzata la tendenza alla semplificazione della realtà?
Le tante lotte qui raccontate, che si oppongono a un vocabolario ormai consueto, fatto di cassa integrazione, mobilità, delocalizzazione, pongono questioni comuni: i lavoratori della Tecnotest di Sala Baganza, in provincia di Parma, chiedono una legge che tuteli il know how italiano perché “è assurdo che le multinazionali vengano qui, comprino e poi si portino via il patrimonio di competenze, esperienze e professionalità”. E la pensano così anche i lavoratori intervistati della Valentino Fashion Group di Valdagno, dove la produzione si è ridotta del 70% per essere delocalizzata in Egitto, Tunisia, Marocco, Romania, Cina per lasciare poi ai vicentini solo il compito di attaccare la famigerata etichetta Made in Italy.
Spetta a Gaddi infine presentare le proposte di legge del PRC per le Regioni del Nord: per il blocco dei licenziamenti, per il contrasto della delocalizzazione delle attività produttive, per la riqualificazione e la riconversione industriale. Certo, scriveva prima di conoscere gli ultimi risultati elettorali: ma dentro a una Crisi dove nessuno si può sentire in salvo non è poi una cattiva idea pensare a scialuppe che partano dal basso.
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1. Buon Primo Maggio per tutt*! « Il blog di Sara R | maggio 1 , 2010 alle 7:56 am
[...] per finire ecco qui la mia recensione al libro di Gaddi “Lotte Operaie nella crisi” uscita su Carta questa [...]